Qui giace lo Zoppo, pleonastico suo malgrado e sdrammaturgo per necessità. Aspirò ad essere un fiGo, ma fallì miseramente. Fu il Tappo che sfatò la regola della L. Con l'ultimo fiato che aveva in corpo sbagliò un congiuntivo.
inafferrabilerey, nel mondo reale Claudio ha perso
Dando soldi ai marchi pubblicizzati qua sopra, finanzi guerre, ingiustizie, precariato, attività deprecabili di ogni genere. Scegli a chi destinare e soprattutto a chi NON destinare il tuo denaro. Se ti vogliono consumatore, la tua spesa è un'arma.
Ritratto dello Zoppo da vivo
Sono il cavallo sbagliato. Chi ha scommesso su di me, ha sempre perso. Però un po' si è divertito.
Lo Sdrammaturgo attraverso lo specchio
Il personaggio che sarei se fossi un cartone animato
L'uomo in cui vorrei tramutarmi
Lo stronzo che accidentalmente mi trovo ad essere
Amo
1. Mia sorella 2. Il Chinotto Neri 3. La natura selvatica 4. L'Arte, le arti, il Comico, il mistero e la complessità del linguaggio, i tappeti elastici 5. Colei che ama Massimo Troisi
Odio
1. I clacson, le automobili, ogni mezzo di trasporto a motore, l'Atac, le Ferrovie dello Stato; la pioggia (forse sopra ogni altra cosa), il fumo 2. La religione, le religioni, qualsiasi tipo di sentimento religioso 3. I ripieghi, le aspettative deluse, la mia straordinaria inclinazione al fallimento 4. L'austerità, l'ufficialità, formalismi, inibizioni, tabù di qualsivoglia genere, le gabbie, la tradizione 5. Il lavoro, il potere, gli immobiliaristi
Aderisci all'iniziativa "Scegli il male minore". Donna: per il bene della comunità di' NO ad Homer e SI a Costantino. Contro l'inetto bifolco appoggia il figaccione.
Copia questo riquadro! E tra tutti i tamarri almeno vincerà il meno peggio.
COMICAN - Comitato Contro gli Auguri Natalizi
ASTIENITI DAGLI AUGURI
Copia questo riquadro e contribuirai a debellare una pratica barbara da una società che ha già da tempo ripudiato la tortura.
Per un mondo migliore di' NO a ritualità e formalismo.
Da oggi in poi, quando gli auguri natalizi si abbatteranno su di te, fino a ieri inerme ed indifeso, rispondi:"Ti sembro il bambinello?!"
Aderisci al COMICAN e non sarai più solo di fronte al supplizio.
Egli danzerà per sempre
"Nessun vietcong mi ha mai chiamato negro"
Art.1: l'Italia è una dittatura oligarchica fondata sul potere
Già da diverso tempo quella è la versione "ufficiale" e "professionale" del mio blog. Smetto dunque di aggiornare in parallelo questa che ne è la copia esatta e superflua.
Si
conobbero al Salto dell'Asino. Non poteva essere di buon auspicio.
Lui
lo sapeva. Come
si conobbero non è importante ai fini della narrazione. Nonostante
una toponomastica ingrata, il loro amore resistette fino alla fine
del campionato di motocross. Cosimo
era balbuziente ed aveva il parkinson, quindi balbettava anche per
iscritto. Era un geologo, ma conosceva solo il tufo, considerandolo
l'unico minerale rispettabile. Terzo di due figli, pene di medie
dimensioni (nel senso di affanni), cazzo piccolo (nel senso di
cazzo), essere messo al mondo non gli era sembrata un'idea
brillante. Nonostante ciò, subiva la vita con signorile distacco. Poi
arrivò lei. Lui
lo sapeva che alla primavera segue sempre l'estate ed all'estate
l'autunno ed all'autunno l'inverno e la neve è bella, se non sei in
coda sull'A1.
Qualcuno
potrebbe obiettare che all'inverno segue di nuovo la primavera, ma è
pieno di pollini e tu sei allergico, poi spunta il sole e prendi il
motorino, però ci sono i piovaschi e l'asfalto diventa scivoloso e
con gli occhi che ti bruciano cadi e perdi una gamba. Olga
era una violoncellista. A Cosimo piaceva il fatto che lei dovesse
stare a gambe larghe molto a lungo. Suonava in un piccolo ensemble di
musica dodecafonica che tutti trovavano pallosissimo, ma ai concerti
del quale nessun intellettuale della città poteva sottrarsi onde non
sembrare un ignorantone. Olga stava cominciando persino a farsi un
nome nell'ambiente musicale. Tutto merito dell'impero delle
apparenze.
Vergava
lunghe liste per il solo gusto di dir vergare,
amava l'odore della strada dopo la pioggia, quella puzza di catrame
rancido che però alle donne piace, le piaceva andare al mare a
prendere il sole, cosa che cozzava con la passione per la pioggia, ma
va be', adorava respirare l'aria pungente dell'alba anche se non si
svegliava mai prima delle undici, trovava irresistibili i poeti
francesi, non importa chi, basta che fossero francesi, e
principalmente era bona. Come
Cosimo fece a conquistarla non è importante ai fini della
narrazione. Probabilmente
ella vide in lui il cane zoppo che non aveva mai avuto e che aveva
sempre sognato per fare un figurone nei circoli di alternativi
impegnati in cause umanitarie che era solita frequentare. E si sa, in
certi posti il possesso di un cucciolo malmesso fa impennare il
prestigio sociale. Lui
lo sapeva. Fare
l'amore con lei era una soddisfazione pari a quella di pestare un
controllore. E
lei, lei sembrava amarlo sul serio. A Cosimo sfuggiva il motivo, la
trovava una cosa assurda e sbagliata, ma non sarebbe certo stato lui
a farglielo notare. Proteggeva col silenzio la propria botta di culo. Olga
lo chiamava con tutti i tipici nomignoli con cui sono soliti
vezzeggiarsi gli amanti: tesoro, passerotto, trottolino, pucci pucci,
untersteiner. Tanto Cosimo non avrebbe mai potuto sentirsi più
umiliato di quanto già non lo fosse stato dall'esistenza. Stava
bene, e questo lo spaventava. Non c'era abituato. C'è sempre
qualcosa sotto quando ad un disgraziato le cose iniziano
improvvisamente a girare per il verso giusto. Gli equilibri cosmici
non accettano sovvertimenti. Lui
lo sapeva. Lo
aveva imparato a proprie spese quando da piccolo aveva trovato mille
lire per terra, ma nel chinarsi per raccoglierle gli era uscita
un'ernia al disco. E
infatti, inevitabilmente, nel chinarsi per raccogliere il fiore
dell'amore, non gli venne risparmiata l'ernia dell'abbandono. Un
giorno, Cosimo era sull'autobus. Non c'era un giorno solo, invero
c'era spesso, ma è quello specifico giorno che ha una qualche
rilevanza ai fini della narrazione. Gli
squillò il cellulare. Il che era strano, visto che lo aveva
dimenticato a casa. Rispose, giacché non si era ancora accorto di
averlo dimenticato a casa. Cosa
se ne faceva un integralista della balbuzie di un cellulare? Puro
status symbol compensativo. Ad
ogni modo, era Olga, che gli diceva di ricordarsi di passare in
farmacia, accendere lo scaldabagno appena fosse rientrato in casa,
ritirare le ciotole in omaggio al supermercato con la tessera a
punti e, ah, sì, che tra loro era tutto finito, non c'era modo di
farla tornare sui suoi passi, non tentasse di cercarla, rispettasse
il suo volere se aveva a cuore la sua felicità, non si facesse mai
più vedere e sentire ed evitasse ogni latitudine e longitudine che
potesse in qualche modo essere frequentata anche solo di sfuggita da
lei. Cosimo
non disse nulla. Tanto era balbuziente, le sue parole non avrebbero
avuto il pathos necessario. Come
avesse fatto a comunicare con lei prima di allora non è importante
ai fini della narrazione. In
effetti, ben poche cose sono importanti ai fini della narrazione.
D'altronde, è la narrazione stessa a non essere importante. Ci
sono uomini che con le donne scelgono per loro stessi il ruolo che ha
il pane in cassetta nella dispensa: sempre lì, sempre a
disposizione, pronto alla prima occasione utile, paziente. Prima o
poi ti servirà 'sto cazzo di pan carré. Tanto hai voglia prima che
scade. Altri,
i vincenti, erano come il melone, che ti dice: "Sono delizioso, ci
sono solo oggi, domani mi irrancidisco". Cosimo
era il burro d'arachidi, che lo compri una volta per curiosità, ne
assaggi una punta di cucchiaino, ti riservi di approfondire
prossimamente e lo dimentichi in un angolo remoto del frigorifero,
dove verrà rinvenuto dopo cinque o sei anni, "ma pensa", e
finirà nella spazzatura. L'amore
è sbagliato e in quanto tale va evitato accuratamente. Lui
lo sapeva. E'
sbagliato perché mostra impietosamente l'effimero della vita. Come
oggi crei, produci, costruisci, ti affanni e poi muori, allo stesso
modo oggi sei il centro del suo universo, domani diventi al massimo
oggetto di dileggio con le amiche. E
ti chiedi: "Non potevo trombare sportivamente e riversare tutto
l'amore nel calcetto?". Meglio
trombare a destra e a manca con chi ti considera nessuno fin da
subito e, dopo aver giaciuto con te, si chiede: "Ma non potevo
andare ad assistere ad una partita di calcetto?".
In
assenza di illusioni destinate necessariamente alla frantumazione,
l'urto inesorabile contro la vanità del tutto è meno brusco. Ché
in un tempo finito e - soprattutto - in uno spazio finito, non ci
può essere vita infinita, tanto meno infinito amore.
A
ben vedere, la morte è una soluzione ad un problema di spazio. Thomas
Mann dice (cioè, disse, ma a quanto pare agli scrittori spetta di
diritto il privilegio immeritato del presente indicativo imperituro)
che i giovani ne sanno di più sull'amore perché ne sanno di più
sulla morte. In effetti, da vecchio, la prospettiva di rinunciare ad
un pisello da ottantenne non deve essere poi così insopportabile. Ad
ogni bidet, si rinnova la vergogna. E
allora, perché ingannarsi con fatue promesse di eternità? Eppure,
persino nelle parrocchie fiorivano gli amori. Trombare
a destra e manca significa dunque non prendere la vita troppo sul
serio. Di
conseguenza, non incontrarsi mai è di gran lunga meglio che
lasciarsi, poiché risparmia quel senso di vanità del tutto che
sopraggiunge allorché si realizza che era stato intrapreso un
viaggio che non portava da nessuna parte. Ma questa è una verità
che conosce solo chi sa che passeggiare è camminare invano. Cosimo
non era nato senza speranze. Ci era diventato. Un
nichilista è un sentimentale deluso. L'esistenza
è stata inventata apposta per mettere in riga i sognatori. Serve a
stroncare gli incanti, permettendo di scoprire la possibilità di uno
sterminato prato fiorito su cui si rotolano modelle ninfomani
provenienti da ogni parte del mondo, per poi ricondurre ad un impiego
statale indispensabile al sostentamento. Un
operaio disilluso lavora con maggiore solerzia, perché non si
aspetta più niente di meglio. La rassegnazione evita distrazioni.
L'amarezza aumenta la produttività.
La
vita è una strategia dei datori di lavoro. Cosimo
pensava a tutto questo mentre tentava di schivare gli scatarri dei
barboni. Non
trombare a destra e a manca faceva sentire Cosimo triste come solo le
persone serie sanno essere. Quella
era un'estate torrida. I bambini con i ghiaccioli incendiavano le
fantasie dei sacerdoti. Gli uccellini al sole dicevano: "Ma perché
non ce ne andiamo all'ombra?". Gli uccellini che già si trovavano
all'ombra pensavano: "Stiamo bene così". Essere
lasciato con questo caldo, che beffa. Avrebbe
voluto andare a puttane per distrarsi, ma si sentiva intimidito. La
puttana avrebbe dovuto avere un nome più accogliente, bonario,
famigliare, pensava. Che so, la sorchivendola. Cosimo
non si arrese subito e provò a riconquistarla. Le
scrisse una lettera d'amore, ma in Lineare A, così non gli fu
d'aiuto. Tentò
la strada del sentimentalismo adolescenziale massificato affiggendo
davanti alla finestra di lei uno striscione con su scritto: "Non
vivo senza te". Lei,
che amava Tacito ed Hemingway (ma l'avrebbe data solo ad Hemingway),
rispose con un contro striscione che recitava con paratattica
brevitas: "Io sì". Poi
capì che nella vita bisogna saper perdere (e lui in questo era
avvantaggiato dall'esperienza), specie se non si vince mai, e
cedette. Prima di capitolare, la gente tende a voler essere
mortificata. Eppure
la resa immediata sarebbe così vantaggiosa... Desistere,
de-esistere: la soluzione è suggerita dalle parole stesse. Nella
coppia l'amore non c'entra. Una relazione sentimentale è un progetto
aziendale per il futuro, un fondo di previdenza. Perciò non conta la
passione per una persona né il valore di una persona: un partner
deve essere un socio d'affari affidabile e capace. E lui era un
pessimo azionista, poiché c'era ancora qualche arbusto di troppo nel
deserto del suo cuore. Si
vergognò per aver partorito un pensiero così poetico.
Non
può venire nulla di buono dal verbo partorire. La
donna che dice di amare Vincenzo di Scusate il ritardo è la
prima a volere Jimmy di Mystic River. Benché continuino a
negarlo a loro stesse, l'uomo ideale delle donne rimane Vito
Corleone. Michael è già troppo mammoletta. Lui
lo sapeva. Lui
sapeva tutto, ma era miseramente umano, pertanto a nulla valeva la
conoscenza. Quello
non era un universo sensato: era stato inventato il karaoke, il
fritto puzzava e faceva ingrassare, la pioggia cadeva dall'alto
invece di irrigare da sotto, si poteva usufruire del cocomero solo
tre mesi all'anno, l'essere umano esisteva e talvolta indossava la
camicia rosa, la gente diceva "buon lavoro". E
allora perché non dire "buon tumore"? E
adesso, cosa rimaneva nel suo mondo? Gli
occhi spenti delle coppiette, la malinconia soffocante dei quotidiani
letti la sera in metro, la tenerezza delle strade dissestate, la
ridicolezza delle espressioni partecipate dei musicisti, l'imbarazzo
dei condomini, l'angoscia del Giro d'Italia, i detersivi deludenti,
la supponenza burbera dei ferramenta, l'ineluttabile rassegnazione
dei meccanici, le delusioni del calciomercato, la gratuità delle
foto dei gatti, il languore delle porte da calcio senza reti, la
ferocia della tombola, il senso di sicurezza delle ditte
convenzionate, i conoscenti che disquisiscono di meteorologia, il
cattivo assortimento seriale dei turisti fidanzati stranieri, con lui
sempre alto e muscoloso e lei sempre biondina e cicciottella,
l'inutilità delle caramelle, il timore degli anziani di rimanere
intrappolati nell'autobus saltando la fermata, il pleonasmo invadente
della domanda "scusi, scende?", il dramma degli scherzi da
ufficio, l'ilarità delle arti marziali, l'aggressività dei cani
degli sfasciacarrozze, il cucchiaino dei perdenti - perché si sa
che un vero uomo prende il cono e non la coppetta. Un
nulla fatto di troppe cose. Poi,
un giorno, Cosimo la incontrò di nuovo, per caso, in una via
affollata di passanti smarriti nel viavai neoliberista. Olga
stava guardando una vetrina di abiti troppo costosi per qualsiasi
persona che avesse avuto una dignità. Era
così bella, circonfusa di benessere consumistico. Le
si avvicinò tremante, non tanto per l'emozione, quanto per il
parkinson. Era
sentimentalmente favorito dalla genetica. Ad
un passo da lei, poteva sentire il suo profumo. Era sempre lo stesso,
intenso ma delicato, che sapeva di sogno e di ebbrezza, di primavera
e di pompini imminenti. Fece
per chiamarla, ma si trattenne, all'improvviso, inaspettatamente per
la sua stessa volontà. Pensò che, in fondo, parlarle sarebbe stata
una cosa stupida, stupida come... come... stupida come la fedeltà,
ecco. Voltò
le spalle e se ne andò. Olga non avrebbe mai saputo di averlo avuto
a mezzo metro. Quel rospo imprincipizzabile.
Rimuginando
ma non troppo su quello che avrebbe potuto balbettarle, tornò a
casa, mangiò, si lavò, si coricò e si addormentò, sperando che la
sveglia non suonasse mai più. Ma la sveglia suonò ancora. Svizzeri
di merda. L'indomani
uscì di casa di pessimo mattino, attraversò la strada ed un camion
lo travolse, puntuale come un cliché. Accartocciato
in un letto d'ospedale, la sorte ingrata gli fece assegnare
un'infermiera grassa, sulla bruttezza della quale si rivalse con del
pietismo parassitario. Una
sera della sua interminabile degenza, stava guardando la televisione,
uno zapping affaticato ed irrefrenabile, fino ad imbattersi nei
programmi culturali di seconda serata sul canale principale. Aveva
fatto giusto in tempo a sentire l'annunciatrice che annunciava (eh,
oh, questo fa un'annunciatrice) un tal concerto per violoncello ed
orchestra quando le immagini luminose dallo schermo nella penombra
della stanza gli fecero vibrare gli occhi e sussultare lo sterno,
tanto che gli scappò quasi di cacare (e quello sì che sarebbe stato
un problema): era Olga, più bella che mai, solista applauditissima
in un teatro maestoso. Il
piscio defluì nel catetere. Un moscerino annegò nel rimasuglio di
minestra. La
vita è un errore che non puoi non commettere.
Mio nonno voleva la gippetta. Sognava una Suzuki, di cui decantava le mirabolanti prestazioni in ogni tipo di strada e condizione atmosferica. Per uno ossessionato dalla pioggia come lui, tormento residuo di un'alluvione vissuta in prima persona, l'idea di poter guidare sott'acqua doveva
suonare come la realizzazione di una vita. "Si campo, me fo la
Zuzzùchi". Poiché alla coscienza dell'imprevedibilità del
destino è bene opporre l'utopia della sicurezza assoluta. Per tutta la vita ha
sognato una gippetta, ma mia nonna, grande amor pragmatico, ha sempre
ostacolato le sue fantasticherie. "Ma che ce fai co' la
gippetta, ché tanto non vai mai da nessuna parte!?!". Per forza: non aveva la
gippetta!
Quando entro nella
stanza, saluta con il gesto degli arbitri di pugilato quando
sanciscono il k.o. e si toglie il respiratore come se sputasse il
paradenti.
La suora la sa lunga e
propone: "Lo vedo male, faccio venire il prete con l'olio santo?". E mi chiedo se sia
d'oliva o di semi e, nel caso sia d'oliva, se di un frantoio
casereccio o qualche zozzeria industriale. Oppure è un olio
apposito, e mi domando come sia possibile che nessuno si chieda mai
che olio sia questo famigerato olio che con una spalmata ti fa
guadagnare il paradiso, facendo di te una bruschetta di Dio. Entra un prete con un
riporto architettonico progettato da Le Corbusier. Per insegnarti ad
accettare la morte viene incaricato uno che non ha ancora imparato ad
accettare la calvizie. "Di che frazione siete?
Lì c'è una Madonna specifica?". La Madonna In Generale è
sempre più outsider. "Per questa Santa
Unzione - suor Gregoria mi tenga la boccetta - e la Sua piissima
misericordia - attenzione che mi sta cadendo - ti aiuti il
Signore con la Grazia dello Spirito Santo e, liberandoti dai peccati,
ti salvi e, nella Sua bontà, ti sollevi.
Ricevi questo sacramento
che ti dà tanto senza chiedere nulla in cambio". La morte è gratis.
"Per qualsiasi cosa c'è
suor Gregoria, lei è un monumento qui, pensa a tutto lei". "Eh sì, ormai mi
mandano a tappare tutti i buchi, mi chiamano dovunque, devo fare
tutto io". Ah, l'eroismo
narcisistico della filantropia, la vocazione al martirio come utile
appagamento del sé. Ciascuno cerca la propria
dimensione. Mi chiedo solo per quale motivo scegliere un'identità
che richiede un abbigliamento ridicolo.
Con la mano dice "smamma"
al prete e forse non pensa né alla moglie, né al figlio, né ai
nipoti, ma magari a Bud Spencer, pronunciato Buda Spènse, sempiterno
unico idolo, le cui scazzottate nei film credeva del tutto vere e
sulla reale forza del quale giammai ha nutrito dubbi.
Terence Hill era comunque
una valida spalla.
Non si può dire "che
la terra ti sia lieve" a chi ha lavorato in campagna, perché lo sa
che la terra pesa un casino. E prendere per il culo un agonizzante
sarebbe troppo perfino per un esercente romano. Poi penso che qualche
minuto prima qualcuno gli ha promesso resurrezione, vita eterna e
buono sconto per tutti i peccati, e sono costretto a rivedere le mie
posizioni.
Rantolando anela la fine
e penso: "Forse non tutti sanno che costui cucinò per i ciclisti
del Giro d'Italia un sugo così buono che Bartali in persona volle
che fino al termine della competizione gli spaghetti per lui fossero
preparati solo dal quel cuoco". Sono i piccoli eventi
curiosi che salvano la nostra esistenza dalla banalità. Col respiro affannato
come neanche Bartali sulla cima Coppi, si sbarazza della vecchiaia, fregando il progresso scientifico che la prolunga. Si chiude così la straordinaria
vita ordinaria di chi non ha mai avuto la jeep. C'è chi muore perché
non ha più voglia. Ed io capisco che le persone davvero importanti
sono quelle che ti trasmettono il senso dell'umorismo. A tutte le
altre non resta che la retorica.
Sulla crosta terrestre era la solita noia. In nessuna galassia ci si divertiva granché. Una forma di vita dalla
massa gassosa su un pianeta sconosciuto non ne poteva più di vedere
sempre le stesse facce. In fondo, era domenica
anche su Urano.
Splendeva un bel sole,
del tutto inutile a migliorare la qualità della vita media. Tutti in quei giorni
erano disperati, perché era arrivata la notizia che un altro
militare era morto in guerra ed un pugile aveva preso uno sganassone
sul ring.
La
Madonna si ostinava ad apparire in posti sfigati per lanciare
messaggi planetari, così la redenzione restava lontana per via di
discutibili strategie di marketing. Un
angelo era apparso in Svezia, ma nessuno lo aveva notato.
Fabio
fissava il cappio. La corda sembrava resistente, il soffitto era
stato intonacato di fresco, la sedia era solida, l'universo infinito.
Ciò era rassicurante.
Giuseppe
aveva le spalle larghe e gli occhi stanchi, il viso dalle proporzioni
armoniche ed i vestiti consunti. I muscoli possenti trascinavano
pigramente il suo disincanto. Era alto e triste, aitante eppur
malridotto, insomma un gran bel frusto. Puzzava
di morto. Normale, essendo vivo. Non
aveva molta autostima. Dopo aver cacato, si sentiva svuotato di
significato. Faceva
continui soliloqui con se stesso, venendo fischiato dal pubblico. Aveva
smarrito se stesso, aveva fatto fare l'annuncio e si aspettava alle
casse. Ma niente.
L'uomo con la blusa
azzurra lavorava
nei cantieri navali ed era stato al varo. In precedenza era già
stato al berto. Al momento era ar mando, e probabilmente lo sarebbe
stato fino alla fine dei suoi giorni. Svolta romanesca? Forse. Tanto
non faceva differenza. Una congiunzione raramente fa la differenza. Disistimava
metanarrativamente chi si serviva di facili giochi di parole a scopo
umoristico. Ma
soprattutto, non sapeva che l'indumento che indossava fosse una
blusa. Avesse immaginato, si sarebbe sentito profondamente a disagio.
Alessio si chiamava
Marco. Abitava nell'Illinois.
Anzi no, a Mestre. L'inquinamento di Porto
Marghera stava diventando un cliché della comicità, dunque meglio
soprassedere. Una ragazza lo aveva
notato: era l'unico essere umano tra tutti vasi di genziane. "Come ti chiami?" "Alessio" "Piacere, Monica" "Volevo dire Marco" "Uau, origini
evangeliche" "Sì" "Cosa si prova?" "E' comunque peggio che
chiamarsi Alessio" "Perché?" "Boh" "Cosa fai nella vita?" "Sono primario
all'ospedale nel reparto di ortopedia. Ah, no, scusa, mi sono
sbagliato: sono tornitore disoccupato". Così Monica uscì con
uno dei vasi di genziane.
Fabio continuava a
fissare il cappio. La corda non era cambiata. Non era cambiato il
soffitto, non era cambiata la sedia, non era cambiato l'universo. Ciò
era rassicurante.
Arrigo era largamente
riconosciuto come uno dei migliori giornalai della provincia. Pensava
in piccolo anche quando pensava in grande. Una volta si era candidato
alle elezioni comunali. Aveva
avuto una relazione con Priscilla, il cui sogno segreto era quello di
fare la fluffer. Timido
e riservato, appassionato spettatore di parcheggi, aveva esitato a
lungo prima di lanciarle il primo invito: "Ho due biglietti per
l'ultima manovra...". Poi
si erano messi insieme, ma lei si dimenticò che si erano fidanzati e
non si videro mai più.
Il torneo di ping pong a
quattro era sempre più vicino. Franco e Carlo avrebbero
dovuto affrontare al primo turno i gemelli Affinati, del tutto
identici, ambedue Gelsomino. Non avevano speranze, né
contro i gemelli Affinati né in generale.
Ilario credeva nel libero
mercato. Per questo faceva il fruttarolo. Sapeva il fatto suo.
Sapeva che non bisogna mai
fare inviti, domande o proposte alle donne. Così diceva: "Io
stasera scopo a casa mia. Se vuoi venire...". Era
un tipo risoluto. Quando una donna gli piaceva in modo particolare,
non si faceva problemi a mettere le cose in chiaro: "O me la dai o
me la prendo". Era
una persona rispettosa delle idee altrui solo in apparenza. Quando
diceva: "Puoi essere d'accordo o meno", meno era predicato
verbale. Rimpiangeva
i bei tempi andati. "Ormai i bambini non percuotono più i
mendicanti", sospirava. Abbandonava
i cani sull'autostrada, ma si giustificava dicendo che non faceva
discriminazioni di specie, visto che ci abbandonava anche le
fidanzate. Tipo
scrupoloso, spaccava i secondi. Venne arrestato per strage di
medaglie d'argento.
Fabio fissava
ancora il cappio. Aveva preparato il nodo con cura. Pensò che quelli
della marina militare sono avvantaggiati nel suicidio, ma se ne
servono troppo poco.
Donato era un medico
traumatologo specialista in cadute da Vespa S 150 i.e. Una volta arrivò un
paziente grave che aveva avuto un incidente con la propria Vespa S
125 i.e. Quei 25 cc gli furono fatali.
Glauco aveva deciso che
sarebbe andato ogni giorno ad aspettarla nel luogo dove si erano
incontrati. Prima o poi lei sarebbe di nuovo passata di lì e sarebbe
tornata da lui. Lui l'aspettava. Ogni
giorno, rassegnato alla pazienza. Erano passati i secondi
ed i minuti e le ore ed i giorni e le settimane ed i mesi e gli anni
su quella panchina, ma lei non passava. Quel lungomare desolante
e desolato aveva il languore opprimente di dodici pasquette. Eppure
in qualche modo gli sembrava bello. Anzi no. Di
certo il mondo era ancora pieno di bellezza e di poesia, ma pensarlo
mentre qualcun altro stava sbattendo la donna che amava era più
difficile. Non
provava una così grigia melancolia da quando era stato schierato
terzino destro in Terza Categoria, ruolo notoriamente ingrato nel
calcio di provincia, in cui venivano relegati i ciccioni di difficile
collocazione tattica. Non
si meritava quel male, considerando che non era neppure grasso.
Giuseppe aveva perso il
lavoro, ma gli erano capitate anche cose brutte. Forse gli eventi erano
precipitati in seguito all'ultima non-storia di quasi-amore. Si erano conosciuti, si
erano presentati. Insomma niente di originale. "Piacere, io sono
Martina". Lui non aveva avuto
niente in contrario. Gli era piaciuta subito,
nonostante facesse la cantante in un gruppo metal che aveva lo stesso
sound dei lavori stradali. Giuseppe
aveva sempre pensato che il metal potesse essere valutato con
parametri motoristici: "Il batterista va a 170 km/h". Era
stata subito passione ed avevano trascorso una notte di ardori quasi
guerrieri. Lei
voleva tatuarsi sulla schiena il simbolo del proprio gruppo
preferito. Lui l'aveva minacciata di tatuarsi sul basso ventre la
formazione dell'Inter campione d'Italia 1988/1989 con un ritratto di
Andrea Mandorlini sullo sfondo. La
mattina dopo lei si era alzata, aveva preso un libro dalla sua
libreria, "così ho una scusa per tornare da te, visto che dovrò
riportartelo", lo aveva abbracciato, baciato maliziosamente sul
collo e se n'era andata. E da quella volta era scomparsa. Nessun
messaggio, nessuna telefonata, niente. Sparita. Lui
aveva provato a chiamarla, ma niente, nessuna risposta. Aveva provato
a cercarla anche via sms ed msn e Skype, poiché, nonostante tutto,
si era nell'epoca del massimo progresso tecnologico.
Ma
il silenzio prevale sull'elettronica. Giuseppe
aveva infine scoperto che Martina usava quel sistema con tutti gli
uomini e si era aperta una bancarella di libri. Giuseppe
vide un ragazzino che prendeva a calci il cadavere di un piccione.
Pensò che essere morti è una condizione svantaggiosa.
L'uomo
con la blusa azzurra andò a casa e niente.
Alessio
decise di rimanere in mezzo alle genziane fino a sera. A fare cosa?
Perché, lontano dalle genziane cosa sarebbe cambiato?
Arrigo stava per morire,
come fin da piccolo aveva sempre sognato. Aveva
un tumore, ma tanto era pelato già da prima. Era così sfortunato che
quando ebbe bisogno di una ditta per traslochi, non trovò un solo
annuncio su nessun cassonetto.
Franco e Carlo erano due
brave persone. Schietto l'uno, fedele l'altro. Su queste qualità si
doveva contare: la franchezza di Franco, la carlezza di Carlo. Comunque persero.
Ilario si trovava in
carcere. Avere
un alto senso civico lo aveva penalizzato quando aveva commesso
l'ultimo omicidio. Era infatti stato preso perché aveva chiamato la
nettezza urbana per far ritirare il cadavere come rifiuto
ingombrante. C'era
una telefonata della massima urgenza per lui. Venne condotto fuori
dalla cella, rispose, poche parole, riagganciò, il secondino lo
riaccompagnò. "Cos'è
successo?" "No, niente, è morta mia madre".
Donato venne bocciato al
corso d'aggiornamento sui cinquantini smarmittati.
Glauco
amava Pavese, del quale ammirava soprattutto il suicidio. Quel
libro che si erano regalati a vicenda del tutto involontariamente, il
loro libro, ora riempiva le conversazioni di lei con un ricco
uomo di successo prestante e dotto ed era diventato anche il loro
libro. From C. to C.,
aveva scritto Pavese, e mentre Cesare stava componendo quei versi
immortali (senz'altro più di lui), Constance Dowling giaceva
alternatamente sotto e sopra a qualcun altro.
Hai
voglia a scrivere, Cesarì. E
cosa dunque poteva mai aspettarsi Glauco, che manco poeta famoso era,
ma operaio in una catena di montaggio del Terziario? Perfino la beffa
dei paradossi della new economy gravava sul poco abbiente Glauco. Lo
consolava il pensiero che le lettere che le aveva mandato dopo nel
tentativo di riconciliarsi erano diventate un buon combustibile per
il termocamino. Aveva
perso del tutto le speranze - esigue già in partenza - quando si
sentì picchiettare delicatamente sulla spalla. Si voltò tremando e
la persona dietro di lui disse: "Sono Godot, qualcuno ha chiesto di
me?".
Fabio
se ne stava sempre lì a fissare il cappio quando ebbe
un'illuminazione improvvisa: "Ma perché devo suicidarmi? Ho
un sacco di soldi, mi vogliono tutti bene, sono felice, trovo che la
vita sia una cosa meravigliosa, ho pure successo con le donne!". Staccò il cappio e andò
ad una festa esclusiva piena di modelle.
Erano
tanti gli interrogativi sull'esistenza ancora irrisolti. Perché ai
vecchi si rompe sempre il femore? Perché mai un braccio? Visto che
per la produzione industriale si usano i macchinari, anche i
macchinari per la produzione industriale vengono costruiti con dei
macchinari, e dunque quali macchinari costruiscono i macchinari per
la produzione industriale? E quali macchinari costruiscono i
macchinari per la costruzione di macchinari per la produzione
industriale? Perché la Briscola viene considerata più rispettabile
del Rubamazzo?
Giuseppe,
Armando, Alessio, Arrigo, Franco e Carlo, Ilario, Donato, Glauco: la
disillusione li condannava alla vita. Ammazzarsi
richiede un atto di volontà di cui loro non erano all'altezza. Non
restava altra scelta che esistere, speranzosi nella profezia: il
Signore verrà, assiso sulle nubi, separerà i buoni dai cattivi, si
leverà sui cori angelici e parlerà alle genti con voce piena. Ma
avrà l'accento ternano.
Da quando mi hai lasciato non ho più trovato la verza ripiena dal kebabbaro, quella con il riso, che costa pure poco. Da quando mi hai lasciato gli adeguamenti Istat sono stati più salati del previsto. Da quando mi hai lasciato la situazione motoristica è precipitata: il Free mi ha
abbandonato, ho comprato un Sym ed ignoti me l'han fatto
cadere dopo due settimane. Da quando mi hai lasciato tutto ciò che cerco
nella vita son fellatio per
dimenticare, poiché bere fa
ingrassare e l'addome merita
rispetto. Dunque l'alcool no perché fa venire la panza e l'alito cattivo; la droga no perché non finanzio multinazionali; il bricolage no perché ho una dignità. Da quando mi hai lasciato la prosa è faticosa; invece con la poesia ogni tanto vai a capo
e ti riposi. Da quando mi hai lasciato Roma puzza di più, i barboni pisciano con
maggiore ostinazione, i cani cacano
che sembran quasi nutriti
a prugne. O forse puzza uguale,
ma senza un buon collo da
sniffare il ciccion sudato che
sale in autobus con la Peroni da
sessantasei è più difficile da
neutralizzare. Da quando mi hai lasciato mi servo delle anafore
senza pudore perché dispensano
dall'eccessivo escogitare e danno ritmo risolvendo
grattacapi. Da quando mi hai lasciato l'amore tra Shakira e
Piqué è la cosa più bella che
mi sia capitata. L'altra è il mondiale
vinto dalla Spagna. Ci giocava Piqué, la sigla era di Shakira. Ma Shakira e Piqué non
sapranno mai di essere così
importanti nella mia vita. E cosa ne sarebbe stato
di me senza Xavi
e senza Iniesta? Il calcio molce le cure poiché fa pensar solo a
se stesso. Da quando mi hai lasciato hanno arrestato pure Beppe Signori. Da quando mi hai lasciato il 4-2-3-1 sembra già
superato: tutti vogliono il 4-3-3, sia nel calcio che nella vita. Ma non quello di Zeman, che prendi ottanta gol a
stagione; no: quello di Guardiola, ché tutti vogliono
essere
belli e vincenti. E però stan tutti in
coda per via del traffico
deviato. Da quando mi hai lasciato i lavori alla Tiburtina
sono rallentati. Da quando mi hai lasciato non è di maggio questa
impura aria. Ah, no, questa è di
Pasolini. Da quando mi hai lasciato sono diventato un po'
peggiore e un po' migliore, faccio ridere di meno, ma faccio ridere meglio. Da quando mi hai lasciato mi piacciono le
minorenni, lepri metropolitane, così perverse e
rassicuranti e sode. Mi piacciono per suggerne
la giovinezza, tanto la mia statura
morale si è adeguata a quella
misera del corpo. Che poi non me la danno neanche loro. Da quando mi hai lasciato lo spam è peggiorato, il fornaio di fiducia mette la mozzarella nella
pizza coi peperoni e trovo salsicce subdole sotto lo strato di
patate. Da quando mi hai lasciato le sorprese non son mai
belle, le notizie tutte cattive, il tempo così così. Da quando mi hai lasciato ho sviluppato un'insana
passione per le commedie
romantiche americane, quelle in cui alla fine
tutti si sposano e sono felici poiché si sono adeguati al modello culturale
dominante. Dacché l'arte è figlia
del dolore, ma se la gode solo chi è
felice. Altrimenti mica hai
voglia di guardare Il settimo sigillo, perché poi pensi: "Non solo sono stato
lasciato, ma devo anche morire e non sono manco bello
come Max Von Sydow. E sono per giunta una
pippa a giocare a scacchi". Da quando mi hai lasciato il punto più basso l'ho toccato guardando Appuntamento con l'amore. Oppure mi vedo i film d'azione, dove tutti sparano a tutti e alla fine vincono i marines perché sono delle bravissime persone. Da quando mi hai lasciato ho rispolverato il
vecchio amore per Jerry Calà, che sulle donne fa lo
stesso effetto dell'Ittiosi di
Arlecchino. Una donna accetta tutto di te, ma non ti perdona Jerry Calà. Però ha interpretato due commedie eccellenti: Sottozero con Angelo Infanti e
soprattutto Un ragazzo e una
ragazza di
Marco Risi, scritto con Furio
Scarpelli, mica cazzi. E ha fatto anche Diario di un vizio, drammatico grottesco
di Marco Ferreri, d'un'inquietudine
sublime. E pure Colpo di
fulmine sempredi Marco Risi
non è male. Ma questo non tutti lo
sanno perché son troppo presi a salvare le apparenze. E a me preme sì la
reputazione, ma l'apparenza no perché da quando mi hai
lasciato ...ok, basta, se no viene
troppo lunga.
Le ragazze che raccolgono la merda del cane sono d'una grazia inaspettata. La loro bellezza è una sorpresa,
un regalo del piano
regolatore, un'epifania tra i
cassonetti.
Non sono principesse, per
fortuna, perché l'aristocratico
belletto e i pizzi pregiati e gli ori
preziosi son rozzi, son volgari e
senza garbo, imago non di stil ma di
protervia,
giacché il Poter giammai è
elegante;
ma per portare a spasso
l'animale - gradito certo più d'ogni
altro uomo - rimangono così, come lì in
casa, magari un po' assestandosi i
capelli, perché non si sa mai: può
comparire quel figo del vicino, messo
bene.
E allora a far cacare il
cucciolotto è meglio andarci almeno un
poco a modo. Oppure son in abito da sera, ma, prima di sortir, natura
clamat e un cane non aspetta il fio
mondano.
Le ragazze che raccolgono
la merda del cane si chinano quando il cane ha
fatto;
un po' nella maglietta il
seno dondola, il jeans incontinente dona
abbagli, miraggi sul bitum dei
marciapiedi, che quasi centra il palo con
lo scooter colui che il torcicollo a
mirar sfida. E intanto il cane abbaia e
vien sgridato con ferma dolcezza, dolce
fermezza.
La busta di plastica, il
guanto alla buona sono meglio di uno scettro o
di un ventaglio.
E quanta leggiadria nel
civil gesto!
Plebeo, solerte, tenero,
schietto,
voluttuoso!
Non pesta il passante
dispiaceri e in luogo dello stronzo
riposa tenue scalpiccio d'asfalto
lustro, lascito gentile e rimembroso
d'un'autentica pleiade
urbana.
Per la beatificazione di JPII, Roma è stata tappezzata di frasi del festeggiato, che campeggiano tuttora dopo l’indimenticabile orgia di preghiera.
Il Premio Perplessità va sicuramente a questa:
Che frasona!
Tralasciando
l’espressione facciale dell’autore della sentenza che ne evidenzia
l’indubbia sapienza, non posso fare a meno di osservare: ma che aforisma
è?!
Gli alunni di tutte le elementari del mondo sono in trepidazione: una nuova frontiera si apre per i pensierini a piacere.
Ora ho capito davvero cosa significhi pontificare.
Ho deciso di iscrivermi
al seminario e studiare per diventare papa, cosicché ogni mia
proposizione di senso compiuto venga salutata come una massima
indimenticabile.
Per portarmi avanti con il lavoro, ho già preparato il mio repertorio:
«Io vi ho chiesto: “Che ore sono?”. Voi mi avete risposto: “Le sette meno un quarto”. E ciò mi è stato utile.»
«Ho sofferto per la sciatica, ma ora va molto meglio.»
«Va’ sempre dritto fino all’incrocio ed al primo semaforo chiedi di nuovo: qualcuno saprà darti le indicazioni che cerchi.»
«Quando ci sarà una serie di rimpalli nella vostra area, non abbiate paura di spazzare.»
«Rimbocchiamoci le maniche: la casa non si pulirà da sola.»
Crepi l’avarizia, qui non si bada ad enfasi.
Ma poi tutto ‘sto casino
per la beatificazione quando bastava un giro di telefonate: “Pronto?
Allora siamo d’accordo, facciamo che da oggi è beato”.
Beatificazione mi fa pensare a panificazione.
Che poi si tratta di
questo: un anziano vestito in modo bislacco recita delle formule magiche
e cambia il titolo professionale ad un morto.
E comunque a Roma esiste il pub GP2, locale cattolico dedicato a Wojtyla. Chissà se ci si rimorchia.
Appendice – Un altro aforisma sopravvalutato
“Nulla si costruisce
sulla sabbia, tutto sulla pietra, ma noi dobbiamo costruire come se la
sabbia fosse pietra”, Jorge Luis Borges, Frammenti di un vangelo apocrifo in Elogio dell’ombra.
Se fosse di Paulo Coelho sarebbe giustamente deriso, ma siccome è di Borges siamo costretti a dire che è grandioso.
Chiudo dunque con un mio
imperdibile componimento poetico in linea con i sommi esempi di
nobiltà dello spirito appena citati.
Noi come la pioggia
Senti la pioggia che batte contro le finestre. Anche noi siamo come la pioggia. Anche noi battiamo contro le finestre.
Treno Orte-Roma Tiburtina. Il Passeggero Razionale constata che la seconda classe è piena. Va avanti ed arriva al vagone di prima classe, completamente vuoto, fatta
eccezione per quattro o cinque posti occupati. Si siede ed inizia a
leggere un libro. Arriva il Controllore.
CONTROLLORE Biglietto
prego.
Il Passeggero
Razionale mostra il biglietto.
CONTROLLORE Questo però
è di seconda classe, qui siamo in prima.
PASSEGGERO Lo so, ma in
seconda classe era tutto pieno, ho visto che questo vagone era vuoto
e mi sono messo qui.
CONTROLLORE Ma lei qui
non può stare.
PASSEGGERO Ma non c'è
nessuno.
CONTROLLORE O paga il
supplemento o se ne va.
PASSEGGERO Visto che
mancano venti minuti all'arrivo, non potrei restare?
CONTROLLORE No, non può.
Ci sono delle regole da rispettare.
PASSEGGERO Ma non ho
tolto il posto a nessuno che abbia legittimamente diritto. Per dire,
se arrivasse un passeggero con il biglietto di prima classe e
reclamasse il mio posto, proprio questo nonostante tutti gli altri
siano liberi, lo cederei, naturalmente. Ma questa è una tratta breve
di appena mezz'ora, non ci sono fermate intermedie, chi doveva salire
è già salito, quindi non solo non ho danneggiato nessuno, ma non
c'è neppure la possibilità che io possa danneggiare qualcuno da qui
a fine corsa. E, ripeto, anche se dovesse materializzarsi dal nulla
un passeggero di prima classe che volesse il mio posto, me ne andrei.
Ma ci sono solo quelle quattro persone laggiù.
CONTROLLORE Mi sta
prendendo in giro?
PASSEGGERO No. Sto solo
dicendo che non ho di fatto rubato niente a nessuno.
CONTROLLORE Insomma, le
regole sono regole. I passeggeri di prima classe hanno diritto
alla loro privacy.
PASSEGGERO (sbigottito) Ma non sto mica in braccio a loro! Né li sto importunando o
ascoltando i loro discorsi!
CONTROLLORE Queste
battute non le sopporto. I passeggeri di prima classe devono avere la
loro tranquillità.
PASSEGGERO Ma quali
battute?! Potrei capire se stessi ascoltando musica a tutto volume.
Ma sto leggendo un libro in silenzio, non do fastidio a nessuno. Mi
scusi, ma se sale un passeggero del tutto identico a me con un
biglietto di prima classe, si siede qui e si mette a leggere un libro
come sto facendo io, cosa cambia ai fini della tranquillità dei
passeggeri là in fondo? Dubito che percepiscano nell'aria la
presenza di un povero. Oppure se io stesso ora tiro fuori un
biglietto di prima classe o pago il supplemento e poi continuo a fare
le stesse cose che stavo facendo prima, cosa muta nella loro
condizione? In che modo posso ledere la loro privacy o la loro
tranquillità ora e smettere di farlo automaticamente non appena
estraggo un biglietto più costoso di quello che ho?
CONTROLLORE Non faccia lo
spiritoso. Ecco, vede? Laggiù nel vagone di seconda classe ci sono
due o tre posti liberi.
PASSEGGERO Sì, ma ci
sono di mezzo borsoni e valigie, per sedermi dovrei scavalcare alcuni
passeggeri, farne scansare degli altri, far spostare le cose a
qualcuno. Così facendo sì che disturberei la quiete di alcune
persone. Mentre se rimango qui, nessuno viene turbato dalla mia
presenza.
CONTROLLORE E se tutti
facessero come lei? Se tutti quelli di seconda classe si mettessero
in prima perché è vuoto?
PASSEGGERO Beh, a parte
che è un problema che non si pone vista l'improbabilità
dell'evenienza, ma va bene, radicalizziamo la questione: seppure
tutti quelli in possesso di un biglietto di seconda classe si
sedessero in prima e si alzassero qualora salissero passeggeri di
prima classe lasciando loro il posto che spetta di diritto a chi ha
pagato di più, andrebbe più che bene, direi.
CONTROLLORE Ah ecco,
quindi facciamo che ognuno fa come gli pare e non conta più la
differenza tra prima e seconda classe! Questa è una sua idea, però!
PASSEGGERO Ma non sto
facendo un discorso politico sull'abolizione delle classi e
l'uguaglianza. Il mio è un ragionamento puramente logico e
pragmatico. Ecco, vede? Ora che io mi sono alzato, non è che al mio
posto si è seduto un passeggero con un biglietto di prima classe,
visto che non ce ne sono ed il vagone è completamente sgombro: è
rimasto vuoto. Dunque, vuoto per vuoto, non è meglio che ci si sieda
qualcuno?
CONTROLLORE No!
PASSEGGERO Ma scusi, i
sedili sono fatti per le persone. Così stiamo facendo fare un
viaggetto a delle poltrone vuote! Che senso ha?! Guardi, il vagone è
vuoto, ci sono solo quattro o cinque persone per una cinquantina di
posti!
CONTROLLORE C'è una
regola e va rispettata.
PASSEGGERO Ma la regola
deve essere tale in quanto giusta, non è che è giusta in quanto
regola. Poi esistono anche il buonsenso, l'applicazione e
l'interpretazione volta per volta.
CONTROLLORE La legge è
la legge.
PASSEGGERO Ho appena
capito che la legge serve a dare un motivo di vita a chi non ne ha di
migliori.
S'io nun vojo fà 'n fijo è perché t'amo. Ché chi de te nun je ne frega 'n cazzo pòe stà sicura che t'imprena a razzo. Me premi più tu che 'l
pròleo richiamo.
Te vojo risparmià dolori
e doje e 'l mutuo e ambasce e
"n' posso" e "'l fijo sta male": sei libera de fà quel che te cale. Per me tu nun sei mamma e
nun sei moje
né donna: per me tu sei
tu, amata, no 'n forno pe' fà
lievità lo sborro. Nun crede al prete, a'
filmetti, al datore:
serena e fresca, son tue
le ore, e nu' sfiorisci e nun
devi dì "corro", perché alla morte ce vai
riposata.
'Na madre è
schiavizzata:
tutte pensono d'esse
l'eccezione e se ritrovan cojonate e
prone.
Mentre guardavo uno struggente filmato che raccoglie i più bei dribbling di Iniesta, pensavo: "Certo che Saviano m'ha proprio rotto 'l cazzo". Per carità, ha fatto tantissimo per la lotta alla mafia. Grazie a lui ho infatti deciso di
impegnarmi ancor più seriamente per l'estinzione di tutte le mafie,
affinché nessuno scriva mai più un libro sulla camorra. Ché poi non si sa mai:
cominci con una calvizie irrisolta, e ti ritrovi a dispensare ricette
della felicità in cui l'ingrediente segreto sono le piccole cose di
tutti i giorni, le quali però sono due palle così. Io sono un calvo
intrappolato nel corpo di uno stempiato, quindi stai a vedere che se
racconto uno scippo ad un amico, l'indomani mi ritrovo una folla di
adoratori sotto casa e comincio ad inebriarli di patetismo? Facezie a parte: massimo
empatico e solidale rispetto per chi è costretto a vivere
prigioniero. Ma anzi no! Va bene, dai, sì. Anche perché per merito
di Saviano oggi la scienza sa cosa sarebbe successo se il diario di
una tredicenne avesse conseguito un titolo di studio in una zona
disagiata. Però perché vendicarsi su di me? Che t'ho fatto io? Mi sono commosso
cerebralmente nel leggere la sua lista delle dieci cose per cui vale
la pena vivere.
Egli ti insegna la Vita,
e tu rimpiangi l'alternativa. Che dire dell'aulico
punto sette?
"Tuffarsi ma nel
profondo, dove il mare è mare".
Anche a me piace
penetrare ma nel profondo, dove la fica è fica e non già ortica.
Di sicuro, il più nobile
è il punto terzo:
"Andare con la persona
che più ami sulla tomba di Raffaello Sanzio e leggerle l'iscrizione
latina che molti ignorano".
Deh, i bei tempi in cui
per fare colpo su una ragazza si impennava con la BMX.
Ma sono soprattutto gli
elenchi che gli hanno mandato i lettori a farmi scoprire di essere
circondato da gente migliore, che sa di esserlo e dona al mondo la
propria irraggiante luce al neon spirituale. Codesti candidati al
Pallone d'oro della Sensibilità hanno vergato liste così pregne di
dolci emozioni, delicato lirismo ed intensa poesia, che ho rivalutato
Scagnetta, uno che al mio paese dicevano che inculava le galline. Scorrendo le preferenze
dei buoni, si nota che i bambini vanno per la maggiore,
specialmente i loro sorrisi. Questi ad esempio i primi
tre punti di tale Aurora:
1. La mia
bimba. 2. Tutti i
bambini del mondo. 3. La
speranza di poter aiutare un giorno un bimbo in difficoltà.
Una donna che deve
decisamente tanto all'esistenza di una determinata fascia d'età. Se non fosse esistita
l'infanzia, si sarebbe tranquillamente suicidata a cuor leggero.
La famiglia si mantiene
stabile; il bene per il prossimo se la gioca; il cielo, il sole e il
mare appaiono un po' in calo; Dio, con le potenzialità che ha,
potrebbe fare di più; un buon libro in zona salvezza grazie alla
sobria diversità degli animi particolarmente semplici e puri, e
potrebbe anche sperare nell'Europa League (ma poi, perché un libro,
un vino ed un jazz sono sempre buon? "Cosa c'è di meglio di
sedersi in poltrona davanti al camino leggendo un libro senza infamia
e senza lode?"; "Gradisci del vinaccio qualsiasi?"; "Hey Joe,
suona un jazz così così"), mentre la sterminata umanità dei
bravi cittadini, co' 'na lasagna e tre canzoni te ce salva 'l
pianeta.
Ma il grande classico che
non muore mai resta senza dubbio fare l'amore.
Fare l'amore, eh, sia
chiaro, mica fare sesso. Quello è da bestie.
Queste sono persone
perbene, senza sentimento manco s'allacciano le scarpe.
Rigatoni col sugo sì,
purché ci sia amore. Loro mica scopano. Loro
lasciano duettare le anime.
Non uniscono il pene alla
vagina (la bocca al pene o alla vagina oppure il pene all'ano, non ne
parliamo): al massimo strofinano la pupilla contro quella dell'altro,
a lei si bagna la ghiandola pineale e quando lui viene emette
dall'uretra versi di Prévert (il quale peraltro gode di un anagramma
che avrebbe reso molto più apprezzabile la sua opera, la sua persona
e la vita di tutti i suoi ammiratori). D'altronde, al punto
nove, Saviano scrive:
"Fare l'amore in un
pomeriggio d'estate. Al Sud".
Mah, io una volta ho
trombato a Marsala, ma m'è sembrato uguale.
Sarebbe interessante un
cortocircuito sul tema. Che so:
"Fare l'amore con una
bella strappona".
Insomma c'è così tanto
amore intorno a me che tutto sommato i Casalesi non sono male.
Ma pensa se Saviano, dopo
tutte le minacce, alla fine muore perché casca dal motorino. Comunque io aspetto che
esca al cinema Alien vs Saviano.
Il miglior motivo per cui
vale la pena vivere? La possibilità di suicidarsi.
Anche io volevo scrivere
la mia lista delle dieci cose per cui vale la pena vivere, ma ho
rinunciato perché le prime quattro erano pornostar.
"Rododendro", disse il botanico raffreddato divorato da sottaciuti rimpianti. "Sono scarico", gli fece eco l'amico elettricista, logorato dagli
impianti. Erano
inseparabili, legati dalla comune passione per l'assenza di passioni,
un fenomeno a cui si interessavano da tempo con il piglio di uno che
ha piglio. Quel
giorno se ne stavano seduti sul gradino del pianerottolo a guardar
passare la vita. E la vita non li degnava di uno sguardo.
Il
cielo era terso, il mare seguiva a breve distanza, ancora in corsa
per il podio. Quel
giorno era un bel giorno, tranne che per chi abitava nell'universo. Niente
di particolare, un giorno come tanti altri. Era questo a renderlo
insopportabile.
Un
tale stava risalendo il vialetto. E non si era mai visto un pronome
indefinito che cammina. Eppure, l'uomo che procedeva dietro a passo
irrilevante, non sembrava badarvi. Si
chiamava Christian, e ciò era umiliante. Aveva
un buon posto di lavoro, ma nonostante questo era felice.
Nicola
aveva dei figli. Non era felice. Nicola era sempre stato una
persona intelligente. Nicola
non c'entrava nulla con Christian. Non si conoscevano, non si erano
mai visti e non si sarebbero mai incrociati nemmeno una volta in vita
loro, da lì fino alla morte. E non lo avrebbero mai saputo. Christian
sembrava sereno nell'ignorare che in tutta la propria vita non
avrebbe mai avuto a che fare con Nicola neppure in veste di passante
occasionale che passa vicino ad un altro e non lo vede. Nicola
ricambiava.
Quando
entrava la primavera, Fausto usciva. Tipo
poco accomodante. Fin troppo duro con se stesso e con gli altri. Lo
accusavano di aver sempre preferito smaccatamente tra i suoi due
figli, fin dalla loro nascita, il primogenito, Patrizio. Lui negava e
si difendeva sostenendo recisamente che non aveva mai favorito
nessuno dei due ed aveva sempre amato allo stesso modo anche l'altro,
Plebeo. Non
c'era niente da fare. In generale, nel mondo.
Quel
giorno c'era anche Michele, come ogni altro giorno. Michele
era un individuo, e tanto bastava. Aveva
letto tutta la Recherche di Proust, ma nel verso sbagliato,
quindi non aveva giovato in alcun modo al suo esiguo bagaglio
culturale. Specialista
degli sforzi vani, praticava sollevamento pesi a scopo non sportivo. "La
vita è un frutteto", gli ripeteva sempre il nonno quando era
piccolo. Quando era piccolo lui, non il nonno. Quando Michele era
piccolo, infatti, il nonno era già grande, perfino anziano. O
comunque, non coetaneo del nipote. E non era nemmeno suo nonno. Era
il nonno, non suo nonno. La vecchiaia produce nonni
generici. "La
vita è un frutteto". Crescendo, aveva capito che era vero, ma di
mele cotogne.
Franco
era insincero. Quel
giorno però non aveva colpe, a parte la respirazione. Quando
la sua ragazza lo aveva lasciato per un altro, si era gettato anima e
corpo nella musica.
"Per
fortuna che c'è la mia chitarra", soleva dire, "lei non mi
tradisce mai". Poi un giorno la sua chitarra scappò con il suo
migliore amico. Ma
quel giorno stava sorseggiando una bevanda con una donna, poiché,
malgrado tutto, non aveva perso del tutto la fiducia nel prossimo.
D'altronde, non lo aveva fatto neppure il cane di Gianni, neanche
dopo la terza volta che era stato abbandonato sull'autostrada. Ogni
volta, indefessamente, ritrovava la strada di casa e tornava dal
padrone, segnalandosi in tal modo come il cane più ottimista della
storia. E questa è l'unica cosa interessante che ci sia da dire su
Gianni. Franco
osservava Giada e rifletteva sul fatto che forse avrebbe fatto più
effetto un drink che una bevanda. Ma
Franco non aveva mai amato la mondanità. Non amava gli aperitivi,
non amava quei ristoranti à la page arredati con design post moderno
che però esci e puzzi di fritto. Nel
mondo ideale, pensava, il fritto non esiste; non esiste il post
moderno ed a nessuno importa alcunché del design; si fa sesso alle
dieci del mattino sulle panchine della piazza principale e chi dice
"à la page" viene esiliato dal consorzio umano.
Ma
viveva in questo mondo e gli amplessi di qualità erano
indissolubilmente legati al design post moderno. Così
Franco era costretto a parlare con Giada. I
loro erano discorsi intensi.
Quel
giorno, Giada e Franco si stavano confrontando su temi filosofici che
riproponevano in smagliante forma aulico-lirica quello che, nello
stesso momento, a chilometri di distanza e di empatia da lì, un
indistinto signore sul treno stava leggendo nel testo La
segmentazione di domanda e offerta. "Non
si desidera ciò che è facile ottenere", disse Giada. "E'
vero. Vedi per esempio la fica". Ella
vide la fica. Ne convenne. Lui non venne. Lei se ne andò. Franco
ripensò a tutta la propria vita. Ci mise un attimo. Dalla
vita aveva avuto tanto: tante amarezze, tante sofferenze, tanti
dispiaceri. Effettivamente,
notò, a pensarci bene, sarebbe stato meglio se dalla vita avesse
avuto un po' meno.
Giovanni guardava tutti
dall'alto in basso. Era una persona umile, ma era alto due metri e
venti. Tenero e discreto
com'era, ci teneva sempre a ribadire con dolcezza: "Non sono snob,
sono semplicemente alto". Ma la gente è
superficiale, così non si nominava mai Giovanni senza anteporre al
nome "quello stronzo di". Faceva
il fornaio ed era piuttosto benestante, perché, si sa, il pane va
via come la cocaina. Anche
quel giorno Giovanni faceva il fornaio.
Alessio
era il più grande centralinista del mondo. Ma
tutto ciò che desiderava era conquistare Simona. Difficile, ma
comunque meno della Partia. Chi gli diceva che le
donne badano al fascino, chi all'aspetto estetico, chi al portafogli.
Così, per sicurezza, comprò un frac, si scolpì gli addominali ed
aprì un conto in banca. Per poi scoprire che era lesbica. "Quanto tempo buttato",
pensò. Ma quale tempo non è buttato? Sarebbe
bastata una domanda, e si sarebbe risparmiato quantomeno
l'umiliazione di allenarsi in palestra vestito come Fred Astaire.
Gli
rimaneva comunque il conto in banca. Vuoto. Ma si era informato sul
brahmanesimo, per cui si sentiva miliardario.
Luciano si era fatto una
famiglia, ed era stato in galera per questo. Alla fine era stato
assolto perché era riuscito a dimostrare che tutti i componenti
erano maggiorenni e consenzienti. Quel giorno stava
conducendo la propria vita, ma la propria vita non conduceva da
nessuna parte. Essere un chiromante gli
consentiva di non doversi portare sempre una rivista sulla tazza del
gabinetto. Ma non si sentiva
appagato. Salì su un taxi. "Dove la porto?". "Dove mi porta la
vita". Girarono in tondo. Gli costò una fortuna.
E poi c'era Gisella, ma
morì, e subito la sua esistenza parve a tutti meno trascurabile di
quella degli altri. Null'altro da segnalare
sul suo conto.
Quel giorno, il botanico
e l'elettricista, Christian e Nicola, Fausto, Patrizio e Plebeo,
Michele, Franco e Giada, Gianni e il cane, il tizio del treno,
Giovanni, Alessio e Simona, Luciano e il tassista, Gisella e tutti
gli altri sulla Terra vivevano. Gisella di meno. Un giorno - eccetto
Gisella - avrebbero scoperto il senso della vita. Glielo avrebbe
detto Goffredo, che lui di queste cose ne capisce.
Guida pratica per mangiar vegano come Cristo comanda - benché Cristo non sia mai esistito e l'idea stessa di dio sia una stronzata (e questa virata ateo-antiteista, apparentemente gratuita, invece c'entra eccome, giacché la religione è strettamente connessa all'antropocentrismo, che è il responsabile principale dello sfruttamento animale - a parte il testadicazzismo che caratterizza il genere umano sin dagli albori della specie)
Mi capita tra le mani un quotidiano del giorno prima e leggo:
"Vegetariani fin da piccoli? Si può fare".
Il mio primo pensiero è: "Eh, che scoperta sensazionale! Si vede proprio che questo giornale lo stampa Gutenberg!". Ma il mio secondo pensiero è di gioiosa soddisfazione: ogni contributo contro uno dei più stupidi dei tabù e contro la pervicace e pertinace ignoranza sul tema è quantomai prezioso. Sotto all'articolo principale noto un'intervista il cui titolo quasi mi commuove:
"Mia figlia è vegana e in piena salute".
E' la testimonianza di una genitrice che si occupa di
"alimentazione sostenibile, stili di vita alternativi ed ecologia". Comincio a leggere e la
mia attenzione si sofferma sulla risposta alla domanda su cosa mangi
sua figlia:
"Fa colazione
con una bevanda a base vegetale (latte di riso, di soia, di mandorle
fatti in casa) oppure yoghurt di soia con dei fiocchi di mais,
altrimenti pane integrale e marmellata. I pranzi e le cene sono a
base di cereali e legumi: zuppe di fagioli, riso e lenticchie, pasta
e ceci, orzo, avena, miglio, accompagnate da verdure, alghe e semi
oleosi. Come condimento prediligiamo l'olio di semi di lino e il
gomasio. Le sue merende sono a base di frutta fresca e secca, ma ogni
tanto mangia anche i biscotti e la cioccolata".
Ed ecco che il mio terzo
pensiero è: "Ammazza che pranzo de mmerda". Va bene lo stile di vita alternativo, ma un po' meno alternativo no? Beh, "ma ogni tanto
mangia anche i biscotti e la cioccolata", eh. Certo, il becchime
col brecciolino innaffiato da succo di dattero della Caledonia è
meglio, ma qualche strappo ci vuole, suvvia. E mi pare quasi di provar più simpatia per mio zio, uno dei maggiori antivegani che abbiano mai calcato il pianeta (ma uno di quelli seri, che con onestà intellettuale ammettono: "A me me piace la pancetta, quindi cor cazzo che smetto", mica come quei cialtroni istruiti che con la protervia fornita loro dal
sopravvalutato titolo di studio fanno appello a chissà quali principii
filosofici per giustificare la propria brama di ventresca e tentano
attraverso acrobatici e sofisticati - nel senso alimentare del termine -
eurismi accademici di convincerti e soprattutto convincersi che
mangiano pajata per un ideale), il quale suole affermare: "Io le buffonate nu' le magno". Subito mi sono immaginato
una persona non ancora vegana ma che magari sta pensando di
diventarlo tra mille esitazioni oppure un semplice curioso
dell'argomento che si imbattono in un simile menù. Innanzitutto, già quel
"fatti in casa" potrebbe destare dubbi.
Per quanto sia ovviamente
ed anarchisticamente preferibile l'autoproduzione in quanto
affrancamento dalla produzione industriale, mi rendo conto che pochi
possono mettersi a preparare autonomamente latte di soia e affini. Io
stesso non lo faccio. Ma non c'è da disperarsi: è possibile
trovarli in qualsiasi supermercato, quasi sempre anche di marchi
etici.
"Ma il latte di soia è
cattivo e costa pure tantissimo!". Niente affatto. Tale diceria è
tutta colpa del latte Valsoia, che è il più diffuso e dunque quasi
sempre il primo che capita di provare al neofita appena gli viene
voglia di assaggiare questa misteriosa bevanda. Ma il latte Valsoia
fa schifo, è marrone ed ha un prezzo ingiustificatamente alto,
quindi si lasci pure che il signor Valsoia ci si faccia il bidet e si
cerchino i tanti altri latti di soia squisiti e decisamente
economici. Per esempio, il Soyanat od il Sojasun, che hanno il
ragionevole prezzo di 1.50, oppure quello ad un euro dell'Eurospin.
Ed in ogni discount si trovano marche di latte di soia buonissimo ed
a bassissimo costo.
Ma è al momento
dell'elenco delle insostenibili pietanze con cui Mamma Sostenibilità tortura la propria
creatura indifesa che ho provato il più forte moto di empatia e
scoramento. Voglio dire, chiunque si
scoraggerebbe nel leggere che per essere vegano ci vogliono olio di
semi di lino, alghe e gomasio. D'altronde, cosa c'è di
meglio per sfatare alcuni luoghi comuni che fomentarne degli altri? Tra le voci infatti più
diffuse tra gli onnivori sui vegani c'è quella per cui mangiamo solo
insalata scondita oppure che abbiamo bisogno di procacciarci chissà
quali cibi strani e sconosciuti che possiamo reperire soltanto
avventurandoci sulle vette dell'Himalaya o di cui v'è traccia solo
nei più alternativi bazar suburbani di Manhattan. Come se
esistessero dei generi alimentari chiamati vegan che non hanno
niente a che vedere con quelli normali ed
i vegetali stessi mangiati dai vegani fossero un altro tipo di
vegetali alieni fatti crescere appositamente secondo procedimenti
alchemici od in condizioni naturali ed atmosferiche particolari col bollino
vegan. Praticamente, secondo la leggenda ci sono i broccoli normali ed i broccoli vegan, una sorta di meta-broccoli. Tant'è che quando dico a
qualche carnivoro: "Ma guarda che pure le penne all'arrabbiata, per
esempio, sono un piatto vegan", vedo sgranare gli occhi colmi d'uno
sbigottito stupore che si manifesta nella forma sonora d'uno
strozzato: "Non c'avevo mai pensato". Chissà quante volte la
gente mangia vegan senza saperlo. Immagino mia nonna che
chiede se sia difficile preparare un pasto vegan: "Ma
no, che ci vuole? Basta prendere del bulgur o del tempeh, poi macini
della tapioca con della gomma di guar, ci spruzzi un po' di tamari ed
hai fatto, è facilissimo". Ebbene, al
fricchettonismo etno-alimentare a-tutti-i-costi, io oppongo il
salvifico veganismo casereccio. Pasta e facioli (con la C
tosco-romana), è vegan; il risotto ai funghi, è vegan; le linguine
al pesto trapanese, sono vegan; trofie zucchine e pachino, sono
vegan. Quindi, mi rivolgo a voi
non-vegani che magari ci state facendo un pensiero, onnivori tutti,
curiosi occasionali: io sono un vegano ed un edonista sfrenato che
non ha mai rinunciato alla buona cucina, e sono anche uno che tiene
molto alla forma fisica, quindi bado tanto al mangiar bene quanto al
mangiar sano. E - momento di patetica presunzione per una giusta
causa - sarà un caso, ma io, vegano che ama deliziare il proprio
palato, ho il fisico oggettivamente migliore rispetto a tutti i miei
amici onnivori (e questo, care lettrici, è un motivo in più per
darmela - era questa la giusta causa, mica l'ulteriore sprone al
veganismo). Ascoltatemi dunque. Ma mi rivolgo soprattutto
ai bambini.
Non temete: non dovrete
ruminare pane azzimo al cardamomo mentre i bulli vi sfottono
(giustamente) dall'alto del loro Kinder Delice. Per fare colazione o
merenda, vi basterà andare, che so, al Todis, e troverete dei
normalissimi cereali con pezzi di cioccolato fondente. Ci sono poi i
biscotti Grancereale et similia, le creme al cioccolato come la
Nutella della Valsoia o della Coop, i cornetti Privolat della Misura
ripieni di cioccolato o marmellata, i Doricrem Dark della Doria (se
proprio non si può fare a meno di foraggiare il grande capitale), e
ancora tanti e tanti prodotti ottimi preparati senza spremuta di
vacca, mestruo di gallina o vomito d'ape. Per pranzo, le vostre
mamme fanno bene a farvi mangiare cose magre e salutari, perché vi
evitano di ingrassare, e, se siete snelli, siete più agili, più
sani e più belli. E la rima rosannalambertucciana era assolutamente
voluta. Però, vaffanculo all'olio di semi di lino. C'è tanto bene
l'olio d'oliva, con cui potrete farvi preparare delle cremosissime
farfalle panna e zucca - visto che la panna da cucina 100% vegetale
non manca in nessun supermercato - e dei peperoni ripieni di
pangrattato e spezie. E non diventerete certo degli obesi con le
patate arrosto. Per cena, sapete cosa
faccio spesso io? Prendo un'abbondante pagnottella di grano duro e la
farcisco con due hamburger di soia a daje giù con crema d'olive,
pomodori secchi, carciofi, crauti, condendo con mano pesante senza
lesinare sulla senape per un pasto ad alto tasso di godimento. Anche per gli hamburger
di soia c'è vasta scelta (sempre eliminando in partenza quelli
Valsoia, i quali, oltre a costare una cifra vergognosa, hanno anche
albume d'uovo nell'impasto): ci sono i Kio-ene surgelati in
confezione da quattro a 2.60, i Soyanat od i Sojasun freschi, e poi
le polpette vegetali, le gocce di verdura, e hai voglia a mangiare. Le alghe possiamo anche distribuirle sulla sdraio del vicino di ombrellone. Per carità, amo anche io
un pizzico di esotismo gastronomico, mi piace provare e sperimentare,
adoro il seitan e quant'altro, ma si tratta di sfizi, non della base
irrinunciabile della dieta vegetaliana (con la L, non confondiamo).
Come vedete,
l'alimentazione vegan è semplice, costa incommensurabilmente meno di
quella onnivora (mezzo chilo di fagioli 40 centesimi, mezzo chilo di
prosciutto 5 euro), è quantomai varia e saporita e comporta benefici
di vario genere, dall'organismo alla linea, dal vigore alla
sessualità - per la cronaca, nemmeno a quindici anni avevo una
simile facilità di erezione. Sarà che più cresco e più sono
arrapato, ma quantomeno il corpo reagisce alla grande alle mie
esigenze psico-estetico-testosteroniche (lettrici, questa è un'altra ragione per voi-sapete-cosa). Non si tratta di
rinunciare a qualcosa, bensì di scegliere alcuni
piatti al posto di altri.
Quando si va al
ristorante e si sceglie un primo, nessuno ti dice che così facendo
hai rinunciato a tutti gli altri primi (e - sia detto per inciso -
evitare che miliardi di animali vengano imprigionati, sfruttati,
torturati e ammazzati mi pare una valida motivazione per operare una
scelta). Quindi, oh innocente
figlia dell'eco-procreatrice, la prossima volta che tua madre ti proporrà
un pasto del genere, nonostante il turpiloquio ti offra una vasta
gamma di risposte possibili, io ti suggerisco questa: "Mamma,
perché non riponi il gomasio nel posto che consente a te e papà
divertenti variazioni sul tema dell'altrimenti tedioso dovere
coniugale?".
La mia madeleine
proustiana: oggi, dopo aver cacato, la puzza mi ha ricordato il
defunto zio Cesarino, noto ammorbatore di cessi. Così ho passato in
rassegna la mia vita, perché è più interessante di quella dello
zio Cesarino. E la mia vita non è per nulla interessante. Anche se
ci sarebbe da capire perché mi sudi così tanto il culo. D'altronde, quando ti
ritrovi ad esaltarti con i filmati di Earnie Shavers, significa che
la tua vita è veramente agra, mica come quella di Luciano
Bianciardi. Ho pensato che, a
ventisette anni, Jim Morrison era già leggenda. Io ho l'ernia al
disco. Che spettacolo, Earnie
Shavers. Eppure, nonostante sia
stato probabilmente il pugno più potente nella storia del pugilato,
le ha prese anche lui. E quello che gliele ha date, adesso ha il
Parkinson.
Nella vita non vince mai
nessuno. A parte Hugh Hefner.
Ma chi invidio di più
sono quelli che si sono potuti permettere di curarsi per la
dipendenza da sesso. "Troppa passera, ho bisogno di smettere". Anche io ho sofferto di
dipendenza da sesso, ma m'è toccato farmela passare. La differenza tra perdere
nello sport e perdere nella vita è che nello sport il fischio finale
arriva quantomeno dopo un paio d'ore. Si usa dire: "Hai tutta
la vita davanti!". E' proprio questo il guaio! Che palle! Tutta una
vita non si regge proprio.
La vita è dura perché
dura. Attendere una settantina
d'anni (e, se ti dice male, anche oltre) prima di essere liberati dal
supplizio mi pare francamente eccessivo. Sarebbe come costringere
il portiere della squadra ultima classificata del campionato di Terza
Categoria a subire goal con il rigore a cucchiaio per tre giorni
consecutivi davanti alla ragazza che gli piace mentre lei gli ripete
dagli spalti: "Tu sei una persona meravigliosa, ma lui mi piace
perché ha quel non so che". Il non so che.
La più meschina atrocità che si sia mai abbattuta sulle relazioni
umane. Il non so che è
la scusa che consente alle persone imbecilli di accoppiarsi con altre
persone imbecilli mantenendo la coscienza pulita. Il non so che premia l'imbecille e penalizza l'intelligente. Il non so che: se
non sai cos'è, non c'è. E quando qualcuno ti
piace per "quel non so che", quel "non so che" è la tua
fame. Quando una donna mi tira
fuori la storia del non so che, comincio ad equipararla al
merlo indiano di una pizzeria al taglio del mio paese che dava il
buongiorno ai clienti. Neanche lui me l'ha mai data. Se mi dici che ti piace
qualcuno (specie se al posto mio), pretendo un elenco dettagliato di
tutte le qualità fisiche, intellettive, etiche ed umane per le quali
ti suscita attrazione. Se la somma ottenuta risulta inferiore a
quella delle qualità che riconosco a me stesso (e che dovresti
riconoscere anche tu, se non avessi preso Beverly Hills 90210 per
Quark Speciale), mi rimborsi il drink e mi paghi la escort. A proposito di escort, in
tutta la vicenda dei festini ad Arcore non è ancora stata posta la
giusta attenzione sul punto più importante: Nicole Minetti è una
fregna. "Quanto sei sboccato!",
qualcuno penserà, "molto maleducato". Sì. La buona educazione è
il valore di chi non ha valori seri.
Sono sempre più convinto
che ho fatto bene a non essere andato alla manifestazione del 13
febbraio: mai viste piazze così gremite di passera, e non avrei
potuto provarci con nessuna, altrimenti sarei stato linciato. E comunque è
incredibile: nonostante esistano Ovidie e Sarah Silverman, la maggior
parte delle donne comuni continua a tirarsela. E per ubbidire al
testosterone che ti tiranneggia, devi fingerti stupido di fronte alle
scuse più acrobatiche: "Scusami se non ti ho più risposto, ma non
potevo usare il cellulare perché mi è passata davanti una Citroen
Ax. Mi sembrava immorale utilizzare uno strumento tecnologico in
presenza del proprietario di una Citroen Ax nel mio stesso emisfero". Vorresti insultarla, ma,
se osi anche solo farti scappare un dubitoso "mh", "ho chiuso
con lui perché è una persona pesante ed irrispettosa che assilla";
se dici: "Ma guarda che a me puoi parlare con franchezza, ho
l'intelligenza e la maturità sufficienti per accettare una verità
spiacevole" "E' uno stalker!". Avere un alto senso della
dignità, con le donne penalizza molto. E poi vedi trionfare il
piacione - quello che sceglie un cocktail in base al colore che si
abbina meglio con la sua camicia fosforescente - grazie a dinamiche
perverse: "Pfui, ma guarda quello che deficiente. Cosa ci
troveranno le altre donne in quello là. Ma dico, sono io l'unica ad
accorgersi che è patetico con quelle pose? Tutte lì a spasimare per
questo coglione e non è nemmeno bello. Basta, ci vado a letto, così
le altre lo capiscono che sono migliore di loro". Che poi tu le chiedi: "Ma
non ti faceva schifo?". E lei ti risponde: "Sì, all'inizio sì,
ma poi l'ho conosciuto meglio ed ho scoperto che ha...quel non so
che". La piacioneria è una
piaga sociale. Ed in costante espansione, per giunta. Prova ne sia
l'epidemia di corsi di seduzione. Ma maestri ed allievi dell'arte
dell'adescamento dovrebbero sapere che l'autore da seguire,
l'inventore del metodo che le donne continuano a preferire, resta
sempre lo stesso: Von Clausewitz.
Dovrebbero essere le
donne a provarci con gli uomini, per una questione di parità, ma
soprattutto di logica.
Se in un locale io mi
avvicino dal nulla ad una ragazza tentando l'approccio, lei può
dirmi tanto sì quanto no. E tanto è no.
Se invece è una ragazza
(carina. Accettatelo, è così) ad avvicinarsi per prima, qualsiasi
uomo direbbe sicuramente di sì. Il margine di rischio è ridotto al
minimo.
"Ma non è affatto
vero! A me è capitato più volte di prendere l'iniziativa per
abbordare qualcuno e mi è andata male". Ci sono solo due casi per
cui un uomo possa dire di no ad una donna carina: o è omosessuale o
è un coglione. In entrambi i casi, si dovrebbe capire ad una prima
occhiata, quindi la colpa è della scarsa intuitività di chi
osserva.
"C'è anche un terzo
caso: uno fidanzato e fedele". Vedi alla voce coglione.
(Qualora la mia ex stesse leggendo: è solo una battuta! Torna! Che
uomo senza palle che sono, eh? E pensare che sono diventato così
attento solo dopo essere stato lasciato. Chi è sempre puntuale nella
vita, è sempre in ritardo nell'esistenza. Come si paga tutto questo?
Chiedendosi quotidianamente ad intervalli regolari di quindici centesimi di secondo: "Quale uomo meraviglioso e vincente e decisamente migliore
di me sotto ogni punto di vista si starà sbattendo in questo momento
la donna che amo?". Per fortuna quando dormi le paranoie si
prendono una pausa: gli uomini diventano due o tre per volta. Te la
immagini completamente appagata dalla vita ora che è senza di te che
si diverte da matti a fare gang bang pure mentre si trova alla
cresima della cugina, nel cesso del ristorante subito dopo il
sorbetto). Eppure, l'uomo che mostra
maggior disinteresse per la fica è quello che più piace alle donne.
Meno bisogno di sesso traspare in te, più il tuo potere seduttivo
aumenta. E' il marketing: se il tuo pene sembra un party esclusivo,
tutte vogliono partecipare per sentirsi importanti e rassicurate.
Ma gli uomini che fanno i
preziosi iperselettivi sono semplicemente dei cretini. Passano per
fighi che non devono chiedere mai, ma sono soltanto degli omuncoli
banali con ansia da prestazione e nessuna curiosità né fame di
esperienze. Un uomo che rifiuta una donna carina senza alcun motivo
davvero valido dimostra di non avere il piacere del piacere, e dunque
di essere un ebete privo di desiderio e volontà di esplorazione di
fronte alle bellezze del mondo. Un uomo senza brama di
conoscenza è un uomo noioso e stupido. E l'edonismo è la forma
privilegiata del sapere. L'uomo ideale è Ulisse,
non Ippolito. Personalmente, giudico
una donna in base a come reagisce alla visione del mio portafoglio.
Io ho ancora il
portafoglio Invicta primi anni novanta, verde, quello che ti
regalavano ai compleanni. Se una, quando lo estraggo, storce la bocca
giudicandolo poco virile, significa che non capisce un cazzo. E non
capisce niente di cazzo. Detesto la
superficialità. Un vero uomo non si giudica dal portafoglio che
possiede. Un vero uomo si giudica da come gioca a biliardino. Inoltre, i soldi sono una
cosa brutta; quindi, volerli conservare in qualcosa di bello, è
indice di pochezza e meschinità.
Insomma la vita è dura.
Tanto più se ci metti che le donne single non esistono. Sono
un'invenzione cinematografica. Quelle bone, almeno. Ma la vita è dura
soprattutto perché non lo è abbastanza per qualcuno. Ad esempio, non batterei
ciglio se sequestrassero il figlio di Sergio Marchionne. E' intollerabile campare
sapendo che il tuo benessere verrà gestito dai sergimarchionni. E
per di più in uno Stato. Io mi sento più al
sicuro tra i cannibali che nelle mani dello Stato. I cannibali
qualche volta non hanno fame. Ricapitolando: tocca
vivere in balia di sergimarchionni in uno Stato e per giunta in una
società antropocentrica. La
prova che l'antropocentrismo sia una cazzata? Beh, gli stambecchi non
hanno mai fatto l'heavy metal. Una
civiltà fondata sulle cazzate. Per forza poi hanno successo i
Subsonica.
A
volte mi chiedo: cosa ne sarebbe stato dei Subsonica se non fossero
esistite le parole che finiscono in -ione e in -ento? Ma
la cazzata cazzatarum rimane il fumo. Fumare
nuoce gravemente alla stima che ho di te. Il
fumo rappresenta il massimo livello di perfezione raggiunto dal
capitalismo: ti vendo niente (fumo, appunto, che non ha gli effetti
interessanti delle altre droghe né l'utilità e l'edonistica
consistenza di cibo e bevande), un niente che ti fa male e che ti fa
puzzare, te ne rendo schiavo e tu lo compri. Pagare
per puzzare. Pagare per puzzare! E
mentre tu metti in lavatrice il maglione fetido digrignando i denti
beige perché dopo avere steso i panni hai la seduta di chemio, il
presidente della multinazionale del tabacco si sta facendo fare una
pompa in piscina da tre ecuadoregne di dodici anni i cui rapitori
sono stati pagati con i proventi ricavati dalle ultime tre stecche
che hai acquistato. I
danni del cinema. Bisognerà pur chiarire ad un panzone con la
sciatica che una nazionale non lo rende Clark Gable. E
Clark Gable che fuma è Clark Gable con l'alito cattivo. Mi
domando da sempre: perché se inspiro davanti al caminetto sono matto
mentre se fumo una sigaretta sono figo? Nulla
è altrettanto privo di giustificazioni razionali quanto il fumo. Forse
i tatuaggi. Dovrebbero vietare i tatuaggi sulle persone belle.
Però arrapano. Conflittualità interiore insanabile. Arrapano perché
conferiscono alla donna una certa aria da porca. Il vecchio sogno
maschilista della donna che si mostra virtuosa e poi a letto si
trasforma in un'Erinni furiosa mi ripugna. Alla tenera che si rivela
maiala, ho sempre preferito la maiala che sa essere tenera. Il sogno erotico
definitivo: una commessa tatuata. Ogni uomo ha la propria
commessa del cuore. Le commesse sono passanti
brassensiano-deandreiane che puoi ritrovare ogni giorno, ma che
sfuggono senza passare. Come la approcci una cassiera? "Nessuna
pronuncia il prezzo del detersivo come te"? Non solo bisogna vivere
ed invecchiare, ma persino farlo senza scoparsi la cassiera
dell'Eurospin. E poi, quando saremo
vecchi noi, cosa diremo? "Eh, oggigiorno i software non sono più
quelli di una volta. Ai miei tempi bisognava fare un clic per aprire
una pagina web". Nella vita ci sono solo
due cose che abbia senso fare: un cazzo ed il porno. Il resto, è tempo
sottratto ai video poker. Il tutto per dire che ho
formulato
la
frase scacciadonne perfetta:
"Andrei a
puttane, se me lo potessi permettere economicamente".
Le seguenti donne sono
fregne sottovalutate:
1) Nicoletta Romanoff;
2) quella del video de La
guerra è finita dei Baustelle (i quali, di contro, sono
sopravvalutati);
3) una che ho visto nel
porno Orgasmus n° 1, tale
Mathilda;
4)
la ballerina tatuata del video di Tranne te di Fabri Fibra.
Ah, e Sarah Felberbaum.
Sotto al grasso si nascondeva una fica.
Ho avuto delle fidanzate.
Qualcuna si è pentita di
essersi messa con me. Nessuna si è mai pentita di avermi lasciato.
Sopra, uno a cui direi che Sergio Marchionne ha toccato il culo alla sua ragazza. Per poi aggiungere: "Ma lo sai che tutti quelli che hanno trombato, trombano e tromberanno con la mia ex pensano che tu sia un negro di merda? Me lo hanno confidato ad uno da uno".
Anni fa, sul volo Roma-Lisbona, incappai in uno sciame di anziani che stavano andando in pellegrinaggio a Fatima. La vecchina seduta accanto a me estrasse un libretto formato breviario, qualcosa come Preghiere per il viaggio. Sbirciando accuratamente man mano che sfogliava le pagine, imparai che esisteva una preghiera per ogni mezzo di trasporto: richieste di protezione specifica in caso di spostamento in treno, autobus, automobile, etc.. La signora arrivò dunque a quella relativa all'aeroplano e cominciò a leggere: "Oh Signore, proteggimi su questo ritrovato della tecnica che vola nel cielo...". La scoperta delle preghiere da viaggio - spazzolini e salviettine dello spirito - associate ai vari mezzi di locomozione, fu per me una rivelazione,
nel senso più mistico del termine. Mi
dissi: "Perché allora non redigere orazioni per qualsiasi
evenienza?". Decisi allora di dare il mio contributo per assistere
i fedeli nei problemi di tutti i giorni.
Prima
Sezione
Orazioni
del quotidiano
Invocazione alla
Madonna del Risotto*
Salve, Regina dei
fornelli, protettrice del Sacro
Focolare.
A te ricorriamo gementi e
piangenti in questa valle di
lacrime di Morro d'Alba. Orsù dunque, capocuoca
nostra, mentre mi accingo a
glorificare in nome Tuo questi nobili chicchi
frutto della terra con lo zafferano e
codesti fiori plebei
che portano il nome al
diminutivo
di chi precipitò in
massa da una rupe per voler del Figlio Tuo, benedici la mia mano
e rendila ferma nella
sapienza del Quanto Basta. Salvami dalla tracotanza che potrebbe
impossessarsi di me al momento di aggiungere del pepe, onde non guastare un
santo momento di convivialità con successivi
arrossamenti peccaminosi e chiedi al Padre Nostro di contenere gli aumenti
del nostro pane quotidiano.
Cristo Santo, figlio di David, Salvatore di tutte le
genti, Redentore sempre di tutte
le genti, guidami al ritrovamento di uno specchietto
sinistro della Ford Fiesta del
'95. Conducimi presso i
migliori sfasciacarrozze, poiché i pezzi originali hanno prezzi da
pubblicani che servono Mammona; illumina la mia mente ed
il mio cuore, concedimi di evitare le
sòle, non indurmi in tentazione come quella volta in cui
feci mettere l'alettone sulla Panda e la Domenica delle Palme planai su un ulivo alla
prima curva. Perdona il peccatore che
mi ha tamponato mentre ero in sosta con
le quattro frecce al parcheggio
dell'Auchan, benché sia scappato senza ch'io riuscissi a
prenderne la targa.
Adorazione del Santo
Spirito
Oh Santo Spirito, nonostante la Bestia
ti opponga il Cif e
l'Amuchina,
resti sempre tu il
migliore smacchiatore disinfettante per i sepolcri
imbiancati.
Seconda
Sezione
Conciliare
la fede con il progresso tecnologico, tra tradizione ed innovazione
Christ+Alt+Canc
Oh Gesù, rimuovi il virus dal mio
computer. Intervieni laddove il
Norton ha fallito, libera l'hard disk da
tutti i mali, proteggi il browser e velocizza la mia
navigazione. Lasciami scaricare il Tuo
infinito amore e riavvia la mia anima
impallata,
cosicché io possa farti
dono dei proventi di Poker
Stars.
Atto di forza
Mio dio, infinitamente buono e
degno di essere amato sopra ogni cosa, quando l'uomo per Te avrà conquistato Marte ed io mi imbarcherò in
uno dei primi viaggi spaziali, propongo col Tuo santo
aiuto di custodire il reattore
dell'ossigeno, al fine di non esplodere come rischiò Arnold
Schwarzenegger.
Jesus vs Predator
Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e
della terra, di tutte le cose visibili
ed invisibili, perlomeno in questa
dimensione, perché, grazie
all'acceleratore di particelle, ne abbiamo scoperte delle
altre. Credo nella fusione a
freddo grazie a cui Ti offriremo
le ceneri
della grande meretrice
Babilonia, in qualsiasi galassia si
trovi. Ma soprattutto credo nel Figlio Tuo Gesù che si alzerà dalla
destra del Padre per allontanare gli
alieni farisei che ci stanno facendo il
culo.
Terza
Sezione
Cortocircuiti
valoriali
Cortocircuito Primo
Oh Signore, ti prego, aiutami a bestemmiare.
Cortocircuito Secondo
Santa Vergine Maria, Tu più pura tra tutte le
creature, sostienimi al momento
della fellatio e fa' ch'io non sia
precoce. Fa' che il preservativo
non si rompa, specie durante il coito
anale, e, qualora la donna
conosciuta appena rimanesse incinta, aiutami a trovare la
pillola del giorno dopo, allontana da me i medici
obiettori e permettimi di ottenere
all'occorrenza
anche la RU486. Se invece farò sesso con
un altro uomo, sorreggici quando
adotteremo un figlio generato in provetta
e partorito da una
lesbica che ci avrà messo a
disposizione
il suo utero in affitto.
Cortocircuito Terzo, o
Metacortocircuito
Oh Signore, intercedi presso tutti
gli altri dei affinché io diventi
ateo.
Appendice
Pregare
pregando
A Santa Lucia
Celeste
Martire, noi
non vedenti ci rivolgiamo a te con fiducia e ti
chiediamo: ma come protettrice dei ciechi non
sarebbe più opportuno avere
qualcuna
che abbia ancora gli occhi funzionanti?
Angelo Di Dio
Angelo
Di Dio, che
sei il mio custode,
illumina,
custodisci, reggi e governa me, che
ti fui affidato
dai
servizi sociali.
Preghiera delle
preghiere
Mio Dio, nella tua infinita
misericordia, continua a farmi ignorare
il significato di alleluia, conserva
la superfluità dell'amen e fa' che ogni volta che
dico osanna la smetta di rispondere il sardo che mi abita a
fianco.
Il presente strumento per
esercizi spirituali sarà distribuito in occasione della prossima Via
Crucis ad ostacoli con tre imperdibili allegati in omaggio:
- la guida all'esorcismo
per cacciare Baal del Quaquà, demone danzante, dai paperi posseduti.
-
Hit Mania Church Estate 2011 - Rosario Edition.
Contiene Quarto Mistero Gaudioso Remix di Dj Loyola.
-
Liturgie per il tempo libero. Tutto sul cattolicesimo
hobbistico, dalla Beach Messa ai sacramenti fai-da-te.
Ma sae la peggio zoccola chi è? Quella che dice: "Prima
de scopà devo capì si proprio
tiene a me, si no nemmanco je la fo
annusà",
perché vor dì che lee
nun scopa aggratis e certo manco al fin del
piacer suo, ma pe' vergà a la sera
con un lapis: "L'ammonto dell'affetto
è cento e duo".
Tu che fai la daziosa
proteggendo la fica e di lei intendi
in senso a "dare", controlli contraccambio e
quotazione
e in Borsa di Passione
dici: "Vendo". Per te li sentimenti son
danare e più che gode voj
retribuzione.
Tu spregi le battone, ma, lungi di ch'il fa pe'
pane e paja, ben peggio tu de core se'
merciaja.
Il problema non è la valletta nuda. Il problema è il presentatore vestito.
L'umiliazione non è la nudità: l'umiliazione è giacca e cravatta.
Sopra, chiari esempi di palese dignità di persone evidentemente libere.
Donne, non fate le escort. Non è dignitoso. Fate le stagiste
fotocopiatrici all’Unità per Concita De Gregorio 10 ore al giorno 5
giorni a settimana per 400 euro al mese. Quello sì che lo è.
La libertà è nell’alternativa.
Se non puoi scegliere, sei suddito e servo.
Dignità è libertà. Lavoro è schiavitù. Schiavitù non è libertà. Lavoro non è dignità.
Il mio yorkshire morì scoreggiando. Stava camminando in corridoio quando tutto ad un tratto si fermò, emise il peto più fragoroso e puzzolente mai concepito, si irrigidì e cadde su un fianco come se fosse imbalsamato, come nei cartoni animati. Si scoreggiò letteralmente via l'anima. La
prima cosa che mi venne in mente fu: "Ma che morte è? Ma vuoi
morire bene? Hai condotto una vita inutile, riscattala almeno con una
morte decorosa".
Il
precedente almeno era morto azzannato da un pastore maremmano mentre
era al guinzaglio con mia nonna (ed anche questo cagnone, voglio
dire: aggressivo aggressivo, duro duro, e poi mirava in basso pure
lui. Hai davanti uno yorkshire e mia nonna e sbrani lo yorhshire? Un
po' d'ambizione, in nome del cielo!).
La
sorpresa sopravanzava il dispiacere. Che pure c'era, e tanto.
Eravamo
molto legati. A forza di stare con me, era diventato come me: passava
le giornate spaparanzato sul divano a non fare una cazzo. Gli mettevo
una mano sulla schiena mentre leggevo o guardavo un film ed era
contento così. Ed io pure. Quando lo portavo a spasso, appena
varcato il portone pisciava, cacava, e cominciava a grattare l'uscio
per rientrare, smanioso di tornare sul divano.
Quanto
mi manchi, Pongo, cane pragmatico, essenziale, cane benthamiano. Sarà
stato che era grasso. Parecchio grasso. Colpa di mia nonna. Diceva
sempre: "Al cane bisogna dare gli avanzi". Mi sta anche bene, ma
non tutti quelli del pranzo e della cena di una famiglia di sette
persone. Ebbene,
con quella flatulente e goffa dipartita, Pongo divenne il mio eroe.
C'è
chi ha come eroe Che Guevara, chi Marlon Brando, chi Gandhi, chi Jim
Morrison. Io ho il mio defunto yorkshire. Sì,
perché ha fatto una morte senza gloria, poco dignitosa,
contravvenendo ad ogni dettame di buona creanza agonica e mortuaria.
In una parola: inadeguata. "Ci
vuole il vestito adeguato per ogni occasione", "bisogna
adeguarsi", "questo non è adeguato", "adeguati".
Adeguatezza,
adeguatezza, adeguatezza. Non
solo ci ammorbano con codicicanonischemicostumiregolenormecategorie a
cui dovremmo adeguarci per vivere, ma pretendono anche di dirci come
morire.
Essi,
la grande, temibile, incoscienza collettiva. Persino
i nomi devono essere adeguati alla toponomastica.
Mettiamo
che lo yeti esistesse davvero. Sarebbe un bel guaio se, invece che
sull'Himalaya, venisse avvistato realmente a Rieti. Chi prenderebbe
sul serio la segnalazione: "Yeti a Rieti!"? Non
mi piace chi si adegua. Perché, se ti adatti a questo mondo, se
impari a farti star bene questo stato di cose, devi essere davvero un
imbecille.
Ed
io voglio allora celebrare i disadattati, ultima speranza del piatto
grigiore umano, magnificare il disadattamento e tutto ciò che è
inadatto, tessere l'encomio dell'inadeguatezza!
Poiché,
se non ci è data possibilità di salvezza, lasciateci almeno il
trastullo. Ma
che cos'è quest'inadeguatezza? Entrare
in sala in un cinema porno a film già iniziato e chiedere ad un
altro spettatore: "Hanno già sborrato?". Oh,
questo sì, sarebbe assolutamente inadeguato. E
che tragedia sarebbe morire investiti da un'automobile mentre si sta
facendo l'imitazione di Mauro Repetto. Ve li immaginate poi i vostri
cari in lacrime al funerale? "Sniff sniff...Stava eseguendo i passi
di Nord sud ovest est quando è spuntato quel camion
e...e...Sigh! Sob! Buaaah!". Vero
è che c'è anche un'inadeguatezza inadeguata. Come
ad esempio i cinema in cui si vede scritto Multisala e sotto,
in piccolo, Due sale. Ma allora perché non Bisala?
Attendo con impazienza l'inaugurazione del primo multisala ad una
sala sola. O
ancora. Come
si concilia un pompino con un pigiama di flanella? Com'è prendere un
cazzo in bocca dopo aver calato un paio di pantaloni di un pigiama
verde acqua? Uno guarda la scena e vede: cazzo, bocca, flanella;
flanella, bocca, cazzo; bocca, flanella, cazzo. C'è qualcosa che
stona. Dunque, il cazzo no. La bocca non mi sembra. Cosa sarà? Vuoi
vedere che è la flanella? Ai
miei nipoti racconterò che una volta mi capitò di leccarla mentre
avevo davanti un poster di Winnie the Pooh. Avessi saputo, mi sarei
adeguato portando i preservativi con la faccia di Pluto. Non mi
sarebbero invero neppure serviti, ché la ragazza era vergine e tale
aveva intenzione di rimanere. Chissà, magari da qualche parte c'è
qualche paraplegico che sta bene così. Per
me, se non sei un incrocio tra una pornoattrice ninfomane ed una
zoccola indiavolata, non esisti. Ed infatti io considero di aver
leccato il Nulla. Chissà quanti asceti brahmanici misticamente
lussuriosi mi invidierebbero. Secondo
me, di cortocircuiti tra valori religiosi è pieno il mondo. C'è di
sicuro gente così tanto credente, così tanto fedele, così tanto
praticante, così tanto osservante, che si fa le pippe pensando alla
Madonna. Allo
stesso modo, la cultura religiosa è più pervasiva di quanto si
immagini. Molti hanno inconsapevolmente assorbito retaggi cattolici e
si comportano da cattolici senza rendersene conto. Ad esempio, il
papa vince ogni volta che una ragazza non te la dà. Chi
mi fa sentire davvero inadeguato è la ragazza bella in modo immorale che incrocio ogni
giorno quando esco da lavoro (a parte la mia ex. Ma verso di lei non
si tratta tanto di sensazione di inadeguatezza, quanto piuttosto
invidia per la condizione privilegiata delle zanzare spiaccicate). Per
lei, tra me e la ringhiera non c'è alcuna differenza. Ai suoi occhi
sono come un arredo urbano (quando mi va bene. Il più delle volte,
un'ombra informe od un lampo di vuoto spaziotemporale). Ogni
fica ha nella vita almeno un uomo improponibile, uno per cui amici,
conoscenti, famigliari, passanti, si chiedono: "Ma come fa una così
a stare con quello?!". Alla fica serve almeno un esemplare di tale
specie nel curriculum ficae per alimentare la propria autostima nel
momento in cui racconterà alle amiche che persona magnifica era lei
e quanto inadeguato fosse invece lui e quanto splendida è stata
nell'accogliere un simile derelitto elargendo beneficenza vulvatica e
che in fondo è un po' pazza ommioddio ma sai io mi fiondo nelle
storie così senza pensare iocomeamelie sciarbodler vogliounavitaspericolata con un impiegato trenoamatore
che di notte si trasforma in un appassionato di tuning e comunque ho intenzione di metter su famiglia ed essere ingravidata un giorno. Perché
dunque non potrei essere io il suo uomo improponibile?
Inadeguatezza
anche per l'improponibilità: inadeguatezza al quadrato. Ma
la sublime inadeguatezza non conosce limiti. Chissà
se qualcuno ha mai riflettuto sul fatto che è uno smacco senza pari
essere un grande talento in un settore che non ti torna utile per
rimorchiare.
Se
sei un grande pianista, un grande sportivo, un grande archeologo, un
grande uomo d'affari, puoi fartici bello con le donne. Ma come deve
sentirsi il massimo esperto mondiale di foratini? Magari è la
massima autorità del settore, ha un successo internazionale,
richiestissimo come consulente dalle principali imprese edili, ma
nelle relazioni con l'altro sesso non te ne fai nulla. Cosa racconta
ad una ragazza alla prima uscita? "Sai, ieri nessuno riusciva a
risolvere un problema con l'impasto di alcuni mattoni destinati a
muretti municipali per la frazione di Zepponami, così hanno chiamato
me ed ho sistemato tutto.".
L'imperativo
dell'adeguatezza crea anche diversi equivoci. Se
parlo con toni e termini rozzi di argomenti però coltissimi, con che
coraggio mi si può dare dell'ignorante?
Mettiamo
che io dica: "Dio impestato, Dvorak spacca 'l culo. So' ito a
sentillo, me prudea la fava da quanto adera intenso il primo
violinista sul settimo passaggio del terzo movimento, madonna
sbudellata. Nun me sentio a tosì a cazzo dritto da le tempe che
scriveo quer trattato sur trimetro giambico scazonte".
E
provate a darmi dell'ignorantone se dico: "Dio scannato, quer cazzo
de Dino Campana adè popo forte a usà l'anadiplosi a gradazione".
Il
vero ribelle non è il bello e dannato che va nella giungla a
combattere per la libertà. Il vero ribelle è quello che si presenta
al primo appuntamento con la tuta del mercato. Certo,
bisogna essere pronti a morire per un nobile ideale.
Se
proprio mi si chiede di morire come si deve, voglio fare una morte
gloriosa. Voglio morire mentre vengo in faccia a Stoya gridando:
"Libertà!". Sognando un mondo in cui si possa schizzare in viso
alle passanti in strada. Ed io non chiedo mai ciò che non posso
offrire. Ch'io sia dunque squirtato a sangue! Siano le mie carni
straziate da vortici di umori vaginali! Venga io travolto da tsunami
di liquidi femminili! E sulla mia tomba sia scritto: "Per la
passera visse, alla passera aspirò, per la passera spirò". "La
vita non è come nei film porno", si dice. Beh, rendiamocela! Non
so, a chi dispiacerebbe entrare al supermercato e farsi la cassiera
bona così, per simpatia? "Sono quattordici euro e quarantanove"
"Guardo se ce li ho spicci. No, mi spiace, purtroppo non ce li ho"
"Ed io non ho il resto. Però ho questa" Spalanca le gambe
"Pompa?" "Sì, una, grazie".
Oppure
chiamare l'idraulico per farlo intervenire sulle tube di Falloppio?
Che
poi non ho mai capito questi favoritismi verso gli idraulici. Fossi
un elettricista, mi incazzerei a morte per la discriminazione. Poco
fa, tornando a piedi dal supermercato, pensavo che, da ottobre ad
oggi, dodici donne (12. DODICI) hanno mostrato interesse nei miei
confronti, detto di uscire e poi mi hanno dato buca/cambiato idea/smesso di considerare/incontrato nel mentre l'uomo dei sogni che non corrispondeva alla mia identità per i motivi e
nelle modalità più spettacolari. Il che fa di me, se non la vittima di un
complotto persecutorio a scopo di raggiro, quantomeno un rispettabile
recordman. E queste cose vanno dichiarate con e per onestà
intellettuale. Non è che uno, finché va tutto bene e colleziona
peli pubici sul cuscino su peli pubici sul cuscino, vanta i suoi
successi con gli amici e poi, quando viene risucchiato in una spirale
di due di picche o sconfitte similari, occulta tutto per salvare le
apparenze. Eh no! Che si abbia il coraggio di confessare le
umiliazioni patite! Integralismo della sincerità, sempre, ad ogni
costo. L'essere presi per il culo è il fio che si paga alla
disfatta. Ed è la sorridente tenzone con l'onta che misura la
nobiltà. Tanto ti puoi sempre rifare con uno più debole. Ecco,
dicevo, mentre passeggiavo con una confezione di cornetti Misura
Privolat alla marmellata d'albicocca in una mano, quelli senza latte
e senza uova, cento per cento vegetali, ed il ricambio del Mocio
Vileda nell'altra, passando in rassegna la sterminata teoria dei miei
fallimenti in ogni campo, la laurea ancora non conseguita nonostante
gli esami terminati perfettamente in tempo anni fa con la portentosa
media del 29.9, il degradante posto di schiavitù da precario
sottopagato che mi permette di essere ufficialmente povero e per il quale devo
svegliarmi alle cinque di mattina, l'amore della vita che mi sono
lasciato sfuggire tra le dita come un coglione, la novella difficoltà
nel far accogliere il mio membro nell'apposito spazio altrui, i
progetti ignorati dalle case di produzione, i manoscritti rifiutati,
l'esistenza del chinotto Guizza, mentre camminavo pensando a tutto
questo, consapevole che nella vita ho fallito il fallibile, pervaso
ciononostante da una vaga gioiosa fierezza per aver trovato i
cornetti Misura, benché all'albicocca e non già al cioccolato,
giacché nessuno immagina quanto deve patire un vegetaliano per poter
mangiare un dannato stronzissimo delizioso cornetto, solo un altro
vegano può comprendere, ebbene in quel momento ho capito: questa è
vera, incomparabile, squisita inadeguatezza.
Non
la cambierei con i successi di nessun altro. Eccetto con quelli di un
attore porno qualsiasi. A
me non serve molto per vivere felice. Non mi interessano i soldi, non
mi interessa il successo, non mi interessa la fama. Mi basta la
fregna. Ci
vuole stoffa per essere un perdente d'ingegno. Mica tutti sono capaci
di perdere con stile. Per
quanto mi riguarda, voglio morire in pantofole. Mi piace morire
comodo.
Si contende il primato con i motori, i giochi di carte e l'esistenza
Buonasera. Ma, secondo Sant'Agostino, il tempo, privo di una sua vera e propria consistenza,
non è che il modo in cui l'eternità si rende riconoscibile
all'uomo, e dunque una sorta di "contenitore" convenzionale od
unità di misura della vita nell'imperituro atemporale. Quindi
buongiorno.
Ma passiamo alle notizie
di oggi. O meglio, di un singulto a caso nell'eterno essere.
- Ragazza violentata su
Facebook.
- Mondo arabo: finalmente
sarà permesso anche alle donne avvocato l'esercizio nelle aule dei
tribunali sauditi. Davvero una buona notizia: dev'essere una bella
soddisfazione poter lapidare un avvocato.
- Il Governo dichiara:
"Il nucleare darà notevoli benefici anche al mondo del lavoro".
E' vero: operai con tre braccia possono fare molto comodo.
-
Seconda virtù cardinale. Mandato di apparizione spiccato nei
confronti di Maria Vergine.
- Ricerca medica sfata
storico tabù. Mangiare durante il travaglio? Ora si può. E nessuno
ti vieta neppure di ballare il twist in agonia.
- Uno studio durato anni
condotto da un'equipe di alcuni tra i più eminenti scienziati
provenienti da ogni parte del mondo, composta da psicologi, neurologi
e sociologi, ha rivelato: "L'uomo ideale delle donne? Alto, bello,
ricco". Calano dunque le quotazioni dei focomelici squattrinati.
- Stando agli ultimi
calcoli dei maggiori laboratori di astrofisica del pianeta, il sole
starebbe per spegnersi. E' boom di investimenti nel settore dei
solarium.
- Scoperta nuova lozione
contro la caduta dei capelli. Sembra però alto il rischio che possa
far venire il cancro. Ma ecco lo spot:
"In questi tre mesi di
vita che mi restano, io piaccio alle donne".
Morite comunque pelati,
perché vi ricadono con la chemio.
- Ideato il porno in 3D.
E' la trombata.
- In risposta alle accuse
di passatismo, la Mattel lancia sul mercato un nuovo modello di
Barbie più al passo coi tempi, in linea con i sogni delle ragazze di
sfondare nel mondo dello spettacolo: Barbie Turica.
- E' in costante aumento
il numero di biondi presenti nel nostro Paese. Sentiamo cosa ne
pensano alcuni cittadini che abbiamo intervistato per strada
PRIMO PASSANTE Qua non se
ne può più. Li vedi che stanno tutto il giorno lì tra di loro,
tutti biondi... Non fanno niente, stanno lì. E' indecente che stiano
lì. Ai miei tempi nessuno si permetteva di stare lì. Al massimo
potevi stare di qua o di là, ma lì mai. Ormai non ci si capisce più
niente. SECONDO PASSANTE Uno
schifo, guardi, uno schifo TERZO PASSANTE Io qui non
lo so dove andremo a finire di questo passo. Ormai in questo
quartiere non si incontra più un moro. Ci hanno invaso! QUARTO PASSANTE Qui i
biondi siamo diventati noi! QUINTO PASSANTE E' una
vergogna, una vergogna. SESTO PASSANTE Se ne
stessero a casa loro! O, se vogliono venire qui, si adeguino e
diventino mori! Io non vado a fare il moro a casa loro! SETTIMO PASSANTE Ci
mancano solo i rosci e siamo a posto.
Intanto, dopo l'ultimo
episodio di tinta, la tensione resta alta.
- L'ultimo congresso
dell'Accademia del Mangime ha affrontato una spinosa questione
linguistica: se un concetto od un termine volgare viene espresso o
servito in una forma raffinata, prevale l'eleganza o la volgarità?
Alcuni esempi tra quelli menzionati dagli studiosi:
1) "Tosto che ebbe
sborrato" 2) "L'inzeppita le
molse la cupidigia d'augello" 3) "Senza
verun'esitazione mi gratto adunque i coglioni"
L'interrogativo è
rimasto senza veruna cazzo di risposta.
- Ed ora, la rubrica Ve
li ricordate? Galleria dei personaggi storici meno noti
Gian
Girolamo Laspeziarola, perito ad un barbecue
Cencio
Brache, pirata di lago
John
Fitzgerald Kennedy, imbianchino
Luigia
Pallavicini, fantina scarsa
- In
periodo di crisi economica fioriscono i vademecum per sopravvivere
alla recessione. I testi che vi consigliamo oggi sono:
1) Il
Medea 2011 - Risparmiare uccidendo i figli, la nuova edizione
dell'imperdibile manuale-agenda annuale di infanticidio finanziario.
2)
Hai una famiglia da mandare avanti? Bravo coglione.
3) L'evasione tributaria nei paradisi fiscali caraibici: come convincere
una dominicana con la quarta che sei il nipote di Gaucci.
4) Suicidio: una soluzione concreta. 5) Ridurre le spese con la bassa statura. 6) La gente ormai fatica ad arrivare alla terza settimana del mese,
quindi è bene che usi i soldi destinati al pane per comprare questo
libro. 7) E
nel numero di questo mese di Benessere e Fitness, lo speciale
Povertà: il metodo più rapido per dimagrire.
Vi
lascio al rotocalco Luoghi in comune. Vi mostriamo oggi un
documento esclusivo: Uno stupratore si racconta. E, sempre
nell'ambito della programmazione per la Settimana della Fava Imposta,
ricca di iniziative contro la violenza sulle donne (ma a favore della
violenza sulle donne bisognose), non perdetevi invece domani sera
l'ampio spazio dedicato alla nuova campagna lanciata da Gregoria De
Concito, Basta con la violenza sulle donne, o quantomeno non
mandateci stupratori che soffrono di eiaculazione precoce. Arrivederci.
Ah, e
sia chiaro: io ho la riga da parte, quindi sono una brava persona.
Uno
stupratore si racconta
"Ogni
notte a mezzanotte suona la sveglia. Mi alzo brontolando, sognando la
pensione. Indosso la divisa ufficiale (la maglietta della nazionale
della Romania, per non destare sospetti. Mi chiedono sempre: "E
perché non quella dell'Albania, allora?". Beh, perché gli
albanesi non stuprano più. Hanno smesso nel '97. Dunque sarebbe
anacronistica) e attacco con il turno. Prima di mezzanotte non è
mai stata stuprata nessuna. Nei luoghi con un alto tasso di scippi,
mai prima del tramonto. Prima di stuprare,
chiediamo l'età visionando un documento valido. Se la ragazza ha
meno di diciotto anni, la stupriamo di sicuro. Se è più grande, le
facciamo un buono per quando indosserà la minigonna. Non violentiamo mai donne
della nostra famiglia, ma assaliamo solo le passanti di
bell'aspetto. Insomma, bisogna faticare per portare a casa un tozzo di fica".