07 Ottobre 2011

Trasloco definitivo


D'ora in poi mi trovate all'indirizzo


sdrammaturgo.wordpress.com


Già da diverso tempo quella è la versione "ufficiale" e "professionale" del mio blog. Smetto dunque di aggiornare in parallelo questa che ne è la copia esatta e superflua.

Pleonasticamente vostro per nulla affezionato.




"Ma chi è che si trasferisce?"

 Mutuando il Gioco dell'Identità da Fulvio per chi vuole capire chi sono


Io sono il frutto della loro fusione

 
05 Ottobre 2011

Un idillio insignificante

 

«La vita è fatta male»

BERNARDINO GIANVINCENZI, mio nonno



Si conobbero al Salto dell'Asino. Non poteva essere di buon auspicio.
Lui lo sapeva.
Come si conobbero non è importante ai fini della narrazione.
Nonostante una toponomastica ingrata, il loro amore resistette fino alla fine del campionato di motocross.
Cosimo era balbuziente ed aveva il parkinson, quindi balbettava anche per iscritto. Era un geologo, ma conosceva solo il tufo, considerandolo l'unico minerale rispettabile. Terzo di due figli, pene di medie dimensioni (nel senso di affanni), cazzo piccolo (nel senso di cazzo), essere messo al mondo non gli era sembrata un'idea brillante. Nonostante ciò, subiva la vita con signorile distacco.
Poi arrivò lei.
Lui lo sapeva che alla primavera segue sempre l'estate ed all'estate l'autunno ed all'autunno l'inverno e la neve è bella, se non sei in coda sull'A1.
Qualcuno potrebbe obiettare che all'inverno segue di nuovo la primavera, ma è pieno di pollini e tu sei allergico, poi spunta il sole e prendi il motorino, però ci sono i piovaschi e l'asfalto diventa scivoloso e con gli occhi che ti bruciano cadi e perdi una gamba.
Olga era una violoncellista. A Cosimo piaceva il fatto che lei dovesse stare a gambe larghe molto a lungo. Suonava in un piccolo ensemble di musica dodecafonica che tutti trovavano pallosissimo, ma ai concerti del quale nessun intellettuale della città poteva sottrarsi onde non sembrare un ignorantone. Olga stava cominciando persino a farsi un nome nell'ambiente musicale. Tutto merito dell'impero delle apparenze.
Vergava lunghe liste per il solo gusto di dir vergare, amava l'odore della strada dopo la pioggia, quella puzza di catrame rancido che però alle donne piace, le piaceva andare al mare a prendere il sole, cosa che cozzava con la passione per la pioggia, ma va be', adorava respirare l'aria pungente dell'alba anche se non si svegliava mai prima delle undici, trovava irresistibili i poeti francesi, non importa chi, basta che fossero francesi, e principalmente era bona.
Come Cosimo fece a conquistarla non è importante ai fini della narrazione.
Probabilmente ella vide in lui il cane zoppo che non aveva mai avuto e che aveva sempre sognato per fare un figurone nei circoli di alternativi impegnati in cause umanitarie che era solita frequentare. E si sa, in certi posti il possesso di un cucciolo malmesso fa impennare il prestigio sociale.
Lui lo sapeva.
Fare l'amore con lei era una soddisfazione pari a quella di pestare un controllore.
E lei, lei sembrava amarlo sul serio. A Cosimo sfuggiva il motivo, la trovava una cosa assurda e sbagliata, ma non sarebbe certo stato lui a farglielo notare. Proteggeva col silenzio la propria botta di culo.
Olga lo chiamava con tutti i tipici nomignoli con cui sono soliti vezzeggiarsi gli amanti: tesoro, passerotto, trottolino, pucci pucci, untersteiner. Tanto Cosimo non avrebbe mai potuto sentirsi più umiliato di quanto già non lo fosse stato dall'esistenza.
Stava bene, e questo lo spaventava. Non c'era abituato. C'è sempre qualcosa sotto quando ad un disgraziato le cose iniziano improvvisamente a girare per il verso giusto. Gli equilibri cosmici non accettano sovvertimenti.
Lui lo sapeva.
Lo aveva imparato a proprie spese quando da piccolo aveva trovato mille lire per terra, ma nel chinarsi per raccoglierle gli era uscita un'ernia al disco.
E infatti, inevitabilmente, nel chinarsi per raccogliere il fiore dell'amore, non gli venne risparmiata l'ernia dell'abbandono.
Un giorno, Cosimo era sull'autobus. Non c'era un giorno solo, invero c'era spesso, ma è quello specifico giorno che ha una qualche rilevanza ai fini della narrazione.
Gli squillò il cellulare. Il che era strano, visto che lo aveva dimenticato a casa. Rispose, giacché non si era ancora accorto di averlo dimenticato a casa.
Cosa se ne faceva un integralista della balbuzie di un cellulare? Puro status symbol compensativo.
Ad ogni modo, era Olga, che gli diceva di ricordarsi di passare in farmacia, accendere lo scaldabagno appena fosse rientrato in casa, ritirare le ciotole in omaggio al supermercato con la tessera a punti e, ah, sì, che tra loro era tutto finito, non c'era modo di farla tornare sui suoi passi, non tentasse di cercarla, rispettasse il suo volere se aveva a cuore la sua felicità, non si facesse mai più vedere e sentire ed evitasse ogni latitudine e longitudine che potesse in qualche modo essere frequentata anche solo di sfuggita da lei.
Cosimo non disse nulla. Tanto era balbuziente, le sue parole non avrebbero avuto il pathos necessario.
Come avesse fatto a comunicare con lei prima di allora non è importante ai fini della narrazione.
In effetti, ben poche cose sono importanti ai fini della narrazione. D'altronde, è la narrazione stessa a non essere importante.
Ci sono uomini che con le donne scelgono per loro stessi il ruolo che ha il pane in cassetta nella dispensa: sempre lì, sempre a disposizione, pronto alla prima occasione utile, paziente. Prima o poi ti servirà 'sto cazzo di pan carré. Tanto hai voglia prima che scade.
Altri, i vincenti, erano come il melone, che ti dice: "Sono delizioso, ci sono solo oggi, domani mi irrancidisco".
Cosimo era il burro d'arachidi, che lo compri una volta per curiosità, ne assaggi una punta di cucchiaino, ti riservi di approfondire prossimamente e lo dimentichi in un angolo remoto del frigorifero, dove verrà rinvenuto dopo cinque o sei anni, "ma pensa", e finirà nella spazzatura.
L'amore è sbagliato e in quanto tale va evitato accuratamente.
Lui lo sapeva.
E' sbagliato perché mostra impietosamente l'effimero della vita. Come oggi crei, produci, costruisci, ti affanni e poi muori, allo stesso modo oggi sei il centro del suo universo, domani diventi al massimo oggetto di dileggio con le amiche.
E ti chiedi: "Non potevo trombare sportivamente e riversare tutto l'amore nel calcetto?".
Meglio trombare a destra e a manca con chi ti considera nessuno fin da subito e, dopo aver giaciuto con te, si chiede: "Ma non potevo andare ad assistere ad una partita di calcetto?".
In assenza di illusioni destinate necessariamente alla frantumazione, l'urto inesorabile contro la vanità del tutto è meno brusco. Ché in un tempo finito e - soprattutto - in uno spazio finito, non ci può essere vita infinita, tanto meno infinito amore.
A ben vedere, la morte è una soluzione ad un problema di spazio.
Thomas Mann dice (cioè, disse, ma a quanto pare agli scrittori spetta di diritto il privilegio immeritato del presente indicativo imperituro) che i giovani ne sanno di più sull'amore perché ne sanno di più sulla morte. In effetti, da vecchio, la prospettiva di rinunciare ad un pisello da ottantenne non deve essere poi così insopportabile. Ad ogni bidet, si rinnova la vergogna.
E allora, perché ingannarsi con fatue promesse di eternità?
Eppure, persino nelle parrocchie fiorivano gli amori.
Trombare a destra e manca significa dunque non prendere la vita troppo sul serio.
Di conseguenza, non incontrarsi mai è di gran lunga meglio che lasciarsi, poiché risparmia quel senso di vanità del tutto che sopraggiunge allorché si realizza che era stato intrapreso un viaggio che non portava da nessuna parte. Ma questa è una verità che conosce solo chi sa che passeggiare è camminare invano.
Cosimo non era nato senza speranze. Ci era diventato.
Un nichilista è un sentimentale deluso.
L'esistenza è stata inventata apposta per mettere in riga i sognatori. Serve a stroncare gli incanti, permettendo di scoprire la possibilità di uno sterminato prato fiorito su cui si rotolano modelle ninfomani provenienti da ogni parte del mondo, per poi ricondurre ad un impiego statale indispensabile al sostentamento.
Un operaio disilluso lavora con maggiore solerzia, perché non si aspetta più niente di meglio. La rassegnazione evita distrazioni. L'amarezza aumenta la produttività.
La vita è una strategia dei datori di lavoro.
Cosimo pensava a tutto questo mentre tentava di schivare gli scatarri dei barboni.
Non trombare a destra e a manca faceva sentire Cosimo triste come solo le persone serie sanno essere.
Quella era un'estate torrida. I bambini con i ghiaccioli incendiavano le fantasie dei sacerdoti. Gli uccellini al sole dicevano: "Ma perché non ce ne andiamo all'ombra?". Gli uccellini che già si trovavano all'ombra pensavano: "Stiamo bene così".
Essere lasciato con questo caldo, che beffa.
Avrebbe voluto andare a puttane per distrarsi, ma si sentiva intimidito. La puttana avrebbe dovuto avere un nome più accogliente, bonario, famigliare, pensava. Che so, la sorchivendola.
Cosimo non si arrese subito e provò a riconquistarla.
Le scrisse una lettera d'amore, ma in Lineare A, così non gli fu d'aiuto.
Tentò la strada del sentimentalismo adolescenziale massificato affiggendo davanti alla finestra di lei uno striscione con su scritto: "Non vivo senza te".
Lei, che amava Tacito ed Hemingway (ma l'avrebbe data solo ad Hemingway), rispose con un contro striscione che recitava con paratattica brevitas: "Io sì".
Poi capì che nella vita bisogna saper perdere (e lui in questo era avvantaggiato dall'esperienza), specie se non si vince mai, e cedette. Prima di capitolare, la gente tende a voler essere mortificata.
Eppure la resa immediata sarebbe così vantaggiosa... Desistere, de-esistere: la soluzione è suggerita dalle parole stesse.
Nella coppia l'amore non c'entra. Una relazione sentimentale è un progetto aziendale per il futuro, un fondo di previdenza. Perciò non conta la passione per una persona né il valore di una persona: un partner deve essere un socio d'affari affidabile e capace. E lui era un pessimo azionista, poiché c'era ancora qualche arbusto di troppo nel deserto del suo cuore.
Si vergognò per aver partorito un pensiero così poetico.
Non può venire nulla di buono dal verbo partorire.
La donna che dice di amare Vincenzo di Scusate il ritardo è la prima a volere Jimmy di Mystic River. Benché continuino a negarlo a loro stesse, l'uomo ideale delle donne rimane Vito Corleone. Michael è già troppo mammoletta.
Lui lo sapeva.
Lui sapeva tutto, ma era miseramente umano, pertanto a nulla valeva la conoscenza.
Quello non era un universo sensato: era stato inventato il karaoke, il fritto puzzava e faceva ingrassare, la pioggia cadeva dall'alto invece di irrigare da sotto, si poteva usufruire del cocomero solo tre mesi all'anno, l'essere umano esisteva e talvolta indossava la camicia rosa, la gente diceva "buon lavoro".
E allora perché non dire "buon tumore"?
E adesso, cosa rimaneva nel suo mondo?
Gli occhi spenti delle coppiette, la malinconia soffocante dei quotidiani letti la sera in metro, la tenerezza delle strade dissestate, la ridicolezza delle espressioni partecipate dei musicisti, l'imbarazzo dei condomini, l'angoscia del Giro d'Italia, i detersivi deludenti, la supponenza burbera dei ferramenta, l'ineluttabile rassegnazione dei meccanici, le delusioni del calciomercato, la gratuità delle foto dei gatti, il languore delle porte da calcio senza reti, la ferocia della tombola, il senso di sicurezza delle ditte convenzionate, i conoscenti che disquisiscono di meteorologia, il cattivo assortimento seriale dei turisti fidanzati stranieri, con lui sempre alto e muscoloso e lei sempre biondina e cicciottella, l'inutilità delle caramelle, il timore degli anziani di rimanere intrappolati nell'autobus saltando la fermata, il pleonasmo invadente della domanda "scusi, scende?", il dramma degli scherzi da ufficio, l'ilarità delle arti marziali, l'aggressività dei cani degli sfasciacarrozze, il cucchiaino dei perdenti - perché si sa che un vero uomo prende il cono e non la coppetta.
Un nulla fatto di troppe cose.
Poi, un giorno, Cosimo la incontrò di nuovo, per caso, in una via affollata di passanti smarriti nel viavai neoliberista.
Olga stava guardando una vetrina di abiti troppo costosi per qualsiasi persona che avesse avuto una dignità.
Era così bella, circonfusa di benessere consumistico.
Le si avvicinò tremante, non tanto per l'emozione, quanto per il parkinson.
Era sentimentalmente favorito dalla genetica.
Ad un passo da lei, poteva sentire il suo profumo. Era sempre lo stesso, intenso ma delicato, che sapeva di sogno e di ebbrezza, di primavera e di pompini imminenti.
Fece per chiamarla, ma si trattenne, all'improvviso, inaspettatamente per la sua stessa volontà. Pensò che, in fondo, parlarle sarebbe stata una cosa stupida, stupida come... come... stupida come la fedeltà, ecco.
Voltò le spalle e se ne andò. Olga non avrebbe mai saputo di averlo avuto a mezzo metro. Quel rospo imprincipizzabile.
Rimuginando ma non troppo su quello che avrebbe potuto balbettarle, tornò a casa, mangiò, si lavò, si coricò e si addormentò, sperando che la sveglia non suonasse mai più. Ma la sveglia suonò ancora.
Svizzeri di merda.
L'indomani uscì di casa di pessimo mattino, attraversò la strada ed un camion lo travolse, puntuale come un cliché.
Accartocciato in un letto d'ospedale, la sorte ingrata gli fece assegnare un'infermiera grassa, sulla bruttezza della quale si rivalse con del pietismo parassitario.
Una sera della sua interminabile degenza, stava guardando la televisione, uno zapping affaticato ed irrefrenabile, fino ad imbattersi nei programmi culturali di seconda serata sul canale principale. Aveva fatto giusto in tempo a sentire l'annunciatrice che annunciava (eh, oh, questo fa un'annunciatrice) un tal concerto per violoncello ed orchestra quando le immagini luminose dallo schermo nella penombra della stanza gli fecero vibrare gli occhi e sussultare lo sterno, tanto che gli scappò quasi di cacare (e quello sì che sarebbe stato un problema): era Olga, più bella che mai, solista applauditissima in un teatro maestoso.
Il piscio defluì nel catetere. Un moscerino annegò nel rimasuglio di minestra.
La vita è un errore che non puoi non commettere.

 

 
25 Agosto 2011

Mio nonno voleva la gippetta


Mio nonno voleva la gippetta. Sognava una Suzuki, di cui decantava le mirabolanti prestazioni in ogni tipo di strada e condizione atmosferica. Per uno ossessionato dalla pioggia come lui, tormento residuo di un'alluvione vissuta in prima persona, l'idea di poter guidare sott'acqua doveva suonare come la realizzazione di una vita.
"Si campo, me fo la Zuzzùchi". Poiché alla coscienza dell'imprevedibilità del destino è bene opporre l'utopia della sicurezza assoluta.
Per tutta la vita ha sognato una gippetta, ma mia nonna, grande amor pragmatico, ha sempre ostacolato le sue fantasticherie.
"Ma che ce fai co' la gippetta, ché tanto non vai mai da nessuna parte!?!".
Per forza: non aveva la gippetta!

Quando entro nella stanza, saluta con il gesto degli arbitri di pugilato quando sanciscono il k.o. e si toglie il respiratore come se sputasse il paradenti.
La suora la sa lunga e propone: "Lo vedo male, faccio venire il prete con l'olio santo?".
E mi chiedo se sia d'oliva o di semi e, nel caso sia d'oliva, se di un frantoio casereccio o qualche zozzeria industriale. Oppure è un olio apposito, e mi domando come sia possibile che nessuno si chieda mai che olio sia questo famigerato olio che con una spalmata ti fa guadagnare il paradiso, facendo di te una bruschetta di Dio.
Entra un prete con un riporto architettonico progettato da Le Corbusier.
Per insegnarti ad accettare la morte viene incaricato uno che non ha ancora imparato ad accettare la calvizie.
"Di che frazione siete? Lì c'è una Madonna specifica?".
La Madonna In Generale è sempre più outsider.
"Per questa Santa Unzione - suor Gregoria mi tenga la boccetta - e la Sua piissima misericordia - attenzione che mi sta cadendo - ti aiuti il Signore con la Grazia dello Spirito Santo e, liberandoti dai peccati, ti salvi e, nella Sua bontà, ti sollevi.
Ricevi questo sacramento che ti dà tanto senza chiedere nulla in cambio".
La morte è gratis.

"Per qualsiasi cosa c'è suor Gregoria, lei è un monumento qui, pensa a tutto lei".
"Eh sì, ormai mi mandano a tappare tutti i buchi, mi chiamano dovunque, devo fare tutto io".
Ah, l'eroismo narcisistico della filantropia, la vocazione al martirio come utile appagamento del sé.
Ciascuno cerca la propria dimensione. Mi chiedo solo per quale motivo scegliere un'identità che richiede un abbigliamento ridicolo.

Con la mano dice "smamma" al prete e forse non pensa né alla moglie, né al figlio, né ai nipoti, ma magari a Bud Spencer, pronunciato Buda Spènse, sempiterno unico idolo, le cui scazzottate nei film credeva del tutto vere e sulla reale forza del quale giammai ha nutrito dubbi.
Terence Hill era comunque una valida spalla.

Non si può dire "che la terra ti sia lieve" a chi ha lavorato in campagna, perché lo sa che la terra pesa un casino. E prendere per il culo un agonizzante sarebbe troppo perfino per un esercente romano. Poi penso che qualche minuto prima qualcuno gli ha promesso resurrezione, vita eterna e buono sconto per tutti i peccati, e sono costretto a rivedere le mie posizioni.

Rantolando anela la fine e penso: "Forse non tutti sanno che costui cucinò per i ciclisti del Giro d'Italia un sugo così buono che Bartali in persona volle che fino al termine della competizione gli spaghetti per lui fossero preparati solo dal quel cuoco".
Sono i piccoli eventi curiosi che salvano la nostra esistenza dalla banalità.
Col respiro affannato come neanche Bartali sulla cima Coppi, si sbarazza della vecchiaia, fregando il progresso scientifico che la prolunga.
Si chiude così la straordinaria vita ordinaria di chi non ha mai avuto la jeep.
C'è chi muore perché non ha più voglia. Ed io capisco che le persone davvero importanti sono quelle che ti trasmettono il senso dell'umorismo. A tutte le altre non resta che la retorica.


 
10 Giugno 2011

Troppo scoraggiati per suicidarsi


Sulla crosta terrestre era la solita noia.
In nessuna galassia ci si divertiva granché.
Una forma di vita dalla massa gassosa su un pianeta sconosciuto non ne poteva più di vedere sempre le stesse facce.
In fondo, era domenica anche su Urano.

Splendeva un bel sole, del tutto inutile a migliorare la qualità della vita media.
Tutti in quei giorni erano disperati, perché era arrivata la notizia che un altro militare era morto in guerra ed un pugile aveva preso uno sganassone sul ring.

La Madonna si ostinava ad apparire in posti sfigati per lanciare messaggi planetari, così la redenzione restava lontana per via di discutibili strategie di marketing.
Un angelo era apparso in Svezia, ma nessuno lo aveva notato.


Fabio fissava il cappio. La corda sembrava resistente, il soffitto era stato intonacato di fresco, la sedia era solida, l'universo infinito. Ciò era rassicurante.


Giuseppe aveva le spalle larghe e gli occhi stanchi, il viso dalle proporzioni armoniche ed i vestiti consunti. I muscoli possenti trascinavano pigramente il suo disincanto. Era alto e triste, aitante eppur malridotto, insomma un gran bel frusto.
Puzzava di morto. Normale, essendo vivo.
Non aveva molta autostima. Dopo aver cacato, si sentiva svuotato di significato.
Faceva continui soliloqui con se stesso, venendo fischiato dal pubblico.
Aveva smarrito se stesso, aveva fatto fare l'annuncio e si aspettava alle casse. Ma niente.


L'uomo con la blusa azzurra lavorava nei cantieri navali ed era stato al varo. In precedenza era già stato al berto. Al momento era ar mando, e probabilmente lo sarebbe stato fino alla fine dei suoi giorni. Svolta romanesca? Forse. Tanto non faceva differenza. Una congiunzione raramente fa la differenza.
Disistimava metanarrativamente chi si serviva di facili giochi di parole a scopo umoristico.
Ma soprattutto, non sapeva che l'indumento che indossava fosse una blusa. Avesse immaginato, si sarebbe sentito profondamente a disagio.


Alessio si chiamava Marco.
Abitava nell'Illinois. Anzi no, a Mestre.
L'inquinamento di Porto Marghera stava diventando un cliché della comicità, dunque meglio soprassedere.
Una ragazza lo aveva notato: era l'unico essere umano tra tutti vasi di genziane.
"Come ti chiami?"
"Alessio"
"Piacere, Monica"
"Volevo dire Marco"
"Uau, origini evangeliche"
"Sì"
"Cosa si prova?"
"E' comunque peggio che chiamarsi Alessio"
"Perché?"
"Boh"
"Cosa fai nella vita?"
"Sono primario all'ospedale nel reparto di ortopedia. Ah, no, scusa, mi sono sbagliato: sono tornitore disoccupato".
Così Monica uscì con uno dei vasi di genziane.


Fabio continuava a fissare il cappio. La corda non era cambiata. Non era cambiato il soffitto, non era cambiata la sedia, non era cambiato l'universo. Ciò era rassicurante.


Arrigo era largamente riconosciuto come uno dei migliori giornalai della provincia.
Pensava in piccolo anche quando pensava in grande. Una volta si era candidato alle elezioni comunali.
Aveva avuto una relazione con Priscilla, il cui sogno segreto era quello di fare la fluffer.
Timido e riservato, appassionato spettatore di parcheggi, aveva esitato a lungo prima di lanciarle il primo invito: "Ho due biglietti per l'ultima manovra...".
Poi si erano messi insieme, ma lei si dimenticò che si erano fidanzati e non si videro mai più.


Il torneo di ping pong a quattro era sempre più vicino.
Franco e Carlo avrebbero dovuto affrontare al primo turno i gemelli Affinati, del tutto identici, ambedue Gelsomino.
Non avevano speranze, né contro i gemelli Affinati né in generale.


Ilario credeva nel libero mercato. Per questo faceva il fruttarolo.
Sapeva il fatto suo. Sapeva che non bisogna mai fare inviti, domande o proposte alle donne. Così diceva: "Io stasera scopo a casa mia. Se vuoi venire...".
Era un tipo risoluto. Quando una donna gli piaceva in modo particolare, non si faceva problemi a mettere le cose in chiaro: "O me la dai o me la prendo".
Era una persona rispettosa delle idee altrui solo in apparenza. Quando diceva: "Puoi essere d'accordo o meno", meno era predicato verbale.
Rimpiangeva i bei tempi andati. "Ormai i bambini non percuotono più i mendicanti", sospirava.
Abbandonava i cani sull'autostrada, ma si giustificava dicendo che non faceva discriminazioni di specie, visto che ci abbandonava anche le fidanzate.
Tipo scrupoloso, spaccava i secondi. Venne arrestato per strage di medaglie d'argento.


Fabio fissava ancora il cappio. Aveva preparato il nodo con cura. Pensò che quelli della marina militare sono avvantaggiati nel suicidio, ma se ne servono troppo poco.


Donato era un medico traumatologo specialista in cadute da Vespa S 150 i.e.
Una volta arrivò un paziente grave che aveva avuto un incidente con la propria Vespa S 125 i.e. Quei 25 cc gli furono fatali.


Glauco aveva deciso che sarebbe andato ogni giorno ad aspettarla nel luogo dove si erano incontrati. Prima o poi lei sarebbe di nuovo passata di lì e sarebbe tornata da lui.
Lui l'aspettava. Ogni giorno, rassegnato alla pazienza.
Erano passati i secondi ed i minuti e le ore ed i giorni e le settimane ed i mesi e gli anni su quella panchina, ma lei non passava.
Quel lungomare desolante e desolato aveva il languore opprimente di dodici pasquette.
Eppure in qualche modo gli sembrava bello. Anzi no.
Di certo il mondo era ancora pieno di bellezza e di poesia, ma pensarlo mentre qualcun altro stava sbattendo la donna che amava era più difficile.
Non provava una così grigia melancolia da quando era stato schierato terzino destro in Terza Categoria, ruolo notoriamente ingrato nel calcio di provincia, in cui venivano relegati i ciccioni di difficile collocazione tattica.
Non si meritava quel male, considerando che non era neppure grasso.


Giuseppe aveva perso il lavoro, ma gli erano capitate anche cose brutte.
Forse gli eventi erano precipitati in seguito all'ultima non-storia di quasi-amore.
Si erano conosciuti, si erano presentati. Insomma niente di originale.
"Piacere, io sono Martina".
Lui non aveva avuto niente in contrario.
Gli era piaciuta subito, nonostante facesse la cantante in un gruppo metal che aveva lo stesso sound dei lavori stradali.
Giuseppe aveva sempre pensato che il metal potesse essere valutato con parametri motoristici: "Il batterista va a 170 km/h".
Era stata subito passione ed avevano trascorso una notte di ardori quasi guerrieri.
Lei voleva tatuarsi sulla schiena il simbolo del proprio gruppo preferito. Lui l'aveva minacciata di tatuarsi sul basso ventre la formazione dell'Inter campione d'Italia 1988/1989 con un ritratto di Andrea Mandorlini sullo sfondo.
La mattina dopo lei si era alzata, aveva preso un libro dalla sua libreria, "così ho una scusa per tornare da te, visto che dovrò riportartelo", lo aveva abbracciato, baciato maliziosamente sul collo e se n'era andata. E da quella volta era scomparsa. Nessun messaggio, nessuna telefonata, niente. Sparita.
Lui aveva provato a chiamarla, ma niente, nessuna risposta. Aveva provato a cercarla anche via sms ed msn e Skype, poiché, nonostante tutto, si era nell'epoca del massimo progresso tecnologico.
Ma il silenzio prevale sull'elettronica.
Giuseppe aveva infine scoperto che Martina usava quel sistema con tutti gli uomini e si era aperta una bancarella di libri.
Giuseppe vide un ragazzino che prendeva a calci il cadavere di un piccione. Pensò che essere morti è una condizione svantaggiosa.


L'uomo con la blusa azzurra andò a casa e niente.


Alessio decise di rimanere in mezzo alle genziane fino a sera. A fare cosa? Perché, lontano dalle genziane cosa sarebbe cambiato?


Arrigo stava per morire, come fin da piccolo aveva sempre sognato.
Aveva un tumore, ma tanto era pelato già da prima.
Era così sfortunato che quando ebbe bisogno di una ditta per traslochi, non trovò un solo annuncio su nessun cassonetto.


Franco e Carlo erano due brave persone. Schietto l'uno, fedele l'altro.
Su queste qualità si doveva contare: la franchezza di Franco, la carlezza di Carlo.
Comunque persero.


Ilario si trovava in carcere.
Avere un alto senso civico lo aveva penalizzato quando aveva commesso l'ultimo omicidio. Era infatti stato preso perché aveva chiamato la nettezza urbana per far ritirare il cadavere come rifiuto ingombrante.
C'era una telefonata della massima urgenza per lui. Venne condotto fuori dalla cella, rispose, poche parole, riagganciò, il secondino lo riaccompagnò.
"Cos'è successo?" "No, niente, è morta mia madre".


Donato venne bocciato al corso d'aggiornamento sui cinquantini smarmittati.


Glauco amava Pavese, del quale ammirava soprattutto il suicidio.
Quel libro che si erano regalati a vicenda del tutto involontariamente, il loro libro, ora riempiva le conversazioni di lei con un ricco uomo di successo prestante e dotto ed era diventato anche il loro libro. From C. to C., aveva scritto Pavese, e mentre Cesare stava componendo quei versi immortali (senz'altro più di lui), Constance Dowling giaceva alternatamente sotto e sopra a qualcun altro.
Hai voglia a scrivere, Cesarì.
E cosa dunque poteva mai aspettarsi Glauco, che manco poeta famoso era, ma operaio in una catena di montaggio del Terziario? Perfino la beffa dei paradossi della new economy gravava sul poco abbiente Glauco.
Lo consolava il pensiero che le lettere che le aveva mandato dopo nel tentativo di riconciliarsi erano diventate un buon combustibile per il termocamino.
Aveva perso del tutto le speranze - esigue già in partenza - quando si sentì picchiettare delicatamente sulla spalla. Si voltò tremando e la persona dietro di lui disse: "Sono Godot, qualcuno ha chiesto di me?".


Fabio se ne stava sempre lì a fissare il cappio quando ebbe un'illuminazione improvvisa: "Ma perché devo suicidarmi? Ho un sacco di soldi, mi vogliono tutti bene, sono felice, trovo che la vita sia una cosa meravigliosa, ho pure successo con le donne!".
Staccò il cappio e andò ad una festa esclusiva piena di modelle.


Erano tanti gli interrogativi sull'esistenza ancora irrisolti. Perché ai vecchi si rompe sempre il femore? Perché mai un braccio? Visto che per la produzione industriale si usano i macchinari, anche i macchinari per la produzione industriale vengono costruiti con dei macchinari, e dunque quali macchinari costruiscono i macchinari per la produzione industriale? E quali macchinari costruiscono i macchinari per la costruzione di macchinari per la produzione industriale? Perché la Briscola viene considerata più rispettabile del Rubamazzo?


Giuseppe, Armando, Alessio, Arrigo, Franco e Carlo, Ilario, Donato, Glauco: la disillusione li condannava alla vita.
Ammazzarsi richiede un atto di volontà di cui loro non erano all'altezza.
Non restava altra scelta che esistere, speranzosi nella profezia: il Signore verrà, assiso sulle nubi, separerà i buoni dai cattivi, si leverà sui cori angelici e parlerà alle genti con voce piena. Ma avrà l'accento ternano.



 
03 Giugno 2011

Da quando mi hai lasciato


Versi struggenti per gli innamorati urbani


Da quando mi hai lasciato
non ho più trovato la verza ripiena
dal kebabbaro,
quella con il riso,
che costa pure poco.
Da quando mi hai lasciato
gli adeguamenti Istat
sono stati più salati del previsto.
Da quando mi hai lasciato
la situazione motoristica è precipitata:
il Free mi ha abbandonato,
ho comprato un Sym
ed ignoti me l'han fatto cadere
dopo due settimane.
Da quando mi hai lasciato
tutto ciò che cerco nella vita
son fellatio per dimenticare,
poiché bere fa ingrassare
e l'addome merita rispetto.
Dunque l'alcool no
perché fa venire la panza
e l'alito cattivo;
la droga no
perché non finanzio multinazionali;
il bricolage no
perché ho una dignità.
Da quando mi hai lasciato
la prosa è faticosa;
invece con la poesia
ogni tanto vai a capo
e ti riposi.
Da quando mi hai lasciato
Roma puzza di più,
i barboni pisciano con maggiore ostinazione,
i cani cacano
che sembran quasi nutriti a prugne.
O forse puzza uguale,
ma senza un buon collo da sniffare
il ciccion sudato che sale in autobus
con la Peroni da sessantasei
è più difficile da neutralizzare.
Da quando mi hai lasciato
mi servo delle anafore senza pudore
perché dispensano dall'eccessivo escogitare
e danno ritmo risolvendo grattacapi.
Da quando mi hai lasciato
l'amore tra Shakira e Piqué
è la cosa più bella che mi sia capitata.
L'altra è il mondiale vinto dalla Spagna.
Ci giocava Piqué,
la sigla era di Shakira.
Ma Shakira e Piqué non sapranno mai
di essere così importanti nella mia vita.
E cosa ne sarebbe stato di me
senza Xavi
e senza Iniesta?
Il calcio molce le cure
poiché fa pensar solo a se stesso.
Da quando mi hai lasciato
hanno arrestato pure Beppe Signori.
Da quando mi hai lasciato
il 4-2-3-1 sembra già superato:
tutti vogliono il 4-3-3,
sia nel calcio
che nella vita.
Ma non quello di Zeman,
che prendi ottanta gol a stagione;
no: quello di Guardiola,
ché tutti vogliono essere
belli e vincenti.
E però stan tutti in coda
per via del traffico deviato.
Da quando mi hai lasciato
i lavori alla Tiburtina sono rallentati.
Da quando mi hai lasciato
non è di maggio questa impura aria.
Ah, no, questa è di Pasolini.
Da quando mi hai lasciato
sono diventato un po' peggiore
e un po' migliore,
faccio ridere di meno,
ma faccio ridere meglio.
Da quando mi hai lasciato
mi piacciono le minorenni,
lepri metropolitane,
così perverse e rassicuranti
e sode.
Mi piacciono per suggerne la giovinezza,
tanto la mia statura morale
si è adeguata a quella misera del corpo.
Che poi non me la danno neanche loro.
Da quando mi hai lasciato
lo spam è peggiorato,
il fornaio di fiducia
mette la mozzarella nella pizza coi peperoni
e trovo salsicce subdole
sotto lo strato di patate.
Da quando mi hai lasciato
le sorprese non son mai belle,
le notizie tutte cattive,
il tempo così così.
Da quando mi hai lasciato
ho sviluppato un'insana passione
per le commedie romantiche
americane,
quelle in cui alla fine tutti si sposano
e sono felici
poiché si sono adeguati
al modello culturale dominante.
Dacché l'arte è figlia del dolore,
ma se la gode solo chi è felice.
Altrimenti mica hai voglia di guardare
Il settimo sigillo,
perché poi pensi:
"Non solo sono stato lasciato,
ma devo anche morire
e non sono manco bello come Max Von Sydow.
E sono per giunta una pippa a giocare a scacchi".
Da quando mi hai lasciato
il punto più basso l'ho toccato
guardando Appuntamento con l'amore.
Oppure mi vedo i film d'azione,
dove tutti sparano a tutti
e alla fine vincono i marines
perché sono delle bravissime persone.
Da quando mi hai lasciato
ho rispolverato il vecchio amore
per Jerry Calà,
che sulle donne fa lo stesso effetto
dell'Ittiosi di Arlecchino.
Una donna accetta tutto di te,
ma non ti perdona
Jerry Calà.
Però ha interpretato
due commedie eccellenti:
Sottozero
con Angelo Infanti
e
soprattutto
Un ragazzo e una ragazza
di Marco Risi,
scritto con Furio Scarpelli,
mica cazzi.
E ha fatto anche
Diario di un vizio,
drammatico grottesco
di Marco Ferreri,
d'un'inquietudine sublime.
E pure Colpo di fulmine
sempre di Marco Risi
non è male.
Ma questo non tutti lo sanno
perché son troppo presi
a salvare le apparenze.
E a me preme sì la reputazione,
ma l'apparenza no
perché da quando mi hai lasciato
...ok, basta, se no viene troppo lunga.


 
23 Maggio 2011

Le ragazze che raccolgono la merda del cane


Le ragazze che raccolgono
la merda del cane
sono d'una grazia inaspettata.
La loro bellezza è una sorpresa,
un regalo del piano regolatore,
un'epifania tra i cassonetti.

Non sono principesse, per fortuna,
perché l'aristocratico belletto
e i pizzi pregiati e gli ori preziosi
son rozzi, son volgari e senza garbo,
imago non di stil ma di protervia,

giacché il Poter giammai è elegante;

ma per portare a spasso l'animale
- gradito certo più d'ogni altro uomo -
rimangono così, come lì in casa,
magari un po' assestandosi i capelli,
perché non si sa mai: può comparire
quel figo del vicino, messo bene.
E allora a far cacare il cucciolotto
è meglio andarci almeno un poco a modo.
Oppure son in abito da sera,
ma, prima di sortir, natura clamat
e un cane non aspetta il fio mondano.

Le ragazze che raccolgono
la merda del cane
si chinano quando il cane ha fatto;

un po' nella maglietta il seno dondola,
il jeans incontinente dona abbagli,
miraggi sul bitum dei marciapiedi,
che quasi centra il palo con lo scooter
colui che il torcicollo a mirar sfida.
E intanto il cane abbaia e vien sgridato
con ferma dolcezza, dolce fermezza.

La busta di plastica, il guanto alla buona
sono meglio di uno scettro o di un ventaglio.

E quanta leggiadria nel civil gesto!

Plebeo, solerte, tenero, schietto,
voluttuoso!

Non pesta il passante dispiaceri
e in luogo dello stronzo riposa
tenue scalpiccio d'asfalto lustro,
lascito gentile e rimembroso
d'un'autentica pleiade urbana.


 
17 Maggio 2011

Saggezza pontificia


Per la beatificazione di JPII, Roma è stata tappezzata di frasi del festeggiato, che campeggiano tuttora dopo l’indimenticabile orgia di preghiera.

Il Premio Perplessità va sicuramente a questa:

Che frasona!


Tralasciando l’espressione facciale dell’autore della sentenza che ne evidenzia l’indubbia sapienza, non posso fare a meno di osservare: ma che aforisma è?!

Gli alunni di tutte le elementari del mondo sono in trepidazione: una nuova frontiera si apre per i pensierini a piacere.

Ora ho capito davvero cosa significhi pontificare.

Ho deciso di iscrivermi al seminario e studiare per diventare papa, cosicché ogni mia proposizione di senso compiuto venga salutata come una massima indimenticabile.

Per portarmi avanti con il lavoro, ho già preparato il mio repertorio:


«Io vi ho chiesto: “Che ore sono?”. Voi mi avete risposto: “Le sette meno un quarto”. E ciò mi è stato utile.»

«Ho sofferto per la sciatica, ma ora va molto meglio.»

«Va’ sempre dritto fino all’incrocio ed al primo semaforo chiedi di nuovo: qualcuno saprà darti le indicazioni che cerchi.»

«Quando ci sarà una serie di rimpalli nella vostra area, non abbiate paura di spazzare.»

«Rimbocchiamoci le maniche: la casa non si pulirà da sola.»


Crepi l’avarizia, qui non si bada ad enfasi.

Ma poi tutto ‘sto casino per la beatificazione quando bastava un giro di telefonate: “Pronto? Allora siamo d’accordo, facciamo che da oggi è beato”.

Beatificazione mi fa pensare a panificazione.

Che poi si tratta di questo: un anziano vestito in modo bislacco recita delle formule magiche e cambia il titolo professionale ad un morto.

E comunque a Roma esiste il pub GP2, locale cattolico dedicato a Wojtyla. Chissà se ci si rimorchia.

 

Appendice – Un altro aforisma sopravvalutato

“Nulla si costruisce sulla sabbia, tutto sulla pietra, ma noi dobbiamo costruire come se la sabbia fosse pietra”, Jorge Luis Borges, Frammenti di un vangelo apocrifo in Elogio dell’ombra.

Se fosse di Paulo Coelho sarebbe giustamente deriso, ma siccome è di Borges siamo costretti a dire che è grandioso.


Chiudo dunque con un mio imperdibile componimento poetico in linea con i sommi esempi di nobiltà dello spirito appena citati.


Noi come la pioggia

Senti la pioggia che batte contro le finestre.
Anche noi siamo come la pioggia.
Anche noi battiamo contro le finestre.

 
16 Maggio 2011

Bambini, oggi vi insegniamo ad ammazzare il più debole


Dal Corriere dell'Umbria di oggi

Alunni a scuola di pesca


Domani invece la giornata contro il bullismo.

 
09 Maggio 2011

Logica vs. Legge - Lotta di classe in treno


Treno Orte-Roma Tiburtina.
Il Passeggero Razionale constata che la seconda classe è piena. Va avanti ed arriva al vagone di prima classe, completamente vuoto, fatta eccezione per quattro o cinque posti occupati.
Si siede ed inizia a leggere un libro.
Arriva il Controllore.

CONTROLLORE Biglietto prego.

Il Passeggero Razionale mostra il biglietto.

CONTROLLORE Questo però è di seconda classe, qui siamo in prima.

PASSEGGERO Lo so, ma in seconda classe era tutto pieno, ho visto che questo vagone era vuoto e mi sono messo qui.

CONTROLLORE Ma lei qui non può stare.

PASSEGGERO Ma non c'è nessuno.

CONTROLLORE O paga il supplemento o se ne va.

PASSEGGERO Visto che mancano venti minuti all'arrivo, non potrei restare?

CONTROLLORE No, non può. Ci sono delle regole da rispettare.

PASSEGGERO Ma non ho tolto il posto a nessuno che abbia legittimamente diritto. Per dire, se arrivasse un passeggero con il biglietto di prima classe e reclamasse il mio posto, proprio questo nonostante tutti gli altri siano liberi, lo cederei, naturalmente. Ma questa è una tratta breve di appena mezz'ora, non ci sono fermate intermedie, chi doveva salire è già salito, quindi non solo non ho danneggiato nessuno, ma non c'è neppure la possibilità che io possa danneggiare qualcuno da qui a fine corsa. E, ripeto, anche se dovesse materializzarsi dal nulla un passeggero di prima classe che volesse il mio posto, me ne andrei. Ma ci sono solo quelle quattro persone laggiù.

CONTROLLORE Mi sta prendendo in giro?

PASSEGGERO No. Sto solo dicendo che non ho di fatto rubato niente a nessuno.

CONTROLLORE Insomma, le regole sono regole. I passeggeri di prima classe hanno diritto alla loro privacy.

PASSEGGERO (sbigottito) Ma non sto mica in braccio a loro! Né li sto importunando o ascoltando i loro discorsi!

CONTROLLORE Queste battute non le sopporto. I passeggeri di prima classe devono avere la loro tranquillità.

PASSEGGERO Ma quali battute?! Potrei capire se stessi ascoltando musica a tutto volume. Ma sto leggendo un libro in silenzio, non do fastidio a nessuno. Mi scusi, ma se sale un passeggero del tutto identico a me con un biglietto di prima classe, si siede qui e si mette a leggere un libro come sto facendo io, cosa cambia ai fini della tranquillità dei passeggeri là in fondo? Dubito che percepiscano nell'aria la presenza di un povero. Oppure se io stesso ora tiro fuori un biglietto di prima classe o pago il supplemento e poi continuo a fare le stesse cose che stavo facendo prima, cosa muta nella loro condizione? In che modo posso ledere la loro privacy o la loro tranquillità ora e smettere di farlo automaticamente non appena estraggo un biglietto più costoso di quello che ho?

CONTROLLORE Non faccia lo spiritoso. Ecco, vede? Laggiù nel vagone di seconda classe ci sono due o tre posti liberi.

PASSEGGERO Sì, ma ci sono di mezzo borsoni e valigie, per sedermi dovrei scavalcare alcuni passeggeri, farne scansare degli altri, far spostare le cose a qualcuno. Così facendo sì che disturberei la quiete di alcune persone. Mentre se rimango qui, nessuno viene turbato dalla mia presenza.

CONTROLLORE E se tutti facessero come lei? Se tutti quelli di seconda classe si mettessero in prima perché è vuoto?

PASSEGGERO Beh, a parte che è un problema che non si pone vista l'improbabilità dell'evenienza, ma va bene, radicalizziamo la questione: seppure tutti quelli in possesso di un biglietto di seconda classe si sedessero in prima e si alzassero qualora salissero passeggeri di prima classe lasciando loro il posto che spetta di diritto a chi ha pagato di più, andrebbe più che bene, direi.

CONTROLLORE Ah ecco, quindi facciamo che ognuno fa come gli pare e non conta più la differenza tra prima e seconda classe! Questa è una sua idea, però!

PASSEGGERO Ma non sto facendo un discorso politico sull'abolizione delle classi e l'uguaglianza. Il mio è un ragionamento puramente logico e pragmatico. Ecco, vede? Ora che io mi sono alzato, non è che al mio posto si è seduto un passeggero con un biglietto di prima classe, visto che non ce ne sono ed il vagone è completamente sgombro: è rimasto vuoto. Dunque, vuoto per vuoto, non è meglio che ci si sieda qualcuno?

CONTROLLORE No!

PASSEGGERO Ma scusi, i sedili sono fatti per le persone. Così stiamo facendo fare un viaggetto a delle poltrone vuote! Che senso ha?! Guardi, il vagone è vuoto, ci sono solo quattro o cinque persone per una cinquantina di posti!

CONTROLLORE C'è una regola e va rispettata.

PASSEGGERO Ma la regola deve essere tale in quanto giusta, non è che è giusta in quanto regola. Poi esistono anche il buonsenso, l'applicazione e l'interpretazione volta per volta.

CONTROLLORE La legge è la legge.

PASSEGGERO Ho appena capito che la legge serve a dare un motivo di vita a chi non ne ha di migliori.

CONTROLLORE Lei ha un motivo di vita?

PASSEGGERO Migliore di questo.

CONTROLLORE Arrivederci.

PASSEGGERO Arrivederci.


 
27 Marzo 2011

"Sonetti del barbiere libertario" 7


S'io nun vojo fà 'n fijo è perché t'amo.
Ché chi de te nun je ne frega 'n cazzo
pòe stà sicura che t'imprena a razzo.
Me premi più tu che 'l pròleo richiamo.

Te vojo risparmià dolori e doje
e 'l mutuo e ambasce e "n' posso" e "'l fijo sta male":
sei libera de fà quel che te cale.
Per me tu nun sei mamma e nun sei moje

né donna: per me tu sei tu, amata,
no 'n forno pe' fà lievità lo sborro.
Nun crede al prete, a' filmetti, al datore:

serena e fresca, son tue le ore,
e nu' sfiorisci e nun devi dì "corro",
perché alla morte ce vai riposata.

'Na madre è schiavizzata:
tutte pensono d'esse l'eccezione
e se ritrovan cojonate e prone.

 
21 Marzo 2011

Individuo desavianizzato


Mentre guardavo uno struggente filmato che raccoglie i più bei dribbling di Iniesta, pensavo: "Certo che Saviano m'ha proprio rotto 'l cazzo".
Per carità, ha fatto tantissimo per la lotta alla mafia. Grazie a lui ho infatti deciso di impegnarmi ancor più seriamente per l'estinzione di tutte le mafie, affinché nessuno scriva mai più un libro sulla camorra.
Ché poi non si sa mai: cominci con una calvizie irrisolta, e ti ritrovi a dispensare ricette della felicità in cui l'ingrediente segreto sono le piccole cose di tutti i giorni, le quali però sono due palle così.
Io sono un calvo intrappolato nel corpo di uno stempiato, quindi stai a vedere che se racconto uno scippo ad un amico, l'indomani mi ritrovo una folla di adoratori sotto casa e comincio ad inebriarli di patetismo?
Facezie a parte: massimo empatico e solidale rispetto per chi è costretto a vivere prigioniero. Ma anzi no! Va bene, dai, sì. Anche perché per merito di Saviano oggi la scienza sa cosa sarebbe successo se il diario di una tredicenne avesse conseguito un titolo di studio in una zona disagiata. Però perché vendicarsi su di me? Che t'ho fatto io?
Mi sono commosso cerebralmente nel leggere la sua lista delle dieci cose per cui vale la pena vivere.
Egli ti insegna la Vita, e tu rimpiangi l'alternativa.
Che dire dell'aulico punto sette?

"Tuffarsi ma nel profondo, dove il mare è mare".

Anche a me piace penetrare ma nel profondo, dove la fica è fica e non già ortica.

Di sicuro, il più nobile è il punto terzo:

"Andare con la persona che più ami sulla tomba di Raffaello Sanzio e leggerle l'iscrizione latina che molti ignorano".

Deh, i bei tempi in cui per fare colpo su una ragazza si impennava con la BMX.

Ma sono soprattutto gli elenchi che gli hanno mandato i lettori a farmi scoprire di essere circondato da gente migliore, che sa di esserlo e dona al mondo la propria irraggiante luce al neon spirituale.
Codesti candidati al Pallone d'oro della Sensibilità hanno vergato liste così pregne di dolci emozioni, delicato lirismo ed intensa poesia, che ho rivalutato Scagnetta, uno che al mio paese dicevano che inculava le galline.
Scorrendo le preferenze dei buoni, si nota che i bambini vanno per la maggiore, specialmente i loro sorrisi.
Questi ad esempio i primi tre punti di tale Aurora:

1. La mia bimba.
2. Tutti i bambini del mondo.
3. La speranza di poter aiutare un giorno un bimbo in difficoltà.

Una donna che deve decisamente tanto all'esistenza di una determinata fascia d'età.
Se non fosse esistita l'infanzia, si sarebbe tranquillamente suicidata a cuor leggero.

La famiglia si mantiene stabile; il bene per il prossimo se la gioca; il cielo, il sole e il mare appaiono un po' in calo; Dio, con le potenzialità che ha, potrebbe fare di più; un buon libro in zona salvezza grazie alla sobria diversità degli animi particolarmente semplici e puri, e potrebbe anche sperare nell'Europa League (ma poi, perché un libro, un vino ed un jazz sono sempre buon? "Cosa c'è di meglio di sedersi in poltrona davanti al camino leggendo un libro senza infamia e senza lode?"; "Gradisci del vinaccio qualsiasi?"; "Hey Joe, suona un jazz così così"), mentre la sterminata umanità dei bravi cittadini, co' 'na lasagna e tre canzoni te ce salva 'l pianeta.
Ma il grande classico che non muore mai resta senza dubbio fare l'amore.
Fare l'amore, eh, sia chiaro, mica fare sesso. Quello è da bestie.
Queste sono persone perbene, senza sentimento manco s'allacciano le scarpe.
Rigatoni col sugo sì, purché ci sia amore.
Loro mica scopano. Loro lasciano duettare le anime.
Non uniscono il pene alla vagina (la bocca al pene o alla vagina oppure il pene all'ano, non ne parliamo): al massimo strofinano la pupilla contro quella dell'altro, a lei si bagna la ghiandola pineale e quando lui viene emette dall'uretra versi di Prévert (il quale peraltro gode di un anagramma che avrebbe reso molto più apprezzabile la sua opera, la sua persona e la vita di tutti i suoi ammiratori).
D'altronde, al punto nove, Saviano scrive:

"Fare l'amore in un pomeriggio d'estate. Al Sud".

Mah, io una volta ho trombato a Marsala, ma m'è sembrato uguale.

Sarebbe interessante un cortocircuito sul tema. Che so:

"Fare l'amore con una bella strappona".

Insomma c'è così tanto amore intorno a me che tutto sommato i Casalesi non sono male.

Ma pensa se Saviano, dopo tutte le minacce, alla fine muore perché casca dal motorino.
Comunque io aspetto che esca al cinema Alien vs Saviano.

Il miglior motivo per cui vale la pena vivere? La possibilità di suicidarsi.

Anche io volevo scrivere la mia lista delle dieci cose per cui vale la pena vivere, ma ho rinunciato perché le prime quattro erano pornostar.


 
18 Marzo 2011

Balneazione metafisica


Da Avvenire di oggi

Dio è un brodo


Ma non prima di tre ore dall'eucaristia.

 
04 Marzo 2011

Esistenze trascurabili


"Rododendro", disse il botanico raffreddato divorato da sottaciuti rimpianti.
"Sono scarico", gli fece eco l'amico elettricista, logorato dagli impianti.
Erano inseparabili, legati dalla comune passione per l'assenza di passioni, un fenomeno a cui si interessavano da tempo con il piglio di uno che ha piglio.
Quel giorno se ne stavano seduti sul gradino del pianerottolo a guardar passare la vita. E la vita non li degnava di uno sguardo.

Il cielo era terso, il mare seguiva a breve distanza, ancora in corsa per il podio.
Quel giorno era un bel giorno, tranne che per chi abitava nell'universo.
Niente di particolare, un giorno come tanti altri. Era questo a renderlo insopportabile.

Un tale stava risalendo il vialetto. E non si era mai visto un pronome indefinito che cammina. Eppure, l'uomo che procedeva dietro a passo irrilevante, non sembrava badarvi.
Si chiamava Christian, e ciò era umiliante.
Aveva un buon posto di lavoro, ma nonostante questo era felice.

Nicola aveva dei figli. Non era felice. Nicola era sempre stato una persona intelligente.
Nicola non c'entrava nulla con Christian. Non si conoscevano, non si erano mai visti e non si sarebbero mai incrociati nemmeno una volta in vita loro, da lì fino alla morte. E non lo avrebbero mai saputo.
Christian sembrava sereno nell'ignorare che in tutta la propria vita non avrebbe mai avuto a che fare con Nicola neppure in veste di passante occasionale che passa vicino ad un altro e non lo vede.
Nicola ricambiava.

Quando entrava la primavera, Fausto usciva.
Tipo poco accomodante. Fin troppo duro con se stesso e con gli altri.
Lo accusavano di aver sempre preferito smaccatamente tra i suoi due figli, fin dalla loro nascita, il primogenito, Patrizio. Lui negava e si difendeva sostenendo recisamente che non aveva mai favorito nessuno dei due ed aveva sempre amato allo stesso modo anche l'altro, Plebeo.
Non c'era niente da fare. In generale, nel mondo.

Quel giorno c'era anche Michele, come ogni altro giorno.
Michele era un individuo, e tanto bastava.
Aveva letto tutta la Recherche di Proust, ma nel verso sbagliato, quindi non aveva giovato in alcun modo al suo esiguo bagaglio culturale.
Specialista degli sforzi vani, praticava sollevamento pesi a scopo non sportivo.
"La vita è un frutteto", gli ripeteva sempre il nonno quando era piccolo. Quando era piccolo lui, non il nonno. Quando Michele era piccolo, infatti, il nonno era già grande, perfino anziano. O comunque, non coetaneo del nipote. E non era nemmeno suo nonno. Era il nonno, non suo nonno. La vecchiaia produce nonni generici.
"La vita è un frutteto". Crescendo, aveva capito che era vero, ma di mele cotogne.

Franco era insincero.
Quel giorno però non aveva colpe, a parte la respirazione.
Quando la sua ragazza lo aveva lasciato per un altro, si era gettato anima e corpo nella musica.
"Per fortuna che c'è la mia chitarra", soleva dire, "lei non mi tradisce mai". Poi un giorno la sua chitarra scappò con il suo migliore amico.
Ma quel giorno stava sorseggiando una bevanda con una donna, poiché, malgrado tutto, non aveva perso del tutto la fiducia nel prossimo. D'altronde, non lo aveva fatto neppure il cane di Gianni, neanche dopo la terza volta che era stato abbandonato sull'autostrada. Ogni volta, indefessamente, ritrovava la strada di casa e tornava dal padrone, segnalandosi in tal modo come il cane più ottimista della storia. E questa è l'unica cosa interessante che ci sia da dire su Gianni.
Franco osservava Giada e rifletteva sul fatto che forse avrebbe fatto più effetto un drink che una bevanda.
Ma Franco non aveva mai amato la mondanità. Non amava gli aperitivi, non amava quei ristoranti à la page arredati con design post moderno che però esci e puzzi di fritto.
Nel mondo ideale, pensava, il fritto non esiste; non esiste il post moderno ed a nessuno importa alcunché del design; si fa sesso alle dieci del mattino sulle panchine della piazza principale e chi dice "à la page" viene esiliato dal consorzio umano.
Ma viveva in questo mondo e gli amplessi di qualità erano indissolubilmente legati al design post moderno.
Così Franco era costretto a parlare con Giada.
I loro erano discorsi intensi.
Quel giorno, Giada e Franco si stavano confrontando su temi filosofici che riproponevano in smagliante forma aulico-lirica quello che, nello stesso momento, a chilometri di distanza e di empatia da lì, un indistinto signore sul treno stava leggendo nel testo La segmentazione di domanda e offerta.
"Non si desidera ciò che è facile ottenere", disse Giada.
"E' vero. Vedi per esempio la fica".
Ella vide la fica. Ne convenne. Lui non venne. Lei se ne andò.
Franco ripensò a tutta la propria vita. Ci mise un attimo.
Dalla vita aveva avuto tanto: tante amarezze, tante sofferenze, tanti dispiaceri.
Effettivamente, notò, a pensarci bene, sarebbe stato meglio se dalla vita avesse avuto un po' meno.

Giovanni guardava tutti dall'alto in basso. Era una persona umile, ma era alto due metri e venti.
Tenero e discreto com'era, ci teneva sempre a ribadire con dolcezza: "Non sono snob, sono semplicemente alto".
Ma la gente è superficiale, così non si nominava mai Giovanni senza anteporre al nome "quello stronzo di".
Faceva il fornaio ed era piuttosto benestante, perché, si sa, il pane va via come la cocaina.
Anche quel giorno Giovanni faceva il fornaio.

Alessio era il più grande centralinista del mondo.
Ma tutto ciò che desiderava era conquistare Simona. Difficile, ma comunque meno della Partia.
Chi gli diceva che le donne badano al fascino, chi all'aspetto estetico, chi al portafogli. Così, per sicurezza, comprò un frac, si scolpì gli addominali ed aprì un conto in banca. Per poi scoprire che era lesbica.
"Quanto tempo buttato", pensò. Ma quale tempo non è buttato?
Sarebbe bastata una domanda, e si sarebbe risparmiato quantomeno l'umiliazione di allenarsi in palestra vestito come Fred Astaire.
Gli rimaneva comunque il conto in banca. Vuoto. Ma si era informato sul brahmanesimo, per cui si sentiva miliardario.

Luciano si era fatto una famiglia, ed era stato in galera per questo.
Alla fine era stato assolto perché era riuscito a dimostrare che tutti i componenti erano maggiorenni e consenzienti.
Quel giorno stava conducendo la propria vita, ma la propria vita non conduceva da nessuna parte.
Essere un chiromante gli consentiva di non doversi portare sempre una rivista sulla tazza del gabinetto.
Ma non si sentiva appagato.
Salì su un taxi.
"Dove la porto?".
"Dove mi porta la vita".
Girarono in tondo. Gli costò una fortuna.

E poi c'era Gisella, ma morì, e subito la sua esistenza parve a tutti meno trascurabile di quella degli altri.
Null'altro da segnalare sul suo conto.

Quel giorno, il botanico e l'elettricista, Christian e Nicola, Fausto, Patrizio e Plebeo, Michele, Franco e Giada, Gianni e il cane, il tizio del treno, Giovanni, Alessio e Simona, Luciano e il tassista, Gisella e tutti gli altri sulla Terra vivevano. Gisella di meno.
Un giorno - eccetto Gisella - avrebbero scoperto il senso della vita. Glielo avrebbe detto Goffredo, che lui di queste cose ne capisce.

 
02 Marzo 2011

Vegan: il fricchettonismo danneggia la causa


Guida pratica per mangiar vegano come Cristo comanda - benché Cristo non sia mai esistito e l'idea stessa di dio sia una stronzata (e questa virata ateo-antiteista, apparentemente gratuita, invece c'entra eccome, giacché la religione è strettamente connessa all'antropocentrismo, che è il responsabile principale dello sfruttamento animale - a parte il testadicazzismo che caratterizza il genere umano sin dagli albori della specie)



Mi capita tra le mani un quotidiano del giorno prima e leggo:

"Vegetariani fin da piccoli? Si può fare".

Il mio primo pensiero è: "Eh, che scoperta sensazionale! Si vede proprio che questo giornale lo stampa Gutenberg!".
Ma il mio secondo pensiero è di gioiosa soddisfazione: ogni contributo contro uno dei più stupidi dei tabù e contro la pervicace e pertinace ignoranza sul tema è quantomai prezioso.
Sotto all'articolo principale noto un'intervista il cui titolo quasi mi commuove:

"Mia figlia è vegana e in piena salute".

E' la testimonianza di una genitrice che si occupa di "alimentazione sostenibile, stili di vita alternativi ed ecologia".
Comincio a leggere e la mia attenzione si sofferma sulla risposta alla domanda su cosa mangi sua figlia:

"Fa colazione con una bevanda a base vegetale (latte di riso, di soia, di mandorle fatti in casa) oppure yoghurt di soia con dei fiocchi di mais, altrimenti pane integrale e marmellata. I pranzi e le cene sono a base di cereali e legumi: zuppe di fagioli, riso e lenticchie, pasta e ceci, orzo, avena, miglio, accompagnate da verdure, alghe e semi oleosi. Come condimento prediligiamo l'olio di semi di lino e il gomasio. Le sue merende sono a base di frutta fresca e secca, ma ogni tanto mangia anche i biscotti e la cioccolata".

Ed ecco che il mio terzo pensiero è: "Ammazza che pranzo de mmerda".
Va bene lo stile di vita alternativo, ma un po' meno alternativo no?
Beh, "ma ogni tanto mangia anche i biscotti e la cioccolata", eh. Certo, il becchime col brecciolino innaffiato da succo di dattero della Caledonia è meglio, ma qualche strappo ci vuole, suvvia.
E mi pare quasi di provar più simpatia per mio zio, uno dei maggiori antivegani che abbiano mai calcato il pianeta (ma uno di quelli seri, che con onestà intellettuale ammettono: "A me me piace la pancetta, quindi cor cazzo che smetto", mica come quei cialtroni istruiti che con la protervia fornita loro dal sopravvalutato titolo di studio fanno appello a chissà quali principii filosofici per giustificare la propria brama di ventresca e tentano attraverso acrobatici e sofisticati - nel senso alimentare del termine - eurismi accademici di convincerti e soprattutto convincersi che mangiano pajata per un ideale), il quale suole affermare: "Io le buffonate nu' le magno".
Subito mi sono immaginato una persona non ancora vegana ma che magari sta pensando di diventarlo tra mille esitazioni oppure un semplice curioso dell'argomento che si imbattono in un simile menù.
Innanzitutto, già quel "fatti in casa" potrebbe destare dubbi.
Per quanto sia ovviamente ed anarchisticamente preferibile l'autoproduzione in quanto affrancamento dalla produzione industriale, mi rendo conto che pochi possono mettersi a preparare autonomamente latte di soia e affini. Io stesso non lo faccio. Ma non c'è da disperarsi: è possibile trovarli in qualsiasi supermercato, quasi sempre anche di marchi etici.
"Ma il latte di soia è cattivo e costa pure tantissimo!". Niente affatto. Tale diceria è tutta colpa del latte Valsoia, che è il più diffuso e dunque quasi sempre il primo che capita di provare al neofita appena gli viene voglia di assaggiare questa misteriosa bevanda. Ma il latte Valsoia fa schifo, è marrone ed ha un prezzo ingiustificatamente alto, quindi si lasci pure che il signor Valsoia ci si faccia il bidet e si cerchino i tanti altri latti di soia squisiti e decisamente economici. Per esempio, il Soyanat od il Sojasun, che hanno il ragionevole prezzo di 1.50, oppure quello ad un euro dell'Eurospin. Ed in ogni discount si trovano marche di latte di soia buonissimo ed a bassissimo costo.

Ma è al momento dell'elenco delle insostenibili pietanze con cui Mamma Sostenibilità tortura la propria creatura indifesa che ho provato il più forte moto di empatia e scoramento.
Voglio dire, chiunque si scoraggerebbe nel leggere che per essere vegano ci vogliono olio di semi di lino, alghe e gomasio.
D'altronde, cosa c'è di meglio per sfatare alcuni luoghi comuni che fomentarne degli altri?
Tra le voci infatti più diffuse tra gli onnivori sui vegani c'è quella per cui mangiamo solo insalata scondita oppure che abbiamo bisogno di procacciarci chissà quali cibi strani e sconosciuti che possiamo reperire soltanto avventurandoci sulle vette dell'Himalaya o di cui v'è traccia solo nei più alternativi bazar suburbani di Manhattan. Come se esistessero dei generi alimentari chiamati vegan che non hanno niente a che vedere con quelli normali ed i vegetali stessi mangiati dai vegani fossero un altro tipo di vegetali alieni fatti crescere appositamente secondo procedimenti alchemici od in condizioni naturali ed atmosferiche particolari col bollino vegan. Praticamente, secondo la leggenda ci sono i broccoli normali ed i broccoli vegan, una sorta di meta-broccoli.
Tant'è che quando dico a qualche carnivoro: "Ma guarda che pure le penne all'arrabbiata, per esempio, sono un piatto vegan", vedo sgranare gli occhi colmi d'uno sbigottito stupore che si manifesta nella forma sonora d'uno strozzato: "Non c'avevo mai pensato".
Chissà quante volte la gente mangia vegan senza saperlo.
Immagino mia nonna che chiede se sia difficile preparare un pasto vegan: "Ma no, che ci vuole? Basta prendere del bulgur o del tempeh, poi macini della tapioca con della gomma di guar, ci spruzzi un po' di tamari ed hai fatto, è facilissimo".
Ebbene, al fricchettonismo etno-alimentare a-tutti-i-costi, io oppongo il salvifico veganismo casereccio.
Pasta e facioli (con la C tosco-romana), è vegan; il risotto ai funghi, è vegan; le linguine al pesto trapanese, sono vegan; trofie zucchine e pachino, sono vegan.
Quindi, mi rivolgo a voi non-vegani che magari ci state facendo un pensiero, onnivori tutti, curiosi occasionali: io sono un vegano ed un edonista sfrenato che non ha mai rinunciato alla buona cucina, e sono anche uno che tiene molto alla forma fisica, quindi bado tanto al mangiar bene quanto al mangiar sano. E - momento di patetica presunzione per una giusta causa - sarà un caso, ma io, vegano che ama deliziare il proprio palato, ho il fisico oggettivamente migliore rispetto a tutti i miei amici onnivori (e questo, care lettrici, è un motivo in più per darmela - era questa la giusta causa, mica l'ulteriore sprone al veganismo). Ascoltatemi dunque.
Ma mi rivolgo soprattutto ai bambini.
Non temete: non dovrete ruminare pane azzimo al cardamomo mentre i bulli vi sfottono (giustamente) dall'alto del loro Kinder Delice. Per fare colazione o merenda, vi basterà andare, che so, al Todis, e troverete dei normalissimi cereali con pezzi di cioccolato fondente. Ci sono poi i biscotti Grancereale et similia, le creme al cioccolato come la Nutella della Valsoia o della Coop, i cornetti Privolat della Misura ripieni di cioccolato o marmellata, i Doricrem Dark della Doria (se proprio non si può fare a meno di foraggiare il grande capitale), e ancora tanti e tanti prodotti ottimi preparati senza spremuta di vacca, mestruo di gallina o vomito d'ape.
Per pranzo, le vostre mamme fanno bene a farvi mangiare cose magre e salutari, perché vi evitano di ingrassare, e, se siete snelli, siete più agili, più sani e più belli. E la rima rosannalambertucciana era assolutamente voluta. Però, vaffanculo all'olio di semi di lino. C'è tanto bene l'olio d'oliva, con cui potrete farvi preparare delle cremosissime farfalle panna e zucca - visto che la panna da cucina 100% vegetale non manca in nessun supermercato - e dei peperoni ripieni di pangrattato e spezie. E non diventerete certo degli obesi con le patate arrosto.
Per cena, sapete cosa faccio spesso io? Prendo un'abbondante pagnottella di grano duro e la farcisco con due hamburger di soia a daje giù con crema d'olive, pomodori secchi, carciofi, crauti, condendo con mano pesante senza lesinare sulla senape per un pasto ad alto tasso di godimento.
Anche per gli hamburger di soia c'è vasta scelta (sempre eliminando in partenza quelli Valsoia, i quali, oltre a costare una cifra vergognosa, hanno anche albume d'uovo nell'impasto): ci sono i Kio-ene surgelati in confezione da quattro a 2.60, i Soyanat od i Sojasun freschi, e poi le polpette vegetali, le gocce di verdura, e hai voglia a mangiare.
Le alghe possiamo anche distribuirle sulla sdraio del vicino di ombrellone.
Per carità, amo anche io un pizzico di esotismo gastronomico, mi piace provare e sperimentare, adoro il seitan e quant'altro, ma si tratta di sfizi, non della base irrinunciabile della dieta vegetaliana (con la L, non confondiamo).

Come vedete, l'alimentazione vegan è semplice, costa incommensurabilmente meno di quella onnivora (mezzo chilo di fagioli 40 centesimi, mezzo chilo di prosciutto 5 euro), è quantomai varia e saporita e comporta benefici di vario genere, dall'organismo alla linea, dal vigore alla sessualità - per la cronaca, nemmeno a quindici anni avevo una simile facilità di erezione. Sarà che più cresco e più sono arrapato, ma quantomeno il corpo reagisce alla grande alle mie esigenze psico-estetico-testosteroniche (lettrici, questa è un'altra ragione per voi-sapete-cosa).
Non si tratta di rinunciare a qualcosa, bensì di scegliere alcuni piatti al posto di altri.
Quando si va al ristorante e si sceglie un primo, nessuno ti dice che così facendo hai rinunciato a tutti gli altri primi (e - sia detto per inciso - evitare che miliardi di animali vengano imprigionati, sfruttati, torturati e ammazzati mi pare una valida motivazione per operare una scelta).
Quindi, oh innocente figlia dell'eco-procreatrice, la prossima volta che tua madre ti proporrà un pasto del genere, nonostante il turpiloquio ti offra una vasta gamma di risposte possibili, io ti suggerisco questa: "Mamma, perché non riponi il gomasio nel posto che consente a te e papà divertenti variazioni sul tema dell'altrimenti tedioso dovere coniugale?".

 
26 Febbraio 2011

Sisifo faceva trekking

 

La mia madeleine proustiana: oggi, dopo aver cacato, la puzza mi ha ricordato il defunto zio Cesarino, noto ammorbatore di cessi.
Così ho passato in rassegna la mia vita, perché è più interessante di quella dello zio Cesarino. E la mia vita non è per nulla interessante. Anche se ci sarebbe da capire perché mi sudi così tanto il culo.
D'altronde, quando ti ritrovi ad esaltarti con i filmati di Earnie Shavers, significa che la tua vita è veramente agra, mica come quella di Luciano Bianciardi.
Ho pensato che, a ventisette anni, Jim Morrison era già leggenda. Io ho l'ernia al disco.
Che spettacolo, Earnie Shavers.
Eppure, nonostante sia stato probabilmente il pugno più potente nella storia del pugilato, le ha prese anche lui. E quello che gliele ha date, adesso ha il Parkinson.
Nella vita non vince mai nessuno. A parte Hugh Hefner.
Ma chi invidio di più sono quelli che si sono potuti permettere di curarsi per la dipendenza da sesso. "Troppa passera, ho bisogno di smettere".
Anche io ho sofferto di dipendenza da sesso, ma m'è toccato farmela passare.
La differenza tra perdere nello sport e perdere nella vita è che nello sport il fischio finale arriva quantomeno dopo un paio d'ore.
Si usa dire: "Hai tutta la vita davanti!". E' proprio questo il guaio! Che palle! Tutta una vita non si regge proprio.
La vita è dura perché dura.
Attendere una settantina d'anni (e, se ti dice male, anche oltre) prima di essere liberati dal supplizio mi pare francamente eccessivo.
Sarebbe come costringere il portiere della squadra ultima classificata del campionato di Terza Categoria a subire goal con il rigore a cucchiaio per tre giorni consecutivi davanti alla ragazza che gli piace mentre lei gli ripete dagli spalti: "Tu sei una persona meravigliosa, ma lui mi piace perché ha quel non so che".
Il non so che. La più meschina atrocità che si sia mai abbattuta sulle relazioni umane.
Il non so che è la scusa che consente alle persone imbecilli di accoppiarsi con altre persone imbecilli mantenendo la coscienza pulita.
Il non so che premia l'imbecille e penalizza l'intelligente.
Il non so che: se non sai cos'è, non c'è.
E quando qualcuno ti piace per "quel non so che", quel "non so che" è la tua fame.
Quando una donna mi tira fuori la storia del non so che, comincio ad equipararla al merlo indiano di una pizzeria al taglio del mio paese che dava il buongiorno ai clienti. Neanche lui me l'ha mai data.
Se mi dici che ti piace qualcuno (specie se al posto mio), pretendo un elenco dettagliato di tutte le qualità fisiche, intellettive, etiche ed umane per le quali ti suscita attrazione. Se la somma ottenuta risulta inferiore a quella delle qualità che riconosco a me stesso (e che dovresti riconoscere anche tu, se non avessi preso Beverly Hills 90210 per Quark Speciale), mi rimborsi il drink e mi paghi la escort.
A proposito di escort, in tutta la vicenda dei festini ad Arcore non è ancora stata posta la giusta attenzione sul punto più importante: Nicole Minetti è una fregna.
"Quanto sei sboccato!", qualcuno penserà, "molto maleducato". Sì. La buona educazione è il valore di chi non ha valori seri.

Sono sempre più convinto che ho fatto bene a non essere andato alla manifestazione del 13 febbraio: mai viste piazze così gremite di passera, e non avrei potuto provarci con nessuna, altrimenti sarei stato linciato.
E comunque è incredibile: nonostante esistano Ovidie e Sarah Silverman, la maggior parte delle donne comuni continua a tirarsela. E per ubbidire al testosterone che ti tiranneggia, devi fingerti stupido di fronte alle scuse più acrobatiche: "Scusami se non ti ho più risposto, ma non potevo usare il cellulare perché mi è passata davanti una Citroen Ax. Mi sembrava immorale utilizzare uno strumento tecnologico in presenza del proprietario di una Citroen Ax nel mio stesso emisfero".
Vorresti insultarla, ma, se osi anche solo farti scappare un dubitoso "mh", "ho chiuso con lui perché è una persona pesante ed irrispettosa che assilla"; se dici: "Ma guarda che a me puoi parlare con franchezza, ho l'intelligenza e la maturità sufficienti per accettare una verità spiacevole" "E' uno stalker!".
Avere un alto senso della dignità, con le donne penalizza molto.
E poi vedi trionfare il piacione - quello che sceglie un cocktail in base al colore che si abbina meglio con la sua camicia fosforescente - grazie a dinamiche perverse: "Pfui, ma guarda quello che deficiente. Cosa ci troveranno le altre donne in quello là. Ma dico, sono io l'unica ad accorgersi che è patetico con quelle pose? Tutte lì a spasimare per questo coglione e non è nemmeno bello. Basta, ci vado a letto, così le altre lo capiscono che sono migliore di loro".
Che poi tu le chiedi: "Ma non ti faceva schifo?". E lei ti risponde: "Sì, all'inizio sì, ma poi l'ho conosciuto meglio ed ho scoperto che ha...quel non so che".
La piacioneria è una piaga sociale. Ed in costante espansione, per giunta. Prova ne sia l'epidemia di corsi di seduzione. Ma maestri ed allievi dell'arte dell'adescamento dovrebbero sapere che l'autore da seguire, l'inventore del metodo che le donne continuano a preferire, resta sempre lo stesso: Von Clausewitz.

Dovrebbero essere le donne a provarci con gli uomini, per una questione di parità, ma soprattutto di logica.
Se in un locale io mi avvicino dal nulla ad una ragazza tentando l'approccio, lei può dirmi tanto sì quanto no. E tanto è no.
Se invece è una ragazza (carina. Accettatelo, è così) ad avvicinarsi per prima, qualsiasi uomo direbbe sicuramente di sì. Il margine di rischio è ridotto al minimo.
"Ma non è affatto vero! A me è capitato più volte di prendere l'iniziativa per abbordare qualcuno e mi è andata male". Ci sono solo due casi per cui un uomo possa dire di no ad una donna carina: o è omosessuale o è un coglione. In entrambi i casi, si dovrebbe capire ad una prima occhiata, quindi la colpa è della scarsa intuitività di chi osserva.
"C'è anche un terzo caso: uno fidanzato e fedele". Vedi alla voce coglione. (Qualora la mia ex stesse leggendo: è solo una battuta! Torna! Che uomo senza palle che sono, eh? E pensare che sono diventato così attento solo dopo essere stato lasciato. Chi è sempre puntuale nella vita, è sempre in ritardo nell'esistenza. Come si paga tutto questo? Chiedendosi quotidianamente ad intervalli regolari di quindici centesimi di secondo: "Quale uomo meraviglioso e vincente e decisamente migliore di me sotto ogni punto di vista si starà sbattendo in questo momento la donna che amo?". Per fortuna quando dormi le paranoie si prendono una pausa: gli uomini diventano due o tre per volta. Te la immagini completamente appagata dalla vita ora che è senza di te che si diverte da matti a fare gang bang pure mentre si trova alla cresima della cugina, nel cesso del ristorante subito dopo il sorbetto).
Eppure, l'uomo che mostra maggior disinteresse per la fica è quello che più piace alle donne. Meno bisogno di sesso traspare in te, più il tuo potere seduttivo aumenta. E' il marketing: se il tuo pene sembra un party esclusivo, tutte vogliono partecipare per sentirsi importanti e rassicurate.
Ma gli uomini che fanno i preziosi iperselettivi sono semplicemente dei cretini. Passano per fighi che non devono chiedere mai, ma sono soltanto degli omuncoli banali con ansia da prestazione e nessuna curiosità né fame di esperienze. Un uomo che rifiuta una donna carina senza alcun motivo davvero valido dimostra di non avere il piacere del piacere, e dunque di essere un ebete privo di desiderio e volontà di esplorazione di fronte alle bellezze del mondo.
Un uomo senza brama di conoscenza è un uomo noioso e stupido. E l'edonismo è la forma privilegiata del sapere.
L'uomo ideale è Ulisse, non Ippolito.
Personalmente, giudico una donna in base a come reagisce alla visione del mio portafoglio.
Io ho ancora il portafoglio Invicta primi anni novanta, verde, quello che ti regalavano ai compleanni. Se una, quando lo estraggo, storce la bocca giudicandolo poco virile, significa che non capisce un cazzo. E non capisce niente di cazzo.
Detesto la superficialità. Un vero uomo non si giudica dal portafoglio che possiede. Un vero uomo si giudica da come gioca a biliardino.
Inoltre, i soldi sono una cosa brutta; quindi, volerli conservare in qualcosa di bello, è indice di pochezza e meschinità.

Insomma la vita è dura. Tanto più se ci metti che le donne single non esistono. Sono un'invenzione cinematografica. Quelle bone, almeno.
Ma la vita è dura soprattutto perché non lo è abbastanza per qualcuno.
Ad esempio, non batterei ciglio se sequestrassero il figlio di Sergio Marchionne.
E' intollerabile campare sapendo che il tuo benessere verrà gestito dai sergimarchionni. E per di più in uno Stato.
Io mi sento più al sicuro tra i cannibali che nelle mani dello Stato. I cannibali qualche volta non hanno fame.
Ricapitolando: tocca vivere in balia di sergimarchionni in uno Stato e per giunta in una società antropocentrica.
La prova che l'antropocentrismo sia una cazzata? Beh, gli stambecchi non hanno mai fatto l'heavy metal.
Una civiltà fondata sulle cazzate. Per forza poi hanno successo i Subsonica.
A volte mi chiedo: cosa ne sarebbe stato dei Subsonica se non fossero esistite le parole che finiscono in -ione e in -ento?
Ma la cazzata cazzatarum rimane il fumo.
Fumare nuoce gravemente alla stima che ho di te.
Il fumo rappresenta il massimo livello di perfezione raggiunto dal capitalismo: ti vendo niente (fumo, appunto, che non ha gli effetti interessanti delle altre droghe né l'utilità e l'edonistica consistenza di cibo e bevande), un niente che ti fa male e che ti fa puzzare, te ne rendo schiavo e tu lo compri.
Pagare per puzzare. Pagare per puzzare!
E mentre tu metti in lavatrice il maglione fetido digrignando i denti beige perché dopo avere steso i panni hai la seduta di chemio, il presidente della multinazionale del tabacco si sta facendo fare una pompa in piscina da tre ecuadoregne di dodici anni i cui rapitori sono stati pagati con i proventi ricavati dalle ultime tre stecche che hai acquistato.
I danni del cinema. Bisognerà pur chiarire ad un panzone con la sciatica che una nazionale non lo rende Clark Gable.
E Clark Gable che fuma è Clark Gable con l'alito cattivo.
Mi domando da sempre: perché se inspiro davanti al caminetto sono matto mentre se fumo una sigaretta sono figo?
Nulla è altrettanto privo di giustificazioni razionali quanto il fumo.
Forse i tatuaggi. Dovrebbero vietare i tatuaggi sulle persone belle. Però arrapano. Conflittualità interiore insanabile.
Arrapano perché conferiscono alla donna una certa aria da porca.
Il vecchio sogno maschilista della donna che si mostra virtuosa e poi a letto si trasforma in un'Erinni furiosa mi ripugna. Alla tenera che si rivela maiala, ho sempre preferito la maiala che sa essere tenera.
Il sogno erotico definitivo: una commessa tatuata.
Ogni uomo ha la propria commessa del cuore.
Le commesse sono passanti brassensiano-deandreiane che puoi ritrovare ogni giorno, ma che sfuggono senza passare. Come la approcci una cassiera? "Nessuna pronuncia il prezzo del detersivo come te"?
Non solo bisogna vivere ed invecchiare, ma persino farlo senza scoparsi la cassiera dell'Eurospin.
E poi, quando saremo vecchi noi, cosa diremo? "Eh, oggigiorno i software non sono più quelli di una volta. Ai miei tempi bisognava fare un clic per aprire una pagina web".
Nella vita ci sono solo due cose che abbia senso fare: un cazzo ed il porno.
Il resto, è tempo sottratto ai video poker.
Il tutto per dire che ho formulato

la frase scacciadonne perfetta:

"Andrei a puttane, se me lo potessi permettere economicamente".


Le seguenti donne sono fregne sottovalutate:

1) Nicoletta Romanoff;

2) quella del video de La guerra è finita dei Baustelle (i quali, di contro, sono sopravvalutati);

3) una che ho visto nel porno Orgasmus n° 1, tale Mathilda;

4) la ballerina tatuata del video di Tranne te di Fabri Fibra.

Ah, e Sarah Felberbaum. Sotto al grasso si nascondeva una fica.


Ho avuto delle fidanzate.
Qualcuna si è pentita di essersi messa con me. Nessuna si è mai pentita di avermi lasciato.


 

 

 

Sopra, uno a cui direi che Sergio Marchionne ha toccato il culo alla sua ragazza.
Per poi aggiungere: "Ma lo sai che tutti quelli che hanno trombato, trombano e tromberanno con la mia ex pensano che tu sia un negro di merda? Me lo hanno confidato ad uno da uno".

 

 

 
18 Febbraio 2011

Preghiere per tutte le occasioni


Anni fa, sul volo Roma-Lisbona, incappai in uno sciame di anziani che stavano andando in pellegrinaggio a Fatima. La vecchina seduta accanto a me estrasse un libretto formato breviario, qualcosa come Preghiere per il viaggio. Sbirciando accuratamente man mano che sfogliava le pagine, imparai che esisteva una preghiera per ogni mezzo di trasporto: richieste di protezione specifica in caso di spostamento in treno, autobus, automobile, etc.. La signora arrivò dunque a quella relativa all'aeroplano e cominciò a leggere: "Oh Signore, proteggimi su questo ritrovato della tecnica che vola nel cielo...". La scoperta delle preghiere da viaggio - spazzolini e salviettine dello spirito - associate ai vari mezzi di locomozione, fu per me una rivelazione, nel senso più mistico del termine.
Mi dissi: "Perché allora non redigere orazioni per qualsiasi evenienza?". Decisi allora di dare il mio contributo per assistere i fedeli nei problemi di tutti i giorni.




Prima Sezione

Orazioni del quotidiano




Invocazione alla Madonna del Risotto*

Salve, Regina dei fornelli,
protettrice del Sacro Focolare.
A te ricorriamo gementi e piangenti
in questa valle di lacrime di Morro d'Alba.
Orsù dunque, capocuoca nostra,
mentre mi accingo a glorificare in nome Tuo
questi nobili chicchi frutto della terra
con lo zafferano e codesti fiori plebei
che portano il nome al diminutivo
di chi precipitò in massa da una rupe
per voler del Figlio Tuo,
benedici la mia mano
e rendila ferma nella sapienza del Quanto Basta.
Salvami dalla tracotanza
che potrebbe impossessarsi di me al momento di aggiungere del pepe,
onde non guastare un santo momento di convivialità
con successivi arrossamenti peccaminosi
e chiedi al Padre Nostro
di contenere gli aumenti del nostro pane quotidiano.

*da un'idea di Pietro Romeo


Cristo Autoricambi

Cristo Santo,
figlio di David,
Salvatore di tutte le genti,
Redentore sempre di tutte le genti,
guidami al ritrovamento
di uno specchietto sinistro
della Ford Fiesta del '95.
Conducimi presso i migliori sfasciacarrozze,
poiché i pezzi originali
hanno prezzi da pubblicani
che servono Mammona;
illumina la mia mente ed il mio cuore,
concedimi di evitare le sòle,
non indurmi in tentazione
come quella volta in cui feci mettere l'alettone sulla Panda
e la Domenica delle Palme
planai su un ulivo alla prima curva.
Perdona il peccatore che mi ha tamponato
mentre ero in sosta con le quattro frecce
al parcheggio dell'Auchan,
benché sia scappato
senza ch'io riuscissi a prenderne la targa.


Adorazione del Santo Spirito

Oh Santo Spirito,
nonostante la Bestia
ti opponga il Cif e l'Amuchina,
resti sempre tu il migliore smacchiatore disinfettante
per i sepolcri imbiancati.




Seconda Sezione

Conciliare la fede con il progresso tecnologico, tra tradizione ed innovazione




Christ+Alt+Canc

Oh Gesù,
rimuovi il virus dal mio computer.
Intervieni laddove il Norton ha fallito,
libera l'hard disk da tutti i mali,
proteggi il browser
e velocizza la mia navigazione.
Lasciami scaricare il Tuo infinito amore
e riavvia la mia anima impallata,
cosicché io possa farti dono
dei proventi di Poker Stars.


Atto di forza

Mio dio,
infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa,
quando l'uomo
per Te
avrà conquistato Marte
ed io mi imbarcherò in uno dei primi viaggi spaziali,
propongo col Tuo santo aiuto
di custodire il reattore dell'ossigeno,
al fine di non esplodere
come rischiò Arnold Schwarzenegger.


Jesus vs Predator

Credo in un solo Dio,
Padre onnipotente,
creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili ed invisibili,
perlomeno in questa dimensione,
perché, grazie all'acceleratore di particelle,
ne abbiamo scoperte delle altre.
Credo nella fusione a freddo
grazie a cui Ti offriremo le ceneri
della grande meretrice Babilonia,
in qualsiasi galassia si trovi.
Ma soprattutto
credo nel Figlio Tuo Gesù
che si alzerà dalla destra del Padre
per allontanare gli alieni farisei
che ci stanno facendo il culo.




Terza Sezione

Cortocircuiti valoriali




Cortocircuito Primo

Oh Signore, ti prego,
aiutami a bestemmiare.


Cortocircuito Secondo

Santa Vergine Maria,
Tu più pura tra tutte le creature,
sostienimi al momento della fellatio
e fa' ch'io non sia precoce.
Fa' che il preservativo non si rompa,
specie durante il coito anale,
e, qualora la donna conosciuta appena
rimanesse incinta,
aiutami a trovare la pillola del giorno dopo,
allontana da me i medici obiettori
e permettimi di ottenere all'occorrenza
anche la RU486.
Se invece farò sesso con un altro uomo,
sorreggici quando adotteremo un figlio
generato in provetta
e partorito da una lesbica
che ci avrà messo a disposizione
il suo utero in affitto.


Cortocircuito Terzo, o Metacortocircuito

Oh Signore,
intercedi presso tutti gli altri dei
affinché io diventi ateo.




Appendice

Pregare pregando




A Santa Lucia

Celeste Martire,
noi non vedenti ci rivolgiamo a te con fiducia
e ti chiediamo: ma come protettrice dei ciechi
non sarebbe più opportuno avere
qualcuna che abbia ancora gli occhi funzionanti?


Angelo Di Dio

Angelo Di Dio,
che sei il mio custode,
illumina, custodisci, reggi e governa me,
che ti fui affidato
dai servizi sociali.


Preghiera delle preghiere

Mio Dio,
nella tua infinita misericordia,
continua a farmi ignorare il significato di alleluia,
conserva la superfluità dell'amen
e fa' che ogni volta che dico osanna
la smetta di rispondere
il sardo che mi abita a fianco.





Il presente strumento per esercizi spirituali sarà distribuito in occasione della prossima Via Crucis ad ostacoli con tre imperdibili allegati in omaggio:

- la guida all'esorcismo per cacciare Baal del Quaquà, demone danzante, dai paperi posseduti.

- Hit Mania Church Estate 2011 - Rosario Edition. Contiene Quarto Mistero Gaudioso Remix di Dj Loyola.

- Liturgie per il tempo libero. Tutto sul cattolicesimo hobbistico, dalla Beach Messa ai sacramenti fai-da-te.

 
15 Febbraio 2011

"Sonetti del barbiere libertario" 6


Matrimonio è mercimonio



Ma sae la peggio zoccola chi è?
Quella che dice: "Prima de scopà
devo capì si proprio tiene a me,
si no nemmanco je la fo annusà",

perché vor dì che lee nun scopa aggratis
e certo manco al fin del piacer suo,
ma pe' vergà a la sera con un lapis:
"L'ammonto dell'affetto è cento e duo".

Tu che fai la daziosa proteggendo
la fica e di lei intendi in senso a "dare",
controlli contraccambio e quotazione

e in Borsa di Passione dici: "Vendo".
Per te li sentimenti son danare
e più che gode voj retribuzione.

Tu spregi le battone,
ma, lungi di ch'il fa pe' pane e paja,
ben peggio tu de core se' merciaja.

 
14 Febbraio 2011

L'equivoco quando si parla di mercificazione dei corpi

 

Il problema non è la valletta nuda. Il problema è il presentatore vestito.

L'umiliazione non è la nudità: l'umiliazione è giacca e cravatta.




Esempi di schiavitù contemporanea
Sopra, chiari esempi di palese dignità di persone evidentemente libere.

 

Donne, non fate le escort. Non è dignitoso. Fate le stagiste fotocopiatrici all’Unità per Concita De Gregorio 10 ore al giorno 5 giorni a settimana per 400 euro al mese. Quello sì che lo è.

La libertà è nell’alternativa.

Se non puoi scegliere, sei suddito e servo.

Dignità è libertà. Lavoro è schiavitù. Schiavitù non è libertà. Lavoro non è dignità.

Io allo Slave Pride non ci sono andato.

 

 
10 Febbraio 2011

Morire come si deve, o dell'adeguatezza


Il mio yorkshire morì scoreggiando.
Stava camminando in corridoio quando tutto ad un tratto si fermò, emise il peto più fragoroso e puzzolente mai concepito, si irrigidì e cadde su un fianco come se fosse imbalsamato, come nei cartoni animati. Si scoreggiò letteralmente via l'anima.
La prima cosa che mi venne in mente fu: "Ma che morte è? Ma vuoi morire bene? Hai condotto una vita inutile, riscattala almeno con una morte decorosa".
Il precedente almeno era morto azzannato da un pastore maremmano mentre era al guinzaglio con mia nonna (ed anche questo cagnone, voglio dire: aggressivo aggressivo, duro duro, e poi mirava in basso pure lui. Hai davanti uno yorkshire e mia nonna e sbrani lo yorhshire? Un po' d'ambizione, in nome del cielo!).
La sorpresa sopravanzava il dispiacere. Che pure c'era, e tanto.
Eravamo molto legati. A forza di stare con me, era diventato come me: passava le giornate spaparanzato sul divano a non fare una cazzo. Gli mettevo una mano sulla schiena mentre leggevo o guardavo un film ed era contento così. Ed io pure. Quando lo portavo a spasso, appena varcato il portone pisciava, cacava, e cominciava a grattare l'uscio per rientrare, smanioso di tornare sul divano.
Quanto mi manchi, Pongo, cane pragmatico, essenziale, cane benthamiano.
Sarà stato che era grasso. Parecchio grasso. Colpa di mia nonna. Diceva sempre: "Al cane bisogna dare gli avanzi". Mi sta anche bene, ma non tutti quelli del pranzo e della cena di una famiglia di sette persone.
Ebbene, con quella flatulente e goffa dipartita, Pongo divenne il mio eroe.
C'è chi ha come eroe Che Guevara, chi Marlon Brando, chi Gandhi, chi Jim Morrison. Io ho il mio defunto yorkshire.
Sì, perché ha fatto una morte senza gloria, poco dignitosa, contravvenendo ad ogni dettame di buona creanza agonica e mortuaria. In una parola: inadeguata.
"Ci vuole il vestito adeguato per ogni occasione", "bisogna adeguarsi", "questo non è adeguato", "adeguati".
Adeguatezza, adeguatezza, adeguatezza.
Non solo ci ammorbano con codicicanonischemicostumiregolenormecategorie a cui dovremmo adeguarci per vivere, ma pretendono anche di dirci come morire.
Essi, la grande, temibile, incoscienza collettiva.
Persino i nomi devono essere adeguati alla toponomastica.
Mettiamo che lo yeti esistesse davvero. Sarebbe un bel guaio se, invece che sull'Himalaya, venisse avvistato realmente a Rieti. Chi prenderebbe sul serio la segnalazione: "Yeti a Rieti!"?
Non mi piace chi si adegua. Perché, se ti adatti a questo mondo, se impari a farti star bene questo stato di cose, devi essere davvero un imbecille.
Ed io voglio allora celebrare i disadattati, ultima speranza del piatto grigiore umano, magnificare il disadattamento e tutto ciò che è inadatto, tessere l'encomio dell'inadeguatezza!
Poiché, se non ci è data possibilità di salvezza, lasciateci almeno il trastullo.
Ma che cos'è quest'inadeguatezza?
Entrare in sala in un cinema porno a film già iniziato e chiedere ad un altro spettatore: "Hanno già sborrato?".
Oh, questo sì, sarebbe assolutamente inadeguato.
E che tragedia sarebbe morire investiti da un'automobile mentre si sta facendo l'imitazione di Mauro Repetto. Ve li immaginate poi i vostri cari in lacrime al funerale? "Sniff sniff...Stava eseguendo i passi di Nord sud ovest est quando è spuntato quel camion e...e...Sigh! Sob! Buaaah!".
Vero è che c'è anche un'inadeguatezza inadeguata.
Come ad esempio i cinema in cui si vede scritto Multisala e sotto, in piccolo, Due sale. Ma allora perché non Bisala? Attendo con impazienza l'inaugurazione del primo multisala ad una sala sola.
O ancora.
Come si concilia un pompino con un pigiama di flanella? Com'è prendere un cazzo in bocca dopo aver calato un paio di pantaloni di un pigiama verde acqua? Uno guarda la scena e vede: cazzo, bocca, flanella; flanella, bocca, cazzo; bocca, flanella, cazzo. C'è qualcosa che stona. Dunque, il cazzo no. La bocca non mi sembra. Cosa sarà? Vuoi vedere che è la flanella?
Ai miei nipoti racconterò che una volta mi capitò di leccarla mentre avevo davanti un poster di Winnie the Pooh. Avessi saputo, mi sarei adeguato portando i preservativi con la faccia di Pluto. Non mi sarebbero invero neppure serviti, ché la ragazza era vergine e tale aveva intenzione di rimanere. Chissà, magari da qualche parte c'è qualche paraplegico che sta bene così.
Per me, se non sei un incrocio tra una pornoattrice ninfomane ed una zoccola indiavolata, non esisti. Ed infatti io considero di aver leccato il Nulla. Chissà quanti asceti brahmanici misticamente lussuriosi mi invidierebbero.
Secondo me, di cortocircuiti tra valori religiosi è pieno il mondo. C'è di sicuro gente così tanto credente, così tanto fedele, così tanto praticante, così tanto osservante, che si fa le pippe pensando alla Madonna.
Allo stesso modo, la cultura religiosa è più pervasiva di quanto si immagini. Molti hanno inconsapevolmente assorbito retaggi cattolici e si comportano da cattolici senza rendersene conto. Ad esempio, il papa vince ogni volta che una ragazza non te la dà.
Chi mi fa sentire davvero inadeguato è la ragazza bella in modo immorale che incrocio ogni giorno quando esco da lavoro (a parte la mia ex. Ma verso di lei non si tratta tanto di sensazione di inadeguatezza, quanto piuttosto invidia per la condizione privilegiata delle zanzare spiaccicate).
Per lei, tra me e la ringhiera non c'è alcuna differenza. Ai suoi occhi sono come un arredo urbano (quando mi va bene. Il più delle volte, un'ombra informe od un lampo di vuoto spaziotemporale).
Ogni fica ha nella vita almeno un uomo improponibile, uno per cui amici, conoscenti, famigliari, passanti, si chiedono: "Ma come fa una così a stare con quello?!". Alla fica serve almeno un esemplare di tale specie nel curriculum ficae per alimentare la propria autostima nel momento in cui racconterà alle amiche che persona magnifica era lei e quanto inadeguato fosse invece lui e quanto splendida è stata nell'accogliere un simile derelitto elargendo beneficenza vulvatica e che in fondo è un po' pazza ommioddio ma sai io mi fiondo nelle storie così senza pensare iocomeamelie sciarbodler vogliounavitaspericolata con un impiegato trenoamatore che di notte si trasforma in un appassionato di tuning e comunque ho intenzione di metter su famiglia ed essere ingravidata un giorno.
Perché dunque non potrei essere io il suo uomo improponibile?
Inadeguatezza anche per l'improponibilità: inadeguatezza al quadrato.
Ma la sublime inadeguatezza non conosce limiti.
Chissà se qualcuno ha mai riflettuto sul fatto che è uno smacco senza pari essere un grande talento in un settore che non ti torna utile per rimorchiare.
Se sei un grande pianista, un grande sportivo, un grande archeologo, un grande uomo d'affari, puoi fartici bello con le donne. Ma come deve sentirsi il massimo esperto mondiale di foratini? Magari è la massima autorità del settore, ha un successo internazionale, richiestissimo come consulente dalle principali imprese edili, ma nelle relazioni con l'altro sesso non te ne fai nulla. Cosa racconta ad una ragazza alla prima uscita? "Sai, ieri nessuno riusciva a risolvere un problema con l'impasto di alcuni mattoni destinati a muretti municipali per la frazione di Zepponami, così hanno chiamato me ed ho sistemato tutto.".
L'imperativo dell'adeguatezza crea anche diversi equivoci.
Se parlo con toni e termini rozzi di argomenti però coltissimi, con che coraggio mi si può dare dell'ignorante?
Mettiamo che io dica: "Dio impestato, Dvorak spacca 'l culo. So' ito a sentillo, me prudea la fava da quanto adera intenso il primo violinista sul settimo passaggio del terzo movimento, madonna sbudellata. Nun me sentio a tosì a cazzo dritto da le tempe che scriveo quer trattato sur trimetro giambico scazonte".
E provate a darmi dell'ignorantone se dico: "Dio scannato, quer cazzo de Dino Campana adè popo forte a usà l'anadiplosi a gradazione".
Il vero ribelle non è il bello e dannato che va nella giungla a combattere per la libertà. Il vero ribelle è quello che si presenta al primo appuntamento con la tuta del mercato.
Certo, bisogna essere pronti a morire per un nobile ideale.
Se proprio mi si chiede di morire come si deve, voglio fare una morte gloriosa. Voglio morire mentre vengo in faccia a Stoya gridando: "Libertà!". Sognando un mondo in cui si possa schizzare in viso alle passanti in strada. Ed io non chiedo mai ciò che non posso offrire. Ch'io sia dunque squirtato a sangue! Siano le mie carni straziate da vortici di umori vaginali! Venga io travolto da tsunami di liquidi femminili! E sulla mia tomba sia scritto: "Per la passera visse, alla passera aspirò, per la passera spirò".
"La vita non è come nei film porno", si dice. Beh, rendiamocela! Non so, a chi dispiacerebbe entrare al supermercato e farsi la cassiera bona così, per simpatia? "Sono quattordici euro e quarantanove" "Guardo se ce li ho spicci. No, mi spiace, purtroppo non ce li ho" "Ed io non ho il resto. Però ho questa" Spalanca le gambe "Pompa?" "Sì, una, grazie".
Oppure chiamare l'idraulico per farlo intervenire sulle tube di Falloppio?
Che poi non ho mai capito questi favoritismi verso gli idraulici. Fossi un elettricista, mi incazzerei a morte per la discriminazione.
Poco fa, tornando a piedi dal supermercato, pensavo che, da ottobre ad oggi, dodici donne (12. DODICI) hanno mostrato interesse nei miei confronti, detto di uscire e poi mi hanno dato buca/cambiato idea/smesso di considerare/incontrato nel mentre l'uomo dei sogni che non corrispondeva alla mia identità per i motivi e nelle modalità più spettacolari. Il che fa di me, se non la vittima di un complotto persecutorio a scopo di raggiro, quantomeno un rispettabile recordman. E queste cose vanno dichiarate con e per onestà intellettuale. Non è che uno, finché va tutto bene e colleziona peli pubici sul cuscino su peli pubici sul cuscino, vanta i suoi successi con gli amici e poi, quando viene risucchiato in una spirale di due di picche o sconfitte similari, occulta tutto per salvare le apparenze. Eh no! Che si abbia il coraggio di confessare le umiliazioni patite! Integralismo della sincerità, sempre, ad ogni costo. L'essere presi per il culo è il fio che si paga alla disfatta. Ed è la sorridente tenzone con l'onta che misura la nobiltà. Tanto ti puoi sempre rifare con uno più debole.
Ecco, dicevo, mentre passeggiavo con una confezione di cornetti Misura Privolat alla marmellata d'albicocca in una mano, quelli senza latte e senza uova, cento per cento vegetali, ed il ricambio del Mocio Vileda nell'altra, passando in rassegna la sterminata teoria dei miei fallimenti in ogni campo, la laurea ancora non conseguita nonostante gli esami terminati perfettamente in tempo anni fa con la portentosa media del 29.9, il degradante posto di schiavitù da precario sottopagato che mi permette di essere ufficialmente povero e per il quale devo svegliarmi alle cinque di mattina, l'amore della vita che mi sono lasciato sfuggire tra le dita come un coglione, la novella difficoltà nel far accogliere il mio membro nell'apposito spazio altrui, i progetti ignorati dalle case di produzione, i manoscritti rifiutati, l'esistenza del chinotto Guizza, mentre camminavo pensando a tutto questo, consapevole che nella vita ho fallito il fallibile, pervaso ciononostante da una vaga gioiosa fierezza per aver trovato i cornetti Misura, benché all'albicocca e non già al cioccolato, giacché nessuno immagina quanto deve patire un vegetaliano per poter mangiare un dannato stronzissimo delizioso cornetto, solo un altro vegano può comprendere, ebbene in quel momento ho capito: questa è vera, incomparabile, squisita inadeguatezza.
Non la cambierei con i successi di nessun altro. Eccetto con quelli di un attore porno qualsiasi.
A me non serve molto per vivere felice. Non mi interessano i soldi, non mi interessa il successo, non mi interessa la fama. Mi basta la fregna.
Ci vuole stoffa per essere un perdente d'ingegno. Mica tutti sono capaci di perdere con stile.
Per quanto mi riguarda, voglio morire in pantofole. Mi piace morire comodo.

 
04 Febbraio 2011

Poche cose mi appassionano meno dell'informazione


Si contende il primato con i motori, i giochi di carte e l'esistenza



Buonasera. Ma, secondo Sant'Agostino, il tempo, privo di una sua vera e propria consistenza, non è che il modo in cui l'eternità si rende riconoscibile all'uomo, e dunque una sorta di "contenitore" convenzionale od unità di misura della vita nell'imperituro atemporale. Quindi buongiorno.
Ma passiamo alle notizie di oggi. O meglio, di un singulto a caso nell'eterno essere.



- Ragazza violentata su Facebook.


- Mondo arabo: finalmente sarà permesso anche alle donne avvocato l'esercizio nelle aule dei tribunali sauditi. Davvero una buona notizia: dev'essere una bella soddisfazione poter lapidare un avvocato.


- Il Governo dichiara: "Il nucleare darà notevoli benefici anche al mondo del lavoro". E' vero: operai con tre braccia possono fare molto comodo.


- Seconda virtù cardinale. Mandato di apparizione spiccato nei confronti di Maria Vergine.


- Ricerca medica sfata storico tabù. Mangiare durante il travaglio? Ora si può. E nessuno ti vieta neppure di ballare il twist in agonia.


- Uno studio durato anni condotto da un'equipe di alcuni tra i più eminenti scienziati provenienti da ogni parte del mondo, composta da psicologi, neurologi e sociologi, ha rivelato: "L'uomo ideale delle donne? Alto, bello, ricco". Calano dunque le quotazioni dei focomelici squattrinati.


- Stando agli ultimi calcoli dei maggiori laboratori di astrofisica del pianeta, il sole starebbe per spegnersi. E' boom di investimenti nel settore dei solarium.


- Scoperta nuova lozione contro la caduta dei capelli. Sembra però alto il rischio che possa far venire il cancro. Ma ecco lo spot:

"In questi tre mesi di vita che mi restano, io piaccio alle donne".

Morite comunque pelati, perché vi ricadono con la chemio.


- Ideato il porno in 3D. E' la trombata.


- In risposta alle accuse di passatismo, la Mattel lancia sul mercato un nuovo modello di Barbie più al passo coi tempi, in linea con i sogni delle ragazze di sfondare nel mondo dello spettacolo: Barbie Turica.


- E' in costante aumento il numero di biondi presenti nel nostro Paese. Sentiamo cosa ne pensano alcuni cittadini che abbiamo intervistato per strada

PRIMO PASSANTE Qua non se ne può più. Li vedi che stanno tutto il giorno lì tra di loro, tutti biondi... Non fanno niente, stanno lì. E' indecente che stiano lì. Ai miei tempi nessuno si permetteva di stare lì. Al massimo potevi stare di qua o di là, ma lì mai. Ormai non ci si capisce più niente.
SECONDO PASSANTE Uno schifo, guardi, uno schifo
TERZO PASSANTE Io qui non lo so dove andremo a finire di questo passo. Ormai in questo quartiere non si incontra più un moro. Ci hanno invaso!
QUARTO PASSANTE Qui i biondi siamo diventati noi!
QUINTO PASSANTE E' una vergogna, una vergogna.
SESTO PASSANTE Se ne stessero a casa loro! O, se vogliono venire qui, si adeguino e diventino mori! Io non vado a fare il moro a casa loro!
SETTIMO PASSANTE Ci mancano solo i rosci e siamo a posto.

Intanto, dopo l'ultimo episodio di tinta, la tensione resta alta.


- L'ultimo congresso dell'Accademia del Mangime ha affrontato una spinosa questione linguistica: se un concetto od un termine volgare viene espresso o servito in una forma raffinata, prevale l'eleganza o la volgarità? Alcuni esempi tra quelli menzionati dagli studiosi:

1) "Tosto che ebbe sborrato"
2) "L'inzeppita le molse la cupidigia d'augello"
3) "Senza verun'esitazione mi gratto adunque i coglioni"

L'interrogativo è rimasto senza veruna cazzo di risposta.


- Ed ora, la rubrica Ve li ricordate? Galleria dei personaggi storici meno noti

Gian Girolamo Laspeziarola
Gian Girolamo Laspeziarola, perito ad un barbecue

Cencio Brache
Cencio Brache, pirata di lago

John Fitzgerald Kennedy
John Fitzgerald Kennedy, imbianchino

Luigia Pallavicini
Luigia Pallavicini, fantina scarsa


- In periodo di crisi economica fioriscono i vademecum per sopravvivere alla recessione. I testi che vi consigliamo oggi sono:

1) Il Medea 2011 - Risparmiare uccidendo i figli, la nuova edizione dell'imperdibile manuale-agenda annuale di infanticidio finanziario.
2) Hai una famiglia da mandare avanti? Bravo coglione.
3) L'evasione tributaria nei paradisi fiscali caraibici: come convincere una dominicana con la quarta che sei il nipote di Gaucci.
4) Suicidio: una soluzione concreta.
5) Ridurre le spese con la bassa statura.
6) La gente ormai fatica ad arrivare alla terza settimana del mese, quindi è bene che usi i soldi destinati al pane per comprare questo libro.
7) E nel numero di questo mese di Benessere e Fitness, lo speciale Povertà: il metodo più rapido per dimagrire.


Vi lascio al rotocalco Luoghi in comune. Vi mostriamo oggi un documento esclusivo: Uno stupratore si racconta. E, sempre nell'ambito della programmazione per la Settimana della Fava Imposta, ricca di iniziative contro la violenza sulle donne (ma a favore della violenza sulle donne bisognose), non perdetevi invece domani sera l'ampio spazio dedicato alla nuova campagna lanciata da Gregoria De Concito, Basta con la violenza sulle donne, o quantomeno non mandateci stupratori che soffrono di eiaculazione precoce.
Arrivederci.
Ah, e sia chiaro: io ho la riga da parte, quindi sono una brava persona.


Uno stupratore si racconta

"Ogni notte a mezzanotte suona la sveglia. Mi alzo brontolando, sognando la pensione. Indosso la divisa ufficiale (la maglietta della nazionale della Romania, per non destare sospetti. Mi chiedono sempre: "E perché non quella dell'Albania, allora?". Beh, perché gli albanesi non stuprano più. Hanno smesso nel '97. Dunque sarebbe anacronistica) e attacco con il turno.
Prima di mezzanotte non è mai stata stuprata nessuna. Nei luoghi con un alto tasso di scippi, mai prima del tramonto.
Prima di stuprare, chiediamo l'età visionando un documento valido. Se la ragazza ha meno di diciotto anni, la stupriamo di sicuro. Se è più grande, le facciamo un buono per quando indosserà la minigonna.
Non violentiamo mai donne della nostra famiglia, ma assaliamo solo le passanti di bell'aspetto.
Insomma, bisogna faticare per portare a casa un tozzo di fica".

 
avanti >

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